Oltre l’opacità dell’irrelazione: costruire connessioni vere e significative

1. In molti ambienti lavorativi, è comune avere una relazione con i colleghi che si basa strettamente su questioni professionali. Due individui potrebbero collaborare fianco a fianco per anni, condividendo solo conversazioni legate a progetti, riunioni e scadenze. Nonostante la frequenza con cui interagiscono, raramente si conoscono a livello personale. La paura di apparire non professionali o di attraversare confini personali impedisce spesso di scavare sotto la superficie. La relazione diventa quindi opaca, poiché ogni individuo vede solo una versione molto limitata dell’altro, ignorando i suoi interessi, le sue paure, i suoi sogni e le sue aspirazioni.

2. Tutti abbiamo quegli “amici” con cui condividiamo solo interazioni superficiali, come commenti su social media o brevi chiacchierate durante eventi sociali. Anche se ci può essere una familiarità e una frequente interazione, la profondità della connessione è spesso assente. Questi amici potrebbero sapere cosa abbiamo fatto il weekend scorso grazie a una storia di Instagram, ma non conoscono le nostre lotte interne, i nostri sogni o le nostre paure. La relazione è basata su una presentazione esteriore e filtrata di noi stessi, piuttosto che su una comprensione genuina e profonda dell’altro.

3. L’amore, nella sua natura essenziale, è una profonda connessione tra due individui. Tuttavia, talvolta, due persone possono trovarsi in una relazione amorosa in cui, nonostante l’apparente intimità, esistono barriere invisibili che impediscono una vera comprensione reciproca. Questo può accadere per vari motivi: paura di mostrare vulnerabilità, traumi passati che ostacolano l’apertura emotiva, o semplicemente il desiderio di mantenere una certa immagine di sé per soddisfare le aspettative dell’altro. In tali relazioni, gli innamorati nascondono parte di sé stessi, creando un’opacità. Gli atti d’amore possono diventare routine, e le conversazioni possono evitare i veri problemi o sentimenti, lasciando entrambi i partner con la sensazione che qualcosa manchi, che ci sia uno spazio inesplorato tra di loro.

Che cosa è l’irrelazione

Nelle dinamiche interpersonali, il concetto di irrelazione non è semplicemente l’assenza di relazione, ma piuttosto una modalità specifica di relazionarsi, caratterizzata dalla distanza, dall’opacità e dall’incomprensione.

Per superare l’irrelazione e l’opacità nelle relazioni affettive e lavorative, immergiamoci in ascolto attivo e comunicazione sincera. Ogni interazione è un’opportunità per scoprire e apprezzare la profondità dell’altro. 🤝❤️ #RelazioniAutentiche

Se esaminiamo l’esperienza dell’essere irrelati attraverso una lente fenomenologica, ci imbattiamo immediatamente in una dualità: la presenza simultanea dell’altro e la sua assenza. Cioè, l’altro è fisicamente o concettualmente presente nella nostra sfera di esperienza, ma è percepito come inaccessibile, estraneo o irraggiungibile.

Consideriamo, ad esempio, i colleghi di lavoro che interagiscono quotidianamente ma rimangono estranei l’uno all’altro. Secondo l’ottica del vissuto, queste persone condividono lo stesso “mondo della vita” (Lebenswelt) in termini di luogo di lavoro e routine, ma vivono in mondi separati in termini di esperienze interne, valori e aspirazioni. Esiste un senso di vicinanza fisica, ma anche una vasta distanza ontologica.

Nel caso degli amici, va detto che essi, pur essendo presenti nel nostro orizzonte esperienziale, sono spesso oggettivati. Ciò significa che sono visti e compresi attraverso una lente di superficialità. Non li vediamo per le loro profonde esperienze interne o i loro stati d’animo, ma piuttosto per i ruoli o le immagini che rappresentano nel contesto della nostra vita quotidiana o virtuale. Questa cecità selettiva, ci porta a dire che la loro alterità è nascosta o velata. Nonostante possiamo sapere dei loro recenti viaggi o delle loro attività quotidiane grazie ai social media, non ci avviciniamo alla loro vera alterità – ai loro desideri, paure, sogni o speranze.

Infine, prendiamo la relazione tra due innamorati in cui esiste un’opacità. Sebbene possano condividere un intenso legame emotivo, c’è un aspetto del loro essere che rimane nascosto o inaccessibile all’altro. Questa disconnessione, nonostante la profondità della loro intimità, è una manifestazione dell’irrelazione. È come se ci fosse una membrana invisibile che, pur permettendo un certo grado di permeabilità, mantiene distinte le loro realtà interne.

Il fenomeno dell’irrelazione rappresenta uno degli aspetti più sfuggenti della condizione umana. Ci interroga su come percepiamo l’altro e come, a volte, malgrado la nostra convinzione di comprenderlo, rimane un mistero per noi. Questo mistero non è dovuto alla mancanza di informazioni o alla mancanza di comunicazione, ma piuttosto alla natura enigmatica dell’essere umano.

Da tempo immemorabile, la figura dell’enigma ha avuto un ruolo centrale nella filosofia, nella letteratura e nell’arte. Gli enigmi sono domande senza risposta, problemi senza soluzione, sfide che resistono alla comprensione. Analogamente, ogni essere umano può essere paragonato a un enigma. Non importa quanto profondamente pensiamo di conoscere una persona, ci sarà sempre una parte di lei che rimane oscura, nascosta, inafferrabile. Questo concetto è particolarmente rilevante quando si considera la natura transitoria e mutevole dell’identità umana. Siamo esseri in costante evoluzione, formati da una miriade di esperienze, ricordi, desideri e paure. Ogni decisione che prendiamo, ogni incontro che facciamo, ogni sogno che coltiviamo aggiunge un altro strato alla nostra complessità. In questo contesto, come possiamo mai sperare di comprendere pienamente un altro essere umano, quando a volte lottiamo per comprendere noi stessi?

La relazione con l’altro, quindi, diventa un viaggio verso l’ignoto. Ogni relazione è un tentativo di decifrare un enigma, di penetrare il mistero dell’altro. E mentre ci avviciniamo all’altro, ci rendiamo conto che il vero viaggio è dentro di noi. La sfida dell’irrelazione ci porta a riflettere non solo sull’altro, ma anche su noi stessi, sul nostro modo di vedere il mondo, sulle nostre aspettative e sulle nostre paure.

Relazionarsi con gli altri è un viaggio nell’ignoto, un tentativo continuo di decifrare l’enigma dell’altro. Ma, avvicinandoci, scopriamo che il vero viaggio è interiore, spingendoci a riflettere su noi stessi, le nostre visioni, aspettative e paure

Eppure, in questo panorama di incertezza e mistero, c’è anche una bellezza ineffabile. La realizzazione che l’altro è un enigma ci ricorda l’unicità e l’irripetibilità di ogni individuo. In un mondo in cui siamo spesso ridotti a categorie, etichette e generalizzazioni, la figura dell’enigma ci riporta all’individualità, alla specificità, all’unicità di ogni persona. E mentre potremmo non essere mai in grado di comprendere pienamente l’altro, possiamo apprezzare la profondità e la complessità della sua esistenza.

La connessione tra essere umano ed enigma, quindi, non è tanto una barriera alla comprensione quanto un invito alla riflessione. Ci invita a considerare l’altro non come un oggetto da decifrare, ma come un mistero da rispettare. Ci spinge a guardare oltre le superfici, oltre le apparenze, a cercare la profondità e la complessità nascosta in ogni individuo.

Il fenomeno, dunque, dell’irrelazione ci sfida a riflettere sulle limitazioni della nostra comprensione e sulla natura enigmatica dell’essere umano. Ma ci offre anche una prospettiva più ampia, una visione che celebra la diversità, la complessità e la profondità di ogni individuo. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, dove le differenze vengono spesso sminuite o ignorate, la figura dell’enigma ci offre una lente attraverso la quale possiamo vedere la bellezza e la ricchezza della condizione umana.

In conclusione, l’irrelazione potrebbe essere vista non solo come un fallimento nella comunicazione o nella comprensione, ma anche come una testimonianza del mistero intrinseco dell’essere umano. Afferma l’unicità irriducibile di ogni individuo e ci sfida a un continuo impegno di ascolto, apertura e accettazione nella nostra incessante ricerca di connessione. La consapevolezza dell’irrelazione può, paradossalmente, essere il punto di partenza per una relazione più profonda e autentica.

In che modo possiamo trarre beneficio da queste indicazioni?

Nel lavoro:

Promuovere Interazioni Personali. oltre il puro ambito professionale. Creare momenti informali può essere un metodo efficace per rafforzare i legami tra i collaboratori. In queste occasioni, ogni membro ha la possibilità di esprimersi liberamente, condividendo aspetti personali della propria vita, hobby, interessi o esperienze che poco hanno a che fare con il lavoro ma che sono fondamentali per comprendersi a vicenda. Questo può avvenire attraverso eventi organizzati dall’azienda, come team building, giornate ricreative, cene aziendali o pause caffè strutturate, dove l’ambiente informale facilita la condivisione e l’interazione su temi extra-lavorativi. Promuovere un clima di apertura e inclusività può aiutare i membri del team a sentirsi più a loro agio nel condividere, migliorando così la dinamica di gruppo e creando un ambiente lavorativo più piacevole e supportivo.

Creare Spazi di Ascolto. Ascoltare attivamente i collaboratori è una pratica cruciale per un management efficace. Durante le riunioni, è consigliabile dedicare del tempo non solo alla discussione di questioni strettamente lavorative, ma anche all’ascolto delle esperienze, dei pensieri e delle opinioni personali di ciascun membro del team. Questo può essere attuato attraverso sessioni regolari di feedback, dove ogni individuo può esprimere le proprie considerazioni e sentimenti in un contesto protetto e rispettoso. Creare uno spazio dove la comunicazione è bidirezionale e il feedback è valorizzato promuove un senso di appartenenza e rispetto reciproco. Questi momenti dedicati all’ascolto attivo devono essere strutturati in modo tale da incoraggiare la partecipazione di tutti, fornendo un ambiente sicuro e di supporto in cui i dipendenti si sentano valorizzati e compresi. Questa pratica non solo migliora il morale e l’impegno del team, ma favorisce anche lo scambio di idee e la collaborazione, elementi chiave per un’atmosfera lavorativa positiva e produttiva.

Nell’ambito lavorativo, rafforzare i legami è fondamentale! Promuovi interazioni personali oltre il lavoro: momenti informali, eventi aziendali e pause condivise aiutano a creare un clima aperto e inclusivo. 🗣️ Dedicare tempo all’ascolto attivo in riunioni valorizza ogni voce, migliora il morale e promuove collaborazione e rispetto reciproco! #TeamBuilding #AscoltoAttivo #LavoroPositivo

Nelle Amicizie:

La profondità delle relazioni. È fondamentale riconoscere l’importanza di coltivare relazioni autentiche e significative nella vita. Una delle vie per raggiungere tale profondità è prendersi il tempo necessario per conoscere veramente gli amici. In un’era dominata dai social media, dove le interazioni tendono ad essere superficiali e rapide, è cruciale andare oltre. Ciò significa impegnarsi attivamente per organizzare incontri faccia a faccia, chiamate o videochiamate, creando spazi sicuri e confortevoli dove sia possibile condividere esperienze profonde, sentimenti veri e pensieri intimi. Questi momenti di condivisione sincera e aperta permettono di esplorare le diverse sfaccettature dell’identità di ciascuno, costruendo un legame solido e duraturo, fondato su comprensione e empatia reciproca.

Valorizzare la Qualità. Inoltre, è vitale riconsiderare e rivalutare la natura delle proprie relazioni sociali. La società contemporanea spesso incoraggia a collezionare “amici”, ma è essenziale interrogarsi sulla qualità e sulla profondità di tali legami. Pertanto, è saggio ridurre la quantità di relazioni superficiali o di convenienza che non apportano valore significativo alla propria vita. Invece, si dovrebbe investire tempo, energia ed emozioni in amicizie che sono autenticamente arricchenti e reciprocamente supportative. Questo processo di selezione consapevole aiuta a focalizzarsi su relazioni che offrono una connessione sincera, profonda e significativa, favorendo uno scambio autentico e la crescita personale di entrambi i partecipanti. In questo modo, si contribuisce a creare una rete sociale solida e resiliente, capace di offrire supporto e comprensione nei momenti di bisogno, e con cui condividere gioie e successi.

In un mondo dove i social spesso superficializzano i legami, prenditi il tempo per conoscere davvero gli amici: incontri reali, chiamate, condivisione di esperienze e sentimenti sinceri. 📞💬 Riduci i legami superficiali e investi in amicizie che arricchiscono, supportano e cresciano reciprocamente.

Nelle Relazioni Amorose:

Praticare la Comunicazione Aperta. In una relazione amorosa, la comunicazione aperta e sincera è il pilastro su cui costruire un legame solido e duraturo. È fondamentale creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui entrambi i partner possano sentirsi liberi di esprimere apertamente sentimenti, paure, sogni e aspirazioni. Questo implica un dialogo costante, che va ben oltre la semplice condivisione degli eventi quotidiani, e che si addentra nei recessi più intimi dell’animo di ciascuno. La vulnerabilità, in questo contesto, non viene vista come un segno di debolezza, ma come un indicatore di forza e di fiducia reciproca. Valorizzare e accettare la vulnerabilità dell’altro significa costruire una fondamenta di empatia e comprensione che può sostenere la coppia nei momenti di gioia così come in quelli di difficoltà.

Investire in Tempo di Qualità. Il tempo di qualità è un investimento indispensabile per nutrire e fortificare la relazione di coppia. Non si tratta semplicemente di trascorrere del tempo insieme, ma di dedicare momenti specifici per esplorare e comprendere i mondi interiori di ciascuno. Questo può avvenire attraverso attività condivise che favoriscono il dialogo e la riflessione, come passeggiate nella natura, cene intime, viaggi o semplici serate tranquille trascorse insieme senza distrazioni. Durante questi momenti privilegiati, è importante focalizzarsi pienamente sul partner, ascoltando attentamente, osservando, imparando e, soprattutto, condividendo. Questo tipo di interazione consente non solo di conoscere profondamente l’altro, ma anche di comprendere se stessi attraverso gli occhi del partner, approfondendo la connessione e rafforzando il legame affettivo e spirituale che unisce la coppia.

Nelle relazioni amorose, la comunicazione aperta è fondamentale! Creiamo spazi sicuri di dialogo sincero e profondo, in cui sia possibile esprimere sentimenti, paure e sogni senza giudizi. 🌈 Valorizziamo la vulnerabilità reciproca come segno di forza e fiducia. Investiamo in momenti di qualità per esplorare i mondi interiori di ciascuno, rafforzando il legame affettivo e spirituale.

In definitiva, illuminare e affrontare consapevolmente il fenomeno dell’irrelazione si rivela un passo fondamentale e iniziale verso la creazione di legami più autentici e significativi in tutti i campi della nostra vita, sia esso lavorativo, amicale o sentimentale. L’adozione di queste strategie pratiche e concrete rappresenta un insieme di passi misurati e ragionati che ognuno di noi ha il potere e la capacità di intraprendere. Questo percorso consapevole ci consente non solo di navigare con maggiore sicurezza e maestria attraverso l’intricato labirinto delle dinamiche relazionali umane, ma anche di celebrare, riconoscere e valorizzare in maniera profonda e autentica la ricchezza, la diversità e la complessità insite in ogni individuo con cui entriamo in contatto e interazione.

Tempi veloci, decisioni oculate: perché la pazienza è la nuova valuta del mondo professionale

Elogio della impazienza?

Nel mondo moderno, dove la pazienza è esaltata come virtù, vediamo l’impazienza non come debolezza, ma come forza che ha plasmato la storia e spinto l’umanità avanti. È l’ardore interiore di chi non si ferma, desiderando di più, subito. Ha alimentato rivoluzioni, innovazioni e il nostro impulso a progredire. Laddove la pazienza invita all’attesa, l’impazienza incita all’azione e sfida lo status quo, portando a scoperte e creazioni rivoluzionarie. Sebbene possa portare a decisioni precipitose, l’impazienza ci ricorda il valore del tempo, spingendo imprenditori ed attivisti verso mete più elevate. Elogiamo l’impazienza come simbolo di crescita, evoluzione e il desiderio inesauribile di superare le aspettative.

Quanti di noi sarebbero d’accordo con questo elogio?

Il fatto è che quando pensiamo alle dinamiche relazionali che si svolgono nei luoghi di lavoro, l’impazienza può essere un fattore che crea fratture. Occorre, dunque, che essa sia seriamente considerata. I seguenti tre esempi chiariranno proprio l’impatto della pazienza sul luogo di lavoro:

1. Durante una videoconferenza, un manager interrompe ripetutamente un collega junior che sta cercando di proporre una nuova idea. Il giovane dipendente, sentendosi non ascoltato, rinuncia a condividere un potenziale miglioramento per il progetto.

2. In un team multiculturale, alcuni membri non riescono a comprendere le sottigliezze culturali delle comunicazioni degli altri. Questo porta a malintesi che generano ritardi nei progetti e tensioni all’interno del gruppo.

3. Un cliente invia una serie di e-mail dettagliate con feedback su un prodotto. Il team di sviluppo, sentendosi sotto pressione per le scadenze imminenti, ignora le comunicazioni e rilascia una versione non ottimizzata del prodotto, causando insoddisfazione nel cliente e perdite di vendita.

Introduzione: la pazienza ed il lavoro

L’ambiente lavorativo contemporaneo ha subito una trasformazione senza precedenti nel corso degli ultimi decenni. L’era digitale, insieme alle crescenti aspettative del mercato e alle esigenze dei consumatori, ha contribuito a creare un contesto professionale in cui la rapidità, l’efficienza e la competizione sono diventate componenti essenziali per il successo. Queste dinamiche, se da un lato possono spingere le aziende a eccellere e ad adattarsi in modo agile alle mutevoli circostanze, dall’altro possono mettere a dura prova la capacità degli individui di mantenere un’efficace comunicazione e di agire con una sincera integrità.

La comunicazione, in particolare, è diventata sempre più complessa. Con la proliferazione di piattaforme digitali e la velocità con cui le informazioni possono essere scambiate, la pressione su singoli lavoratori e team di mantenere la chiarezza, la coerenza e l’accuratezza è diventata immensa. A ciò si aggiunge la sfida di navigare attraverso la vasta gamma di personalità, background culturali e stili di comunicazione presenti in una tipica organizzazione moderna, e si può capire come la semplice arte di “parlare” e “ascoltare” possa diventare un compito arduo.

In questo scenario frenetico e spesso stressante, la pazienza si rivela non solo come una preziosa abilità, ma quasi come una necessità vitale. La pazienza, intesa come capacità di ascoltare, riflettere e rispondere senza precipitazione, è essenziale per mantenere relazioni lavorative sane. Inoltre, agire con pazienza può contribuire a ridurre i malintesi, minimizzare i conflitti e garantire che le decisioni siano prese dopo una riflessione ponderata piuttosto che come reazioni impulsive.

Ma la pazienza non beneficia solo la sfera interpersonale. Essa gioca un ruolo cruciale anche nel benessere di un individuo. In un ambiente in cui si è costantemente sotto pressione, prendersi il tempo per riflettere, respirare e valutare le situazioni con calma può essere di fondamentale importanza per il proprio benessere. Infine, un’organizzazione composta da individui pazienti, che comunicano efficacemente e agiscono con integrità, ha maggiori probabilità di prosperare, mantenendo una cultura aziendale solida e coesa e garantendo risultati sostenibili a lungo termine.

Nel suo testo Intelligenza emotiva, Daniel Goleman postula che l’intelligenza emotiva sia la capacità di riconoscere, comprendere e gestire efficacemente le proprie emozioni e quelle altrui. Egli considera la pazienza non solo come una manifestazione di autocontrollo ma come un elemento cardine dell’intelligenza emotiva.

Goleman sottolinea che la pazienza è intrinsecamente legata a una comunicazione efficace, soprattutto in situazioni potenzialmente conflittuali. L’impazienza, a suo avviso, può causare decisioni precipitose e giudizi affrettati, mentre una comunicazione paziente può creare un ambiente più inclusivo e comprensivo.

Rivolgendoci alla filosofia antica, Aristotele, nel suo Etica Nicomachea, pone l’accento sulle virtù come mezzi per raggiungere una vita buona. Una delle virtù da lui enfatizzate è la phronesis, o “saggezza pratica”, che ha molte somiglianze con quello che Goleman chiama “intelligenza emotiva”. Per Aristotele, esercitare la phronesis significa avere la capacità di agire in modo giusto nelle diverse situazioni, bilanciando emozioni e ragione.

Mentre Goleman sottolinea l’importanza della pazienza come autocontrollo in contesti lavorativi, Aristotele vedrebbe la pazienza come parte della phronesis, un bilanciamento tra l’essere troppo precipitosi e troppo remissivi. Entrambi, quindi, concordano sul fatto che agire con consapevolezza e integrità in ambito professionale richiede una profonda comprensione sia delle proprie emozioni sia di quelle degli altri.

L’approccio di Goleman all’intelligenza emotiva offre strumenti moderni per comprendere l’importanza della pazienza nel mondo del lavoro, mentre Aristotele ci fornisce una prospettiva filosofica profonda su come le virtù, come la phronesis, siano essenziali per una vita buona. Con l’evoluzione delle dinamiche lavorative e l’enfasi crescente sul benessere emotivo, sia l’intelligenza emotiva di Goleman che la phronesis di Aristotele offrono preziose lezioni per le organizzazioni e gli individui. Le discussioni future potrebbero sicuramente beneficiare dall’incorporazione di entrambi questi quadri teorici.

Che cosa possiamo fare per portare la pazienza nei nostri contesti quotidiani, laddove ce n’è più bisogno?

Tre proposte per incrementare la pazienza

1. Sviluppo della consapevolezza emotiva: È essenziale coltivare la capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può essere raggiunto dedicando tempo alla riflessione personale e all’autovalutazione. Tecniche come la meditazione o la mindfulness sono strumenti efficaci per raggiungere una consapevolezza profonda delle proprie emozioni e reazioni.

Esempio: Lucia, una manager di progetto, si rende conto che si irrita facilmente durante le riunioni quando le scadenze sono vicine. Decide di praticare la mindfulness ogni mattina per 10 minuti prima di iniziare la giornata lavorativa. Dopo qualche settimana, nota che è più calma e paziente durante le riunioni, anche in situazioni di stress, permettendo così una comunicazione più efficace con il suo team.

2. Formazione continua e simulazione di scenari: Investire nella formazione continua è cruciale per affinare e migliorare le competenze comunicative. Le organizzazioni possono sostenere questo processo offrendo workshop e seminari sull’intelligenza emotiva. Simulare scenari di conflitto o tensione può aiutare le persone a prepararsi a gestire tali situazioni con maggiore competenza.

Esempio: Un’azienda di software organizza un workshop in cui i dipendenti partecipano a role-playing di situazioni difficili, come un cliente insoddisfatto o tensioni interne al team. Marco, uno sviluppatore, attraverso questa simulazione, scopre nuove strategie per affrontare feedback critici e migliorare la sua capacità di rispondere con pazienza e comprensione.

3. Stabilire un ambiente di ascolto attivo: Promuovere un ambiente in cui l’ascolto attivo è al centro delle interazioni può portare a una comunicazione migliore e a relazioni lavorative più solide. L’ascolto attivo incoraggia la presenza mentale, evitando interruzioni premature e garantendo che il feedback sia costruttivo e mirato.

Esempio: Durante una riunione presso la banca, Marco, un analista finanziario, esprime le sue perplessità riguardo ad un investimento proposto. Invece di interromperlo o di pensare alla risposta mentre parla, i suoi colleghi, tra cui il responsabile del dipartimento e alcuni consulenti, lo ascoltano attentamente, ponendo domande per approfondire e capire meglio la sua analisi. Questo ambiente di ascolto attivo non solo facilita una decisione informata sull’investimento, ma rafforza anche la fiducia e la collaborazione all’interno del team bancario.

Conclusione

La dinamica frenetica dell’odierno mondo lavorativo rappresenta indubbiamente una sfida per molti, ma evidenzia anche una preziosa opportunità. Nei tre scenari menzionati, emerge chiaramente come la pazienza non sia un lusso, ma un elemento essenziale per garantire un’efficace comunicazione, prevenire disguidi e mantenere un ambiente lavorativo sano e produttivo. La pazienza non è solo una virtù da coltivare individualmente, ma anche un valore da promuovere a livello organizzativo.

Se le aziende e gli individui possono riconoscere e valorizzare l’importanza della pazienza in contesti lavorativi, possono aspettarsi una serie di benefici tangibili: riduzione dei conflitti, aumento della produttività, miglioramento del benessere dei dipendenti e, infine, un impatto positivo sul risultato finale.

La pazienza non è solo una dimostrazione di forza interiore, ma rappresenta anche la chiave per un ambiente di lavoro equilibrato e armonioso. In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e incertezze, l’arte di essere pazienti, di ascoltare e di riflettere prima di agire, diventa ancora più cruciale. Facendo propria questa virtù, sia a livello individuale che aziendale, si può aspirare a un futuro lavorativo più prospero e soddisfacente.

La fontana del villaggio

Quante volte ci hanno detto che siamo troppo generosi? Che non ci risparmiamo mai? Si tratta di un complimento, che in realtà segnala anche un problema: non sapersi dare dei limiti. E così sulla scia di una non del tutto corretta interpretazione del multitasking, sia che si tratti della vita di relazione sia che si tratti del lavoro, siamo come una fontana a cui tutti attingono senza limiti.

Ancora oggi, nella struttura di molti piccoli centri, nella piazza principale è collocata una fontana. È la classica “fontana del villaggio”, la fonte a cui tutti gli abitanti andavano per attingere l’acqua senza cui la vita non era possibile. La presenza della fontana era possibile anche perché tutto il villaggio si prendeva cura che il corso del fiume potesse scorrere liberamente, senza essere ingombrato dai rami degli alberi che, cadendo, inevitabilmente finivano con l’occupare il letto dei ruscelli vicini. In altri termini, c’era equilibrio, c’era una relazione armonica che permetteva alla fontana di essere fonte di vita.

Ovviamente, non c’è niente di male nell’improntare la propria esistenza ad una generale generosità. Tuttavia, quando tale scelta scaturisce dalla mancata tutela delle proprie prerogative e dei propri legittimi bisogni, allora si va incontro ad una postura sbilanciata. È questa la ragione per cui occorre non nascondere le proprie esigenze nel tentativo di giungere ad un rapporto equilibrato tra le proprie esigenze e quelle degli altri.

Quali sono i segnali dai quali ci possiamo accorgere che abbiamo bisogno di limiti?

Bene, riflettete per un momento su alcune domande. Vi sentite spesso stressati, sopraffatti o esauriti dalla quantità di lavoro che dovete fare? Trovate che fate fatica a dire di no alle richieste di amici, familiari e colleghi di lavoro? Vi ritrovate mai ad evitare certe persone che non vi fanno sentire a vostro agio?

Se avete risposto sì a una di queste domande, allora potreste avere un problema di limiti. Questo perché, per quanto diversi possano sembrare questi problemi, in realtà si riducono tutti allo stesso problema fondamentale: hai permesso ai tuoi bisogni di passare in secondo piano rispetto a quelli di qualcun altro. I limiti, quindi, consistono nel farsi valere per se stessi. Avere dei limiti sani significa poter contare sulle persone della tua vita per trattarti in un modo che ti faccia sentire a tuo agio.

Quando pensiamo ai confini, quelli che ci vengono in mente per primi sono i confini fisici del nostro corpo e dello spazio personale. Ma i confini fisici rappresentano, in realtà, solo un tipo di confine. Per esempio, abbiamo anche limiti sessuali, che riguardano la limitazione di argomenti di conversazione inappropriati, battute a sfondo sessuale e altri comportamenti che non siamo disposti a tollerare.

Poi ci sono i limiti intellettuali ed emotivi, che riguardano il rispetto delle nostre opinioni e dei nostri sentimenti da parte degli altri, anche se non sono d’accordo con noi. Abbiamo anche dei limiti materiali, che riguardano il modo in cui gli altri usano i nostri beni. E, infine, abbiamo limiti di tempo, che riguardano la garanzia che gli altri capiscano il valore del nostro tempo.

Certamente, molti di questi limiti sono codificati nella cultura, come lo spazio personale, quindi non dovrebbe essere necessario dichiararli. Tuttavia, altri confini sono più individuali, e sono quelli che dobbiamo comunicare. Per esempio, quando incontri qualcuno per la prima volta, potresti dover fargli sapere che sei più uno che stringe le mani che uno che abbraccia.

Naturalmente, stabilire dei limiti non è sempre facile. Ci preoccupiamo di essere visti come soffocanti, bisognosi o troppo sensibili. Potremmo anche preoccuparci di danneggiare la relazione rendendo le cose imbarazzanti.

Ma, a lungo andare, non porre limiti è controproducente.

Se permettiamo agli altri di calpestare continuamente i nostri confini, la qualità delle nostre relazioni inevitabilmente diminuirà.

Quindi, sì, porre dei limiti può essere scomodo. Ma, alla fine, il disagio a breve termine è un piccolo prezzo da pagare per avere relazioni funzionali e a lungo termine.

La responsabilità cruciale

Le nostre domande al testo

1. Perché alcune comunicazioni, soprattutto nella vita di coppia e nella vita lavorativa non funzionano? È vero che c’è un errore – il cosiddetto “errore fondamentale di attribuzione” -che compiamo senza accorgercene?

2. Il rispetto e l’attenzione nei confronti dell’altro sono due elementi decisivi per la buona riuscita di una comunicazione. Eppure, sono anche le due dimensioni più trascurate. Come possiamo averne maggiore consapevolezza?

3. Uno dei modi più incisivi, per indurre qualcuno ad agire è di evidenziare le conseguenze del suo agire di cui potrebbe non essere consapevole.

4. Nonostante tutti gli sforzi, comunicare continua ad essere difficilissimo. È il segno che ci sono “barriere” invisibili. In quei casi, continuare a concentrarsi esclusivamente sui contenuti del nostro comunicare è perfettamente inutile.

5. Senza che ce lo aspettiamo, il clima di uno scambio comunicativo può improvvisamente mutare. Sappiamo come comportarci in quei casi?

6. Sappiamo fare attenzione alle emozioni del nostro interlocutore? Sappiamo “leggere” il suo linguaggio del corpo?

1. L’errore fondamentale

Immaginate che un uomo voglia discutere di una promessa che la sua ragazza non ha mantenuto. Tuttavia, la discussione degenera subito e i due iniziano ad urlare. Lui sostiene che lei non aveva intenzione di mantenere la promessa. Vedendo la reazione del fidanzato, lei pensa di avere una buona ragione per lasciarlo. La comunicazione è impossibile. Siamo di fronte ad un problema che gli autori del libro chiamano di “accountability”, cioè la responsabilità. Il punto è: per comunicare bene, bisogna evitare le supposizioni.

C’è un errore che comunemente commettiamo: è il cosiddetto “errore fondamentale di attribuzione”. Si tratta della tendenza ad assumere che la causa del comportamento sbagliato degli altri è che sono “imperfetti”.

Di fronte ad un comportamento altrui che ci lascia interdetti, noi formuliamo un giudizio negativo prima ancora di aver ascoltato ciò che gli altri hanno da dire. Pensate ad una donna sorpresa a rubare medicine. Qual è la cosa che ci viene immediatamente in mente? Quella donna è disonesta! Ma cosa succederebbe se considerassimo altre possibili motivazioni di quel gesto? E se la donna stesse rubando le medicine perché ha un familiare gravemente malato e lei non può permettersi medicine costose? Se vogliamo che le conversazioni vadano a buon fine, dobbiamo silenziare le storie negative che in automatico ci raccontiamo sugli altri.

2. Rispetto ed attenzione

Ci sono due cose principali che contribuiscono a sentimenti di insicurezza durante una conversazione di responsabilità.

La prima è la mancanza di rispetto, che si manifesta nel tono, nel modo di parlare e persino nel linguaggio del corpo. La seconda è la mancanza di attenzione per gli obiettivi e gli interessi dell’altra persona.

Per prima cosa, affrontiamo il rispetto. Questo inizia con il modo in cui vedete gli altri. Se pensate che siano persone ragionevoli e rispettabili, è probabile che vi avviciniate a loro come tali. Anche chiedere il permesso di discutere un problema dimostra rispetto, specialmente quando si trattano argomenti delicati o si parla con chi ha più autorità. Occorre avere la massima considerazione per gli interessi degli altri. Solo quando tale considerazione sarà effettiva, la conversazione di responsabilità potrà iniziare.  

Per fare questo con successo, cercate di riferire i fatti, senza ricorrere ad accuse o conclusioni. Spiegate il divario tra ciò che vi aspettavate e ciò che è realmente accaduto. Poi aggiungete le vostre conclusioni, usando frasi provvisorie come “pensavo” e “mi chiedevo”. Questo linguaggio segnala che le tue conclusioni potrebbero essere sbagliate e che sei interessato a conoscere la posizione dell’altra persona.

3. Conseguenze

Molte persone sentono la parola “conseguenze” e immaginano cose come la punizione o il licenziamento. Ma usare le conseguenze per motivare non significa necessariamente ricorrere alle minacce di punizione. Tutte le azioni e i comportamenti hanno le loro conseguenze naturali. Per esempio, un uomo che fa costantemente battute sarcastiche a sua moglie finirà per allontanarla. Attirando l’attenzione sulle conseguenze naturali delle azioni di qualcuno, potete spingerlo a fare la cosa giusta.

Durante la vostra discussione sulla responsabilità, evidenziate le conseguenze naturali di cui l’altra persona potrebbe non essere consapevole. Queste includono benefici a lungo termine che valgono lo sforzo a breve termine, risultati che si allineano con i valori della persona, o problemi futuri collegati al suo comportamento attuale. Potete anche descrivere come altre persone sono influenzate negativamente dalle loro azioni. Mentre spiegate tutto questo, permettete all’altra parte di condividere il suo punto di vista. Potrebbero illuminarvi con conseguenze a cui non avevate pensato, il che potrebbe cambiare la vostra opinione.

4. Barriere

A volte, le discussioni sulla responsabilità rivelano che ci sono delle barriere che impediscono alle persone di soddisfare le aspettative. Quando questo accade, rivolgete la vostra attenzione alla rimozione di queste barriere in modo che possano portare a termine il loro lavoro. Ma non dovete affrontarlo da soli. Infatti, coinvolgere gli altri è un passo importante, che vi aiuta a capire gli ostacoli dalla prospettiva delle persone più vicine. E quando le persone contribuiscono a trovare soluzioni, si impegnano di più ad attuarle.

5. Gestire l’inaspettato con la flessibilità

Non sarebbe fantastico se tutto andasse secondo i piani? Sfortunatamente, non è così che funziona il mondo, comprese le conversazioni di responsabilità.

Certo, si può andare pronti a motivare e risolvere i problemi, sapendo esattamente di cosa si vuole discutere. Poi, di punto in bianco, salta fuori qualcosa di imprevisto – un problema ancora più grande, forse, o una reazione esplosiva dell’altra persona.

Sappiamo che il clima è importante per una discussione produttiva, ma come gestire un cambiamento di clima inaspettato?

La risposta sta nella capacità di essere flessibili. Iniziate spiegando che state cambiando l’argomento e che tornerete alla questione originale più tardi. Pensate a questo come a mettere un segnalibro nella conversazione.

Dopo aver annunciato il cambiamento, gestite il nuovo problema nello stesso modo in cui avreste affrontato quello originale. Stabilite la sicurezza, spiegate le conseguenze naturali ed esplorate le potenziali barriere e soluzioni. Potete poi rituffarvi nel problema originale, o tornarci un’altra volta.

6. Le emozioni intense

Se sorgono emozioni intense, scoprite cosa le sta causando in quel momento. Questo vi aiuterà a gestirle efficacemente in modo che la conversazione possa continuare. Chiedete cosa sta provando l’altra persona e perché. Gli altri potrebbero dire che stanno bene, ma il loro linguaggio del corpo e il loro atteggiamento suggeriscono il contrario. Fai notare questa incongruenza e incoraggiali ad aprirsi. Quando condividono le ragioni dietro le loro emozioni, ripetete quello che hanno detto con le vostre parole. Parafrasando, rendete chiaro che state ascoltando e allo stesso tempo avete la possibilità di chiarire qualsiasi cosa abbiate frainteso.

Un pugno di sabbia

Rimanere con un pugno di sabbia in mano è un modo di dire piuttosto comune. In genere, viene utilizzato per indicare che una impresa si è conclusa con un nulla di fatto. Si potrebbe probabilmente estendere l’ambito di applicazione di tale modo di dire non solo all’esito non esaltante cui si è pervenuti, ma all’illusione stessa che ha dato vita all’impresa.

Evidentemente, deve esserci stato un momento iniziale in cui ciò che in seguito si sarebbe rivelato fasullo ci ha invece persuasi della sua fattibilità. E così ci siamo imbarcati in una attività di fatto impossibile. In buona fede, eravamo convinti di essere sulla rotta giusta.

Nei confronti di ciò che ci circonda – gli altri, prima di tutto, ma anche le cose con cui dobbiamo interagire nell’atto di vivere – generalmente esercitiamo una forma di controllo pressoché assoluto. Abbiamo ben chiaro quale sia il nostro interesse e lo tuteliamo, ritenendo legittimo subordinare al suo perseguimento ogni altra cosa, comprese le persone. Agendo in questo modo, il nostro “particolare”, consapevolmente o meno, si trasforma in un atto esecutivo con cui di fatto ordiniamo il mondo secondo uno schema binario: da una parte, ciò che è utile per il perseguimento del nostro interesse; dall’altra, ciò che non lo è.

Siamo ovviamente convinti che tale modo di procedere sia sacrosanto, anche perché, come spesso ci diciamo a voce alta, non fanno tutti così?

Va anche detto che il clima culturale in cui agiamo crea intorno a noi un’atmosfera di legittimazione per quei comportamenti basati sulla forza, sul controllo, sulla decisione di avere tutto in pugno. Quindi, se il risultato della nostra azione è la reificazione degli altri oppure se non riusciamo più a riconoscere un valore autonomo alle cose in cui siamo immersi (la natura, per esempio), a chi importa in fondo? L’importante, si dice, è rimanere concentrati su di sé, sui propri obiettivi, sul non differimento. La pratica del “prima noi, poi gli altri” è benaccetta a queste latitudini e non dovremmo stupirci che essa generi tanti consensi quando viene strumentalmente impiegata da qualche politico, proprio perché essa sembra inscritta nel nostro DNA.

Nell’evidenziare tali dinamiche, non intendo dividere il mondo in buoni o cattivi, sia chiaro. Sarebbe, in fondo, fin troppo facile. Ciò di cui parlo, infatti, non individua univocamente una categoria di persone, ma piuttosto va in scena nella vita di ciascuno di noi, temo senza particolari accezioni.

La cultura, quando presente, assomiglia all’incenso delle cerimonie religiose: crea un certo clima, ma – tristemente – nessuno ricorda più a cosa serva davvero.

E se questo scontato modo di vivere fosse invece quel pugno di sabbia di cui parlavo all’inizio? E se stessimo vivendo dentro un grande bluff di cui non ci stiamo fino in fondo accorgendo?

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