Oltre l’opacità dell’irrelazione: costruire connessioni vere e significative

1. In molti ambienti lavorativi, è comune avere una relazione con i colleghi che si basa strettamente su questioni professionali. Due individui potrebbero collaborare fianco a fianco per anni, condividendo solo conversazioni legate a progetti, riunioni e scadenze. Nonostante la frequenza con cui interagiscono, raramente si conoscono a livello personale. La paura di apparire non professionali o di attraversare confini personali impedisce spesso di scavare sotto la superficie. La relazione diventa quindi opaca, poiché ogni individuo vede solo una versione molto limitata dell’altro, ignorando i suoi interessi, le sue paure, i suoi sogni e le sue aspirazioni.

2. Tutti abbiamo quegli “amici” con cui condividiamo solo interazioni superficiali, come commenti su social media o brevi chiacchierate durante eventi sociali. Anche se ci può essere una familiarità e una frequente interazione, la profondità della connessione è spesso assente. Questi amici potrebbero sapere cosa abbiamo fatto il weekend scorso grazie a una storia di Instagram, ma non conoscono le nostre lotte interne, i nostri sogni o le nostre paure. La relazione è basata su una presentazione esteriore e filtrata di noi stessi, piuttosto che su una comprensione genuina e profonda dell’altro.

3. L’amore, nella sua natura essenziale, è una profonda connessione tra due individui. Tuttavia, talvolta, due persone possono trovarsi in una relazione amorosa in cui, nonostante l’apparente intimità, esistono barriere invisibili che impediscono una vera comprensione reciproca. Questo può accadere per vari motivi: paura di mostrare vulnerabilità, traumi passati che ostacolano l’apertura emotiva, o semplicemente il desiderio di mantenere una certa immagine di sé per soddisfare le aspettative dell’altro. In tali relazioni, gli innamorati nascondono parte di sé stessi, creando un’opacità. Gli atti d’amore possono diventare routine, e le conversazioni possono evitare i veri problemi o sentimenti, lasciando entrambi i partner con la sensazione che qualcosa manchi, che ci sia uno spazio inesplorato tra di loro.

Che cosa è l’irrelazione

Nelle dinamiche interpersonali, il concetto di irrelazione non è semplicemente l’assenza di relazione, ma piuttosto una modalità specifica di relazionarsi, caratterizzata dalla distanza, dall’opacità e dall’incomprensione.

Per superare l’irrelazione e l’opacità nelle relazioni affettive e lavorative, immergiamoci in ascolto attivo e comunicazione sincera. Ogni interazione è un’opportunità per scoprire e apprezzare la profondità dell’altro. 🤝❤️ #RelazioniAutentiche

Se esaminiamo l’esperienza dell’essere irrelati attraverso una lente fenomenologica, ci imbattiamo immediatamente in una dualità: la presenza simultanea dell’altro e la sua assenza. Cioè, l’altro è fisicamente o concettualmente presente nella nostra sfera di esperienza, ma è percepito come inaccessibile, estraneo o irraggiungibile.

Consideriamo, ad esempio, i colleghi di lavoro che interagiscono quotidianamente ma rimangono estranei l’uno all’altro. Secondo l’ottica del vissuto, queste persone condividono lo stesso “mondo della vita” (Lebenswelt) in termini di luogo di lavoro e routine, ma vivono in mondi separati in termini di esperienze interne, valori e aspirazioni. Esiste un senso di vicinanza fisica, ma anche una vasta distanza ontologica.

Nel caso degli amici, va detto che essi, pur essendo presenti nel nostro orizzonte esperienziale, sono spesso oggettivati. Ciò significa che sono visti e compresi attraverso una lente di superficialità. Non li vediamo per le loro profonde esperienze interne o i loro stati d’animo, ma piuttosto per i ruoli o le immagini che rappresentano nel contesto della nostra vita quotidiana o virtuale. Questa cecità selettiva, ci porta a dire che la loro alterità è nascosta o velata. Nonostante possiamo sapere dei loro recenti viaggi o delle loro attività quotidiane grazie ai social media, non ci avviciniamo alla loro vera alterità – ai loro desideri, paure, sogni o speranze.

Infine, prendiamo la relazione tra due innamorati in cui esiste un’opacità. Sebbene possano condividere un intenso legame emotivo, c’è un aspetto del loro essere che rimane nascosto o inaccessibile all’altro. Questa disconnessione, nonostante la profondità della loro intimità, è una manifestazione dell’irrelazione. È come se ci fosse una membrana invisibile che, pur permettendo un certo grado di permeabilità, mantiene distinte le loro realtà interne.

Il fenomeno dell’irrelazione rappresenta uno degli aspetti più sfuggenti della condizione umana. Ci interroga su come percepiamo l’altro e come, a volte, malgrado la nostra convinzione di comprenderlo, rimane un mistero per noi. Questo mistero non è dovuto alla mancanza di informazioni o alla mancanza di comunicazione, ma piuttosto alla natura enigmatica dell’essere umano.

Da tempo immemorabile, la figura dell’enigma ha avuto un ruolo centrale nella filosofia, nella letteratura e nell’arte. Gli enigmi sono domande senza risposta, problemi senza soluzione, sfide che resistono alla comprensione. Analogamente, ogni essere umano può essere paragonato a un enigma. Non importa quanto profondamente pensiamo di conoscere una persona, ci sarà sempre una parte di lei che rimane oscura, nascosta, inafferrabile. Questo concetto è particolarmente rilevante quando si considera la natura transitoria e mutevole dell’identità umana. Siamo esseri in costante evoluzione, formati da una miriade di esperienze, ricordi, desideri e paure. Ogni decisione che prendiamo, ogni incontro che facciamo, ogni sogno che coltiviamo aggiunge un altro strato alla nostra complessità. In questo contesto, come possiamo mai sperare di comprendere pienamente un altro essere umano, quando a volte lottiamo per comprendere noi stessi?

La relazione con l’altro, quindi, diventa un viaggio verso l’ignoto. Ogni relazione è un tentativo di decifrare un enigma, di penetrare il mistero dell’altro. E mentre ci avviciniamo all’altro, ci rendiamo conto che il vero viaggio è dentro di noi. La sfida dell’irrelazione ci porta a riflettere non solo sull’altro, ma anche su noi stessi, sul nostro modo di vedere il mondo, sulle nostre aspettative e sulle nostre paure.

Relazionarsi con gli altri è un viaggio nell’ignoto, un tentativo continuo di decifrare l’enigma dell’altro. Ma, avvicinandoci, scopriamo che il vero viaggio è interiore, spingendoci a riflettere su noi stessi, le nostre visioni, aspettative e paure

Eppure, in questo panorama di incertezza e mistero, c’è anche una bellezza ineffabile. La realizzazione che l’altro è un enigma ci ricorda l’unicità e l’irripetibilità di ogni individuo. In un mondo in cui siamo spesso ridotti a categorie, etichette e generalizzazioni, la figura dell’enigma ci riporta all’individualità, alla specificità, all’unicità di ogni persona. E mentre potremmo non essere mai in grado di comprendere pienamente l’altro, possiamo apprezzare la profondità e la complessità della sua esistenza.

La connessione tra essere umano ed enigma, quindi, non è tanto una barriera alla comprensione quanto un invito alla riflessione. Ci invita a considerare l’altro non come un oggetto da decifrare, ma come un mistero da rispettare. Ci spinge a guardare oltre le superfici, oltre le apparenze, a cercare la profondità e la complessità nascosta in ogni individuo.

Il fenomeno, dunque, dell’irrelazione ci sfida a riflettere sulle limitazioni della nostra comprensione e sulla natura enigmatica dell’essere umano. Ma ci offre anche una prospettiva più ampia, una visione che celebra la diversità, la complessità e la profondità di ogni individuo. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, dove le differenze vengono spesso sminuite o ignorate, la figura dell’enigma ci offre una lente attraverso la quale possiamo vedere la bellezza e la ricchezza della condizione umana.

In conclusione, l’irrelazione potrebbe essere vista non solo come un fallimento nella comunicazione o nella comprensione, ma anche come una testimonianza del mistero intrinseco dell’essere umano. Afferma l’unicità irriducibile di ogni individuo e ci sfida a un continuo impegno di ascolto, apertura e accettazione nella nostra incessante ricerca di connessione. La consapevolezza dell’irrelazione può, paradossalmente, essere il punto di partenza per una relazione più profonda e autentica.

In che modo possiamo trarre beneficio da queste indicazioni?

Nel lavoro:

Promuovere Interazioni Personali. oltre il puro ambito professionale. Creare momenti informali può essere un metodo efficace per rafforzare i legami tra i collaboratori. In queste occasioni, ogni membro ha la possibilità di esprimersi liberamente, condividendo aspetti personali della propria vita, hobby, interessi o esperienze che poco hanno a che fare con il lavoro ma che sono fondamentali per comprendersi a vicenda. Questo può avvenire attraverso eventi organizzati dall’azienda, come team building, giornate ricreative, cene aziendali o pause caffè strutturate, dove l’ambiente informale facilita la condivisione e l’interazione su temi extra-lavorativi. Promuovere un clima di apertura e inclusività può aiutare i membri del team a sentirsi più a loro agio nel condividere, migliorando così la dinamica di gruppo e creando un ambiente lavorativo più piacevole e supportivo.

Creare Spazi di Ascolto. Ascoltare attivamente i collaboratori è una pratica cruciale per un management efficace. Durante le riunioni, è consigliabile dedicare del tempo non solo alla discussione di questioni strettamente lavorative, ma anche all’ascolto delle esperienze, dei pensieri e delle opinioni personali di ciascun membro del team. Questo può essere attuato attraverso sessioni regolari di feedback, dove ogni individuo può esprimere le proprie considerazioni e sentimenti in un contesto protetto e rispettoso. Creare uno spazio dove la comunicazione è bidirezionale e il feedback è valorizzato promuove un senso di appartenenza e rispetto reciproco. Questi momenti dedicati all’ascolto attivo devono essere strutturati in modo tale da incoraggiare la partecipazione di tutti, fornendo un ambiente sicuro e di supporto in cui i dipendenti si sentano valorizzati e compresi. Questa pratica non solo migliora il morale e l’impegno del team, ma favorisce anche lo scambio di idee e la collaborazione, elementi chiave per un’atmosfera lavorativa positiva e produttiva.

Nell’ambito lavorativo, rafforzare i legami è fondamentale! Promuovi interazioni personali oltre il lavoro: momenti informali, eventi aziendali e pause condivise aiutano a creare un clima aperto e inclusivo. 🗣️ Dedicare tempo all’ascolto attivo in riunioni valorizza ogni voce, migliora il morale e promuove collaborazione e rispetto reciproco! #TeamBuilding #AscoltoAttivo #LavoroPositivo

Nelle Amicizie:

La profondità delle relazioni. È fondamentale riconoscere l’importanza di coltivare relazioni autentiche e significative nella vita. Una delle vie per raggiungere tale profondità è prendersi il tempo necessario per conoscere veramente gli amici. In un’era dominata dai social media, dove le interazioni tendono ad essere superficiali e rapide, è cruciale andare oltre. Ciò significa impegnarsi attivamente per organizzare incontri faccia a faccia, chiamate o videochiamate, creando spazi sicuri e confortevoli dove sia possibile condividere esperienze profonde, sentimenti veri e pensieri intimi. Questi momenti di condivisione sincera e aperta permettono di esplorare le diverse sfaccettature dell’identità di ciascuno, costruendo un legame solido e duraturo, fondato su comprensione e empatia reciproca.

Valorizzare la Qualità. Inoltre, è vitale riconsiderare e rivalutare la natura delle proprie relazioni sociali. La società contemporanea spesso incoraggia a collezionare “amici”, ma è essenziale interrogarsi sulla qualità e sulla profondità di tali legami. Pertanto, è saggio ridurre la quantità di relazioni superficiali o di convenienza che non apportano valore significativo alla propria vita. Invece, si dovrebbe investire tempo, energia ed emozioni in amicizie che sono autenticamente arricchenti e reciprocamente supportative. Questo processo di selezione consapevole aiuta a focalizzarsi su relazioni che offrono una connessione sincera, profonda e significativa, favorendo uno scambio autentico e la crescita personale di entrambi i partecipanti. In questo modo, si contribuisce a creare una rete sociale solida e resiliente, capace di offrire supporto e comprensione nei momenti di bisogno, e con cui condividere gioie e successi.

In un mondo dove i social spesso superficializzano i legami, prenditi il tempo per conoscere davvero gli amici: incontri reali, chiamate, condivisione di esperienze e sentimenti sinceri. 📞💬 Riduci i legami superficiali e investi in amicizie che arricchiscono, supportano e cresciano reciprocamente.

Nelle Relazioni Amorose:

Praticare la Comunicazione Aperta. In una relazione amorosa, la comunicazione aperta e sincera è il pilastro su cui costruire un legame solido e duraturo. È fondamentale creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui entrambi i partner possano sentirsi liberi di esprimere apertamente sentimenti, paure, sogni e aspirazioni. Questo implica un dialogo costante, che va ben oltre la semplice condivisione degli eventi quotidiani, e che si addentra nei recessi più intimi dell’animo di ciascuno. La vulnerabilità, in questo contesto, non viene vista come un segno di debolezza, ma come un indicatore di forza e di fiducia reciproca. Valorizzare e accettare la vulnerabilità dell’altro significa costruire una fondamenta di empatia e comprensione che può sostenere la coppia nei momenti di gioia così come in quelli di difficoltà.

Investire in Tempo di Qualità. Il tempo di qualità è un investimento indispensabile per nutrire e fortificare la relazione di coppia. Non si tratta semplicemente di trascorrere del tempo insieme, ma di dedicare momenti specifici per esplorare e comprendere i mondi interiori di ciascuno. Questo può avvenire attraverso attività condivise che favoriscono il dialogo e la riflessione, come passeggiate nella natura, cene intime, viaggi o semplici serate tranquille trascorse insieme senza distrazioni. Durante questi momenti privilegiati, è importante focalizzarsi pienamente sul partner, ascoltando attentamente, osservando, imparando e, soprattutto, condividendo. Questo tipo di interazione consente non solo di conoscere profondamente l’altro, ma anche di comprendere se stessi attraverso gli occhi del partner, approfondendo la connessione e rafforzando il legame affettivo e spirituale che unisce la coppia.

Nelle relazioni amorose, la comunicazione aperta è fondamentale! Creiamo spazi sicuri di dialogo sincero e profondo, in cui sia possibile esprimere sentimenti, paure e sogni senza giudizi. 🌈 Valorizziamo la vulnerabilità reciproca come segno di forza e fiducia. Investiamo in momenti di qualità per esplorare i mondi interiori di ciascuno, rafforzando il legame affettivo e spirituale.

In definitiva, illuminare e affrontare consapevolmente il fenomeno dell’irrelazione si rivela un passo fondamentale e iniziale verso la creazione di legami più autentici e significativi in tutti i campi della nostra vita, sia esso lavorativo, amicale o sentimentale. L’adozione di queste strategie pratiche e concrete rappresenta un insieme di passi misurati e ragionati che ognuno di noi ha il potere e la capacità di intraprendere. Questo percorso consapevole ci consente non solo di navigare con maggiore sicurezza e maestria attraverso l’intricato labirinto delle dinamiche relazionali umane, ma anche di celebrare, riconoscere e valorizzare in maniera profonda e autentica la ricchezza, la diversità e la complessità insite in ogni individuo con cui entriamo in contatto e interazione.

Tempi veloci, decisioni oculate: perché la pazienza è la nuova valuta del mondo professionale

Elogio della impazienza?

Nel mondo moderno, dove la pazienza è esaltata come virtù, vediamo l’impazienza non come debolezza, ma come forza che ha plasmato la storia e spinto l’umanità avanti. È l’ardore interiore di chi non si ferma, desiderando di più, subito. Ha alimentato rivoluzioni, innovazioni e il nostro impulso a progredire. Laddove la pazienza invita all’attesa, l’impazienza incita all’azione e sfida lo status quo, portando a scoperte e creazioni rivoluzionarie. Sebbene possa portare a decisioni precipitose, l’impazienza ci ricorda il valore del tempo, spingendo imprenditori ed attivisti verso mete più elevate. Elogiamo l’impazienza come simbolo di crescita, evoluzione e il desiderio inesauribile di superare le aspettative.

Quanti di noi sarebbero d’accordo con questo elogio?

Il fatto è che quando pensiamo alle dinamiche relazionali che si svolgono nei luoghi di lavoro, l’impazienza può essere un fattore che crea fratture. Occorre, dunque, che essa sia seriamente considerata. I seguenti tre esempi chiariranno proprio l’impatto della pazienza sul luogo di lavoro:

1. Durante una videoconferenza, un manager interrompe ripetutamente un collega junior che sta cercando di proporre una nuova idea. Il giovane dipendente, sentendosi non ascoltato, rinuncia a condividere un potenziale miglioramento per il progetto.

2. In un team multiculturale, alcuni membri non riescono a comprendere le sottigliezze culturali delle comunicazioni degli altri. Questo porta a malintesi che generano ritardi nei progetti e tensioni all’interno del gruppo.

3. Un cliente invia una serie di e-mail dettagliate con feedback su un prodotto. Il team di sviluppo, sentendosi sotto pressione per le scadenze imminenti, ignora le comunicazioni e rilascia una versione non ottimizzata del prodotto, causando insoddisfazione nel cliente e perdite di vendita.

Introduzione: la pazienza ed il lavoro

L’ambiente lavorativo contemporaneo ha subito una trasformazione senza precedenti nel corso degli ultimi decenni. L’era digitale, insieme alle crescenti aspettative del mercato e alle esigenze dei consumatori, ha contribuito a creare un contesto professionale in cui la rapidità, l’efficienza e la competizione sono diventate componenti essenziali per il successo. Queste dinamiche, se da un lato possono spingere le aziende a eccellere e ad adattarsi in modo agile alle mutevoli circostanze, dall’altro possono mettere a dura prova la capacità degli individui di mantenere un’efficace comunicazione e di agire con una sincera integrità.

La comunicazione, in particolare, è diventata sempre più complessa. Con la proliferazione di piattaforme digitali e la velocità con cui le informazioni possono essere scambiate, la pressione su singoli lavoratori e team di mantenere la chiarezza, la coerenza e l’accuratezza è diventata immensa. A ciò si aggiunge la sfida di navigare attraverso la vasta gamma di personalità, background culturali e stili di comunicazione presenti in una tipica organizzazione moderna, e si può capire come la semplice arte di “parlare” e “ascoltare” possa diventare un compito arduo.

In questo scenario frenetico e spesso stressante, la pazienza si rivela non solo come una preziosa abilità, ma quasi come una necessità vitale. La pazienza, intesa come capacità di ascoltare, riflettere e rispondere senza precipitazione, è essenziale per mantenere relazioni lavorative sane. Inoltre, agire con pazienza può contribuire a ridurre i malintesi, minimizzare i conflitti e garantire che le decisioni siano prese dopo una riflessione ponderata piuttosto che come reazioni impulsive.

Ma la pazienza non beneficia solo la sfera interpersonale. Essa gioca un ruolo cruciale anche nel benessere di un individuo. In un ambiente in cui si è costantemente sotto pressione, prendersi il tempo per riflettere, respirare e valutare le situazioni con calma può essere di fondamentale importanza per il proprio benessere. Infine, un’organizzazione composta da individui pazienti, che comunicano efficacemente e agiscono con integrità, ha maggiori probabilità di prosperare, mantenendo una cultura aziendale solida e coesa e garantendo risultati sostenibili a lungo termine.

Nel suo testo Intelligenza emotiva, Daniel Goleman postula che l’intelligenza emotiva sia la capacità di riconoscere, comprendere e gestire efficacemente le proprie emozioni e quelle altrui. Egli considera la pazienza non solo come una manifestazione di autocontrollo ma come un elemento cardine dell’intelligenza emotiva.

Goleman sottolinea che la pazienza è intrinsecamente legata a una comunicazione efficace, soprattutto in situazioni potenzialmente conflittuali. L’impazienza, a suo avviso, può causare decisioni precipitose e giudizi affrettati, mentre una comunicazione paziente può creare un ambiente più inclusivo e comprensivo.

Rivolgendoci alla filosofia antica, Aristotele, nel suo Etica Nicomachea, pone l’accento sulle virtù come mezzi per raggiungere una vita buona. Una delle virtù da lui enfatizzate è la phronesis, o “saggezza pratica”, che ha molte somiglianze con quello che Goleman chiama “intelligenza emotiva”. Per Aristotele, esercitare la phronesis significa avere la capacità di agire in modo giusto nelle diverse situazioni, bilanciando emozioni e ragione.

Mentre Goleman sottolinea l’importanza della pazienza come autocontrollo in contesti lavorativi, Aristotele vedrebbe la pazienza come parte della phronesis, un bilanciamento tra l’essere troppo precipitosi e troppo remissivi. Entrambi, quindi, concordano sul fatto che agire con consapevolezza e integrità in ambito professionale richiede una profonda comprensione sia delle proprie emozioni sia di quelle degli altri.

L’approccio di Goleman all’intelligenza emotiva offre strumenti moderni per comprendere l’importanza della pazienza nel mondo del lavoro, mentre Aristotele ci fornisce una prospettiva filosofica profonda su come le virtù, come la phronesis, siano essenziali per una vita buona. Con l’evoluzione delle dinamiche lavorative e l’enfasi crescente sul benessere emotivo, sia l’intelligenza emotiva di Goleman che la phronesis di Aristotele offrono preziose lezioni per le organizzazioni e gli individui. Le discussioni future potrebbero sicuramente beneficiare dall’incorporazione di entrambi questi quadri teorici.

Che cosa possiamo fare per portare la pazienza nei nostri contesti quotidiani, laddove ce n’è più bisogno?

Tre proposte per incrementare la pazienza

1. Sviluppo della consapevolezza emotiva: È essenziale coltivare la capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può essere raggiunto dedicando tempo alla riflessione personale e all’autovalutazione. Tecniche come la meditazione o la mindfulness sono strumenti efficaci per raggiungere una consapevolezza profonda delle proprie emozioni e reazioni.

Esempio: Lucia, una manager di progetto, si rende conto che si irrita facilmente durante le riunioni quando le scadenze sono vicine. Decide di praticare la mindfulness ogni mattina per 10 minuti prima di iniziare la giornata lavorativa. Dopo qualche settimana, nota che è più calma e paziente durante le riunioni, anche in situazioni di stress, permettendo così una comunicazione più efficace con il suo team.

2. Formazione continua e simulazione di scenari: Investire nella formazione continua è cruciale per affinare e migliorare le competenze comunicative. Le organizzazioni possono sostenere questo processo offrendo workshop e seminari sull’intelligenza emotiva. Simulare scenari di conflitto o tensione può aiutare le persone a prepararsi a gestire tali situazioni con maggiore competenza.

Esempio: Un’azienda di software organizza un workshop in cui i dipendenti partecipano a role-playing di situazioni difficili, come un cliente insoddisfatto o tensioni interne al team. Marco, uno sviluppatore, attraverso questa simulazione, scopre nuove strategie per affrontare feedback critici e migliorare la sua capacità di rispondere con pazienza e comprensione.

3. Stabilire un ambiente di ascolto attivo: Promuovere un ambiente in cui l’ascolto attivo è al centro delle interazioni può portare a una comunicazione migliore e a relazioni lavorative più solide. L’ascolto attivo incoraggia la presenza mentale, evitando interruzioni premature e garantendo che il feedback sia costruttivo e mirato.

Esempio: Durante una riunione presso la banca, Marco, un analista finanziario, esprime le sue perplessità riguardo ad un investimento proposto. Invece di interromperlo o di pensare alla risposta mentre parla, i suoi colleghi, tra cui il responsabile del dipartimento e alcuni consulenti, lo ascoltano attentamente, ponendo domande per approfondire e capire meglio la sua analisi. Questo ambiente di ascolto attivo non solo facilita una decisione informata sull’investimento, ma rafforza anche la fiducia e la collaborazione all’interno del team bancario.

Conclusione

La dinamica frenetica dell’odierno mondo lavorativo rappresenta indubbiamente una sfida per molti, ma evidenzia anche una preziosa opportunità. Nei tre scenari menzionati, emerge chiaramente come la pazienza non sia un lusso, ma un elemento essenziale per garantire un’efficace comunicazione, prevenire disguidi e mantenere un ambiente lavorativo sano e produttivo. La pazienza non è solo una virtù da coltivare individualmente, ma anche un valore da promuovere a livello organizzativo.

Se le aziende e gli individui possono riconoscere e valorizzare l’importanza della pazienza in contesti lavorativi, possono aspettarsi una serie di benefici tangibili: riduzione dei conflitti, aumento della produttività, miglioramento del benessere dei dipendenti e, infine, un impatto positivo sul risultato finale.

La pazienza non è solo una dimostrazione di forza interiore, ma rappresenta anche la chiave per un ambiente di lavoro equilibrato e armonioso. In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e incertezze, l’arte di essere pazienti, di ascoltare e di riflettere prima di agire, diventa ancora più cruciale. Facendo propria questa virtù, sia a livello individuale che aziendale, si può aspirare a un futuro lavorativo più prospero e soddisfacente.

I princìpi del successo

Jack Canfield è uno scrittore statunitense, speaker motivazionale, entrato nel Guinness dei primati per essere entrato con sette suoi libri nella ambitissima lista dei best-seller del New York Times. The Success Principles, tradotto in italiano da Gribaudi, è uno di questi libri.

Va osservato come, a volte, soprattutto in ambienti intellettuali, questo genere di pubblicistica sia vista con una certa sufficienza. Si ritiene che i suoi contenuti, nel tentativo di essere divulgativi, finiscano con il banalizzare le questioni di cui trattano. È senz’altro vero che una riflessione, se ridotta a un prontuario con risposte preconfenzionate, possa mostrare diversi limiti. D’altro canto, per essere obiettivi, non andrebbe dimenticato come la ricercatezza dello stile dei libri dei critici sia tale da essere apprezzabile da un numero veramente esiguo di persone e non sia perciò destinata al grande pubblico. Che cosa bisognerebbe fare, a questo punto? A noi sembra che bisognerebbe rivolgere ai best seller o, più in generale, ai libri di alta divulgazione, uno sguardo più benevolo. In fondo, essi riescono a fendere le nebbie del generale disinteresse, facendo cogliere l’importanza della questione del senso, cioè che una vita priva di senso non sia degna di essere vissuta. Vi sembra poco? Sta poi a ciascun lettore, dopo che si sia confrontato con i contenuti divulgativi, scegliere se continuare l’approfondimento magari rivolgendosi ai libri specialistici scritti proprio dai critici.

C’è, infine, un altro aspetto che non bisognerebbe trascurare. I libri divulgativi molto spesso riescono ad includere diversi stili di scrittura. Si tratta di una proprietà che non può essere data per scontata, spesso del tutto assente nei libri specialistici.

Può, in tal senso, essere utile richiamare quanto osservato da Perelman e Olbrechts-Tyteca nel Trattato dell’argomentazione: “Non basta parlare o scrivere, occorre pure essere ascoltati e letti. Non è senza importanza poter disporre di qualche ascoltatore, avere un largo uditorio”[1].

Tornando al volume di Canfield, secondo l’autore, il punto da cui partire nel mirare al proprio successo così come al perseguimento dei propri obiettivi.

Dipende da te

La prima cosa di cui occorre assumere una chiara consapevolezza è che ognuno di noi è il direttore della propria vita. Quando falliamo, per esempio, tendiamo ad attribuire agli altri il fallimento alle cose che ci sono successe. Tuttavia, se nell’immediato questo può essere vero, alla lunga il modo in cui questi eventi incidono su di noi dipende da come noi rispondiamo ad essi.

Si immagini la circostanza in cui tu riceva un compenso inaspettato. Puoi farti un regalo subito o puoi investire quella somma. Se opti per la prima soluzione, non avrai più denaro. Se scegli invece la seconda opzione, hai fatto un investimento che in un secondo momento può portare ad un guadagno più alto. Si tratta di un esempio semplice che, però, ci fa rendere conto che se vogliamo vedere miglioramenti nella nostra vita, abbiamo bisogno di modificare il tipo di atteggiamento. È fin troppo facile lamentarsi delle proprie circostanze, ma se si riserva più attenzione a come stiamo vivendo e alle scelte che si compiono, apparirà subito chiaro se siamo sulla strada giusta per il successo.

Un altro esempio? In questo momento, sei in forma o fuori forma. Chiediti: che cosa sto facendo – o non facendo – perché il mio corpo si trovi in questa situazione? Se il tuo obiettivo è perdere peso, dovrai diventare consapevole della quantità di calorie incamerate ogni giorno e del tuo livello di attività. Sii onesto con te testo: mangi bene? Dovresti rinunciare a qualche alimento?

Nessuno dice che il cambiamento sia facile. Richiede disciplina, persistenza e qualche sperimentazione.

Trova il tuo scopo

Non è raro che succeda di non avere proprio idea di come sia il successo. Capita a molti e non c’è da preoccuparsi. Questo, però, non significa che sia utile rimanere in un tale stato di indifferenziata incertezza.

Si può in un qualche modo intervenire su di essa. Per esempio, si può rallentare un po’ il ritmo frenetico delle nostre giornate per provare a contemplare. Quando si usa questo termine, è facile che vengano in mente esercizi ascetici riservati ai mistici. Abbiamo bisogno, per dirlo con il titolo di un libro di José Tolentino Mendonça, di una Mistica della vita quotidiana. La prima cosa da fare in tal senso è di esaminare la propria ragione di essere: perché esisti? Bisogna, in altri termini, interrogarsi sullo scopo della propria vita. Prenditi il tempo che serve per fare questo lavoro su di te, perché ne vale la pena.

Identifica due tra i più forti tratti della tua personalità; descrivi il modo in cui interagisci con gli altri; immagina il tuo mondo ideale.

Il passo successivo è creare una visione, una immagine mentale del vostro futuro perfetto. Quale sarebbe il vostro lavoro perfetto? Quando tempo libero vorreste avere? Che tipo di amici o di relazioni?

A volte, si preferisce avere i piedi per terra perché ci si sente più concreti. Il problema è che in questo modo si potranno conseguire solo risultati ordinari. Il presidente americano John F. Kennedy, che immaginava di portare un uomo sulla luna, è stato un visionario. Lo stesso si può dire che Martin Luther King, che immaginava un’America libera e uguale.

Avere una visione non significa non essere in grado di agire concretamente. Tutt’altro. Una volta che avete in mente la vostra visione, suddividetela in obiettivi più piccoli e specifici. Definire un obiettivo per ogni parte della vostra visione ridurrà il divario tra la vostra realtà attuale e il successo finale.

Affermazione e visualizzazione

Realizzare la propria visione richiede di superare la propria comfort zone. Due pratiche possono aiutare in tal senso. Si tratta della affermazione e della visualizzazione.

L’affermazione inizia quando dichiarate il vostro obiettivo come se fosse già stato realizzato all’interno di una frase completa. Le affermazioni più efficaci sono in prima persona. Esempio: la frase “Mi piace guidare la mia nuova Lamborghini gialla” è molto più efficace di “Voglio una macchina nuova”. A questo primo esercizio, se ne può aggiungere un altro. Le vostre affermazioni, infatti, vanno collegate con una immagine vivida della vostra affermazione. È ciò che gli studiosi chiamano la visualizzazione.

Per farlo, chiudete gli occhi e immaginate l’affermazione nel modo più dettagliato possibile. Se la vostra affermazione è: “Mi piace rilassarmi nella veranda della mia villa a Madrid”, visualizzate i colori della vostra casa, i mobili della veranda e così via. Poi, aggiungete suoni, odori e sapori alla vostra immagine mentale. Che cosa si prova a sedersi sul divano della propria veranda?

Più riempite la vostra visualizzazione di emozioni e dettagli sensoriali, più intensamente la sentirete, più sarà forte la motivazione che vi darà lo slancio per raggiungere il vostro obiettivo.

Affrontare con perseveranza gli ostacoli

Ora che siete sulla buona strada per raggiungere il successo finale, dovete prepararvi ad affrontare i potenziali ostacoli e, se dipendete dagli altri nel conseguire i vostri obiettivi, il possibile rifiuto.

Il rifiuto è solo un ostacolo sulla strada del successo. Se qualcuno vi dice “no”, continuate a provarci finché qualcuno non vi dirà “sì”, tenendo sempre a mente il vostro prossimo passo.

Il fondatore del Kentucky Fried Chicken, Harland Sanders, non era nuovo ai rifiuti. Infatti, si è sentito dire “no” più di 300 volte quando ha proposto la sua idea imprenditoriale prima che qualcuno dicesse “sì”. Se avesse mollato al primo rifiuto, non ci sarebbero più di 11.000 ristoranti KFC nel mondo!

Anche Stephen King ha quasi buttato via il manoscritto del suo libro Carrie dopo aver ricevuto molti rifiuti iniziali. Ma poiché non si è arreso, Carrie ha finito per vendere più di 4 milioni di copie ed è stato trasformato in un film.

Nel cammino verso la vita dei vostri sogni, dovete eccellere in ciò che fate. Un principio importante su cui concentrarsi è quello di diventare un esperto. Non abbiate paura di continuare a provare e di lavorare per raggiungere il vostro obiettivo un passo alla volta.

Prendiamo, ad esempio, la scrittrice Debbie Macomber. Le ci sono voluti cinque anni di duro lavoro prima di vendere il suo primo libro. Ha scritto per due anni e mezzo mentre cresceva i figli. Per aumentare la pressione, il marito voleva che rinunciasse al suo sogno e tornasse a lavorare. Tuttavia, Macomber sapeva di potercela fare e ha trascorso altri due anni e mezzo a perseguire il suo sogno, nonostante la scarsità di denaro, senza mai prendersi una vacanza e perdendo molto sonno. Alla fine ne è valsa la pena: ha pubblicato oltre 100 libri e molti sono diventati best seller.

La perseveranza, dunque, è la chiave del successo.

Il lavoro da portare a termine

Dopo aver esplorato i fondamenti del successo, concentriamoci sul lavoro da portare a termine prima di poter davvero realizzare i vostri sogni.

In primo luogo, dovete affrontare le questioni incompiute. Avete dei progetti che avete abbandonato o lasciato a metà? Dovete pulire l’armadio o finire di pagare le tasse dell’anno scorso? Queste piccole cose possono sottrarre energie preziose al raggiungimento dei vostri obiettivi più importanti.

Vedetela in questo modo: è meglio avere cinque progetti completati che 15 progetti incompleti.

Un metodo utile è quello di programmare un fine settimana di completamento, in cui ci si prende del tempo per ripulire la lavagna da tutte le attività incompiute. Siate chiari e decisi: o lo fate, o lo delegate, o lo rimandate.

Anche se la scelta di rimandare un progetto non sembra produttiva, si differenzia dalla procrastinazione perché si decide consapevolmente di accantonare l’oggetto. Questa “pulizia” non si applica solo alle cose tangibili della vostra vita, ma anche alle vostre relazioni.

Quanta energia state sprecando serbando rancore nei confronti di un collega che ha venduto il vostro lavoro come suo? E quell’amica che non c’è mai quando avete bisogno di lei? Per andare avanti, dovete perdonare. Perdonare non significa fare un favore a qualcun altro, ma significa che avete lasciato andare e scaricato la tensione per il vostro bene.

Se vuoi veramente dimenticare qualcuno, non odiarlo. Tutti quelli che odi sono scolpiti nel tuo cuore; se vuoi lasciar andar qualcosa, non puoi odiare. #crescitapersonale #vitadesta @gscarafile

Immaginate come vi sentireste fantastici se all’improvviso foste in pace con gli altri!

Una tecnica efficace per aiutarvi a perdonare qualcuno è scrivere a voi stessi una “lettera di verità totale” per sfogare la vostra rabbia. Scrivete le cose che vi hanno fatto arrabbiare e noterete che riconoscere il vostro dolore e il vostro rancore è il primo passo verso il perdono.

L’ordine dei pensieri

Una volta che vi sarete occupati delle questioni in sospeso, vi sembrerà di aver già fatto progressi significativi verso i vostri obiettivi. Ora assicuratevi che anche i vostri pensieri siano in ordine.

Ammettetelo: spesso siete il vostro peggior nemico. La maggior parte di noi nutre pensieri negativi su di sé, le cosiddette convinzioni limitanti, in cui ci fissiamo sulle cose che pensiamo di non poter fare. Questa mentalità può essere molto dannosa, come dimostra questo esempio.

Un ferroviere è rimasto intrappolato in un vagone merci refrigerato mentre effettuava delle riparazioni. Preso dal panico, non riusciva a smettere di pensare alla possibilità di morire congelato e decise di scrivere un ultimo messaggio alla sua famiglia. Il mattino seguente fu trovato morto nel vagone. Sebbene mostrasse i segni fisici della morte per congelamento, il sistema di raffreddamento del vagone era in realtà fuori uso e la temperatura all’interno del vagone era di 13°C. L’uomo era morto essenzialmente a causa del suo pensiero negativo.

Per avere successo, è necessario arginare, se non eliminare completamente, i pensieri negativi.

Tuttavia, se si guarda abbastanza in profondità, l’amore per se stessi si trova spesso sotto l’autocritica. Potreste pensare: “Sono grasso e pigro”, ma se esaminate questo pensiero, quello che state dicendo è: “Ho paura”.

Avete paura di ammalarvi a causa del sovrappeso e nell’autocritica vi chiedete di prendervi più cura del vostro corpo. In realtà, dentro di voi state dicendo: “Ci tengo a me stesso. Voglio essere sano e forte e merito di sentirmi bene con il mio corpo!”. Questa è un’espressione di amore per se stessi.

Passando dal giudizio all’ammissione della paura, alla richiesta di azione e al riconoscimento dell’amore, inizierete a cambiare le vostre convinzioni limitanti in pensieri positivi e benefici. Quindi smettete di giudicarvi e iniziate a parlare a voi stessi come se conosceste il vostro vero valore!

Da soli?

La determinazione personale è fondamentale nel percorso verso il successo, ma non è possibile percorrerlo da soli. Le persone di grande successo hanno sempre altri che le ispirano o le guidano lungo il percorso.

Una cosa che potete fare è creare un gruppo di supporto.  Prendete in considerazione l’idea di individuare sei persone con cui siete in confidenza e organizzate conferenze programmate o chiamate via Skype in cui ciascuno ha a disposizione 15 minuti per porre domande. Per ottenere il massimo valore da queste sessioni, ogni membro del gruppo dovrebbe eccellere in un’abilità che desiderate imparare o aver raggiunto un obiettivo che desiderate.

Ad esempio, se siete proprietari di una piccola impresa, potrebbe essere vantaggioso includere nel gruppo uno o due imprenditori di successo del vostro settore. Anche altri professionisti come consulenti, avvocati o banchieri d’investimento possono essere di grande aiuto.

Un altro modo efficace per trovare sostegno è quello di individuare un mentore. Anche se la tentazione di chiedere consigli ad amici o colleghi è forte, è molto più utile rivolgersi a persone che hanno già realizzato ciò che si vuole ottenere. Non dovete essere timidi nell’avvicinarvi a persone di successo, perché la maggior parte di esse sarà desiderosa di condividere con voi la propria ricetta per il successo.

Per esempio, quando l’oratore motivazionale Les Brown iniziò la sua carriera, solo il Dr. Norman Vincent Peale, un acclamato guru motivazionale, aveva fiducia in lui. Quando Brown si rivolse a Peale, quest’ultimo fu onorato di condividere le sue esperienze e si assicurò che Brown fosse ben equipaggiato per diventare un coach e un oratore di successo.

Relazioni

Per trarre il massimo beneficio dalla vostra rete di supporto, dovete prima gettare una solida base di onestà e apprezzamento per costruire relazioni significative.

Dire la verità può spaventare. Ma dobbiamo dire la verità se vogliamo creare e favorire i nostri legami con gli altri.

Considerate la storia di Jack Canfield e Larry Prince e della loro organizzazione no-profit, la Foundation for Self-Esteem.

I due uomini avevano presentato una proposta per progettare un programma di formazione per chi cerca lavoro per l’Ufficio per l’istruzione della contea di Los Angeles. Tuttavia, quando si sono resi conto delle restrizioni del programma, hanno deciso di informare i funzionari della contea che non potevano rispettare i regolamenti, rischiando così di perdere la gara e la sovvenzione di 730.000 dollari.

Ma grazie alla loro onestà, hanno finito per vincere il concorso!

Oltre all’onestà, l’apprezzamento degli altri è spesso sottovalutato nelle relazioni. In uno studio condotto su circa 200 aziende, i dipendenti hanno classificato l’apprezzamento come il primo motivatore di un elenco di dieci temi motivazionali; i dirigenti e i supervisori, invece, hanno classificato l’apprezzamento all’ottavo posto.

È chiaro che vogliamo essere più apprezzati sul lavoro; quindi assicuratevi di fare la vostra parte mostrando apprezzamento per gli altri. Come si fa esattamente? Dipende dal tipo di persona che siete, se uditiva, visiva o tattile. Il modo migliore per apprezzare gli altri è quello di scoprire cosa li rende interessanti e combinare diversi modi per esprimere apprezzamento.

Per esempio, si può invitare qualcuno a cena, dargli una pacca incoraggiante sulle spalle, lodarlo al telefono o scrivergli un biglietto di ringraziamento.

Ma è fondamentale essere il più autentici possibile. Non bisogna nascondere la verità quando è necessario dirla. Ma ricordate anche di onorare e ringraziare le persone che vi sostengono.

Sui diversi significati di “ricchezza”

Siete d’accordo che “il denaro è la radice di tutti i mali”?

Se è così, dovete ridefinire il significato di ricchezza per voi. La maggior parte di noi pensa che la ricchezza riguardi solo il denaro, i nostri beni o possedimenti. Tuttavia, è molto di più: la ricchezza contiene anche aspetti intellettuali, umani e civici.

Per quanto riguarda le attività finanziarie, ci si può chiedere: quali obiettivi ho per i miei beni e quali azioni e obbligazioni vorrei possedere?

Oltre ai beni materiali, cercate di capire come le vostre relazioni, la vostra salute, le regole cui vi ispirate quando agite e le vostre abitudini siano collegate al modo in cui create la ricchezza. Considerate anche la vostra formazione, la vostra reputazione e le vostre competenze.

Tenendo a mente questi fattori, potete iniziare a far sì che la vostra ricchezza funzioni a vostro vantaggio. Molte persone di successo considerano il loro patrimonio umano e intellettuale più prezioso di quello finanziario, poiché la salute, la felicità e le relazioni costituiscono la base per un successo finanziario duraturo.

Un altro fattore che contribuirà notevolmente al vostro benessere personale è quello di offrire il vostro tempo a una causa meritevole. Aiutare gli altri ha un effetto notevole nel mantenerci soddisfatti e contenti della nostra vita.

Gli studi sul volontariato hanno dimostrato che le persone che aiutano gli altri hanno una vita più lunga e più sana. Inoltre, chi inizia a fare volontariato e ad aiutare gli altri fin da giovane ha maggiori probabilità di avere una carriera di successo in seguito.

Considerate quali sono le cause che vi stanno più a cuore. Ad esempio, se amate leggere, potreste fare volontariato per leggere ai non vedenti. Potreste anche avviare un’attività di produzione di libri per non vedenti.

Per ottenere il massimo da ciò che la vita può offrire, è necessario diventare “ricchi”, il che significa molto di più che disporre di beni finanziari.


[1] C. Perelman, C. Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, Torino , p. 19.

Dirigere se stessi come fossimo un’orchestra

1.     Un peso sulla testa

Non è infrequente sperimentare un senso di sopraffazione, come se circostanze, occupazioni e preoccupazioni avessero eroso ogni aspetto della nostra vita. Sì, forse avremmo proprio bisogno di quella vacanza che abbiamo così a lungo desiderato, ma lo stesso indugiare su quella idea, invece di darci sollievo, ci riporta alla mente i problemi da cui vorremo provvisoriamente allontanarci. Sembra un vicolo cieco.

E così, si continua a lavorare o ad essere presenti laddove gli impegni lo richiedano, ma senza una reale spinta. Più che agire, è come se subissimo le nostre stesse azioni.

Sembra davvero difficile tenere insieme in modo armonico due aree della nostra vita, professione e famiglia. In alcuni casi, è come se non si dessero alternative: o lavorare o stare con i figli. In realtà, dividersi tra questi due ambiti è solo una parte del problema perché, se anche riuscissimo ad armonizzare la nostra presenza in entrambi, vi sarebbero comunque aree dalle quali ci saremmo tagliati fuori. Mi riferisco alla dimensione personale, a quella fisica, all’ambito intellettuale, emozionale e spirituale.

Esiste, infatti, una dimensione più squisitamente personale che non dovremmo accantonare: essa coinvolge i nostri hobby e le attività che sentiamo essere importanti per noi stessi. Anche dedicarsi del tempo, perfino per non fare niente o per andarsene a zonzo senza una particolare meta, rientra in questa fetta personale. Poi, c’è la fetta fisica: prendersi cura del proprio corpo, camminare, nuotare, fare fitness, ma anche nutrirsi con cura, dando ascolto alle proprie esigenze alimentari. La terza dimensione, la terza fetta, è quella intellettuale: consentire alla nostra curiosità di manifestarsi. Prendersi il tempo per leggere quel libro che ci aspetta sul comodino o partecipare ad uno spettacolo o ad una mostra. Quarto ambito cui prestare attenzione è la fetta emotiva, il modo in cui sentiamo noi stessi. Quando è stata l’ultima volta che avete scritto sul vostro diario? Quando vi siete soffermati a riflettere su come vi siete sentiti in seguito ad un determinato evento? L’ultima dimensione, la fetta spirituale, include le cose in cui profondamente crediamo, le convinzioni profonde o anche la fede religiosa.

2.     La vita come una grande torta

David J. McNeff in The Work-Life balance Myth ha proposto di immaginare che ogni ambito rappresenti una fetta di una torta ideale. Essere in equilibrio, vivere bene, significa prendersi cura di ciascuna di queste fette di torta.

Da un lato, non è facile porsi in ascolto di questa proposta. Siamo, infatti, convinti che la complessità dell’umano sia poco riducibile a spiegazioni così schematiche. Chi si ritiene più sgamato, poi, non potrà che considerare con aria di sufficienza simili proposte, ritenendole semplicistiche. D’altro canto, è pur vero che il lungo indugiare sulla ricerca della migliore teoria possibile, allontana l’adozione di soluzioni concrete. Una cosa sembra certa: rimanere imbambolati a vivere il disagio di una vita sotto sforzo è sicuramente sbagliato. Vale dunque la pena di considerare ogni opzione sul campo, anche il “metodo delle sette fette” di McNeff, forse con uno sguardo più benevolo. Ma poi, siamo davvero sicuri che la proposta del coach americano sia così semplice da attuare?

3.     Una vita bilanciata

Dunque, una vita bilanciata prevede che ogni giorno riserviamo un’attenzione consapevole a sette aree. Ora, giunti a questo punto, si presenta una obiezione fin troppo semplice: se già facciamo fatica a tenere insieme due tra queste aree, cioè la famiglia ed il lavoro, come è pensabile raggiungere un equilibrio allargando lo spettro delle attività invece di restringerlo?

Il punto è – spiega McNeff – che l’essere umano può volare alto, cioè può essere ciò che è, solo quando partecipa di tutti questi ambiti. L’esaurimento delle sue potenzialità si verifica a mano a mano che si diventa monodimensionali, concentrandosi solo su qualcuno di essi. Si tratta di un errore compiuto in buona fede. La madre di famiglia apprensiva, per esempio, dedicherà tutte le sue attenzioni al figlio e finirà con il sentirsi in colpa se pensa al suo lavoro che ha dovuto mettere da parte. La stessa cosa accadrà al padre che si sentirà indotto a dedicare ogni energia al lavoro, trascurando i figli. Si tratta di due esempi interscambiabili che rivelano una “attenzione escludente”. La soluzione, invece, consiste nella capacità della nostra attenzione di essere inclusiva, cioè di non ignorare tutte le altre “fette di torta”.

Una vita bilanciata prevede di riservare ogni giorno una attenzione consapevole a quelle dimensioni in cui la nostra umanità naturalmente si dispiega.

La maggior parte delle persone tende a concentrare tutte le proprie ore di veglia sulle proprie priorità principali, cioè la fetta familiare e quella professionale.

Adottare la proposta di McNeff richiede prima di tutto di fare un inventario di ogni area della nostra vita. Bisogna identificare le fette dormienti, perché è dedicandosi ad esse che sarà possibile gradualmente ristabilire un equilibrio. L’obiettivo di questo esercizio semplice è di scattare una foto alla nostra vita in un determinato momento, stando bene attenti a tenere a bada quella parte di noi che è sempre pronta a giudicare negativamente ogni nostra azione.

“Purtroppo, non ho più tempo per questo” è la frase che diciamo a noi stessi quando ci accorgiamo che ci sono effettivamente delle cose che non riusciamo più a fare. Inizia così quel processo di rassegnazione che ci porta a limitare il nostro raggio d’azione in ambiti sempre più limitati.

Bisogna cercare di riconoscere frasi di questo tipo ed attuare delle contromisure. Rendersi conto che si è oberati o che uno dei settori della nostra vita sta fagocitando gli altri è il primo passo. Il secondo è di iniziare un piccolo cambiamento, da mettere in pratica ogni giorno: per esempio, anche solo trovare cinque o dieci minuti per meditare o fare qualcosa in cui ci sentiamo riconosciuti.

4.     Conclusione

Immaginate un’orchestra sinfonica che si prepara a suonare. I musicisti aspettano che il direttore batta il suo leggio. Sollevano i loro strumenti. In risposta ai segnali del direttore, l’orchestra comincia a suonare come se fosse una “cosa” sola. Mentre i suoi membri suonano, il direttore comunica quando i violini devono prendere il comando, quando le trombe devono fare una pausa e così via, il tutto mantenendo il tempo.

Di fronte al gran numero di scelte possibili è come se fossimo il direttore d’orchestra di noi stessi.

Allo stesso modo, tu sei il direttore della tua orchestra, e hai sette strumenti da dirigere. Per mantenere la profondità e la struttura della musica, hai bisogno che ogni strumento sia presente e abbia successo – ma alla fine, sta a te portare il tuo senso di armonia.

Non importa quanto tu sia occupato, vivere in armonia ti permette di gestire lo stress e affrontare ogni giorno con un atteggiamento più brillante. Tutto questo concretamente può significare che non perderai la calma in un ingorgo inaspettato e che le soluzioni ai grandi problemi appariranno più facilmente disponibili.

Soprattutto, il Metodo delle Sette Fette ti aiuta a prestare attenzione agli eventi della tua giornata, per assicurarti di non essere completamente assorbito dagli alti e bassi emotivi della vita quotidiana. Ricorda che non è necessariamente quanto tempo passi su ogni fetta che conta, ma la qualità di quel tempo e la forza del tuo impegno. Molte persone che abbracciano il metodo delle sette fette a lungo termine riferiscono che “la vita sembra più un viaggio”, mentre prima sembrava più un lavoro di routine. Alla fine, vivere nelle Sette Fette non solo vi farà sentire meglio; quando inizierete a sentirvi a vostro agio, lo faranno anche tutti quelli che vi circondano.

 

La fontana del villaggio

Quante volte ci hanno detto che siamo troppo generosi? Che non ci risparmiamo mai? Si tratta di un complimento, che in realtà segnala anche un problema: non sapersi dare dei limiti. E così sulla scia di una non del tutto corretta interpretazione del multitasking, sia che si tratti della vita di relazione sia che si tratti del lavoro, siamo come una fontana a cui tutti attingono senza limiti.

Ancora oggi, nella struttura di molti piccoli centri, nella piazza principale è collocata una fontana. È la classica “fontana del villaggio”, la fonte a cui tutti gli abitanti andavano per attingere l’acqua senza cui la vita non era possibile. La presenza della fontana era possibile anche perché tutto il villaggio si prendeva cura che il corso del fiume potesse scorrere liberamente, senza essere ingombrato dai rami degli alberi che, cadendo, inevitabilmente finivano con l’occupare il letto dei ruscelli vicini. In altri termini, c’era equilibrio, c’era una relazione armonica che permetteva alla fontana di essere fonte di vita.

Ovviamente, non c’è niente di male nell’improntare la propria esistenza ad una generale generosità. Tuttavia, quando tale scelta scaturisce dalla mancata tutela delle proprie prerogative e dei propri legittimi bisogni, allora si va incontro ad una postura sbilanciata. È questa la ragione per cui occorre non nascondere le proprie esigenze nel tentativo di giungere ad un rapporto equilibrato tra le proprie esigenze e quelle degli altri.

Quali sono i segnali dai quali ci possiamo accorgere che abbiamo bisogno di limiti?

Bene, riflettete per un momento su alcune domande. Vi sentite spesso stressati, sopraffatti o esauriti dalla quantità di lavoro che dovete fare? Trovate che fate fatica a dire di no alle richieste di amici, familiari e colleghi di lavoro? Vi ritrovate mai ad evitare certe persone che non vi fanno sentire a vostro agio?

Se avete risposto sì a una di queste domande, allora potreste avere un problema di limiti. Questo perché, per quanto diversi possano sembrare questi problemi, in realtà si riducono tutti allo stesso problema fondamentale: hai permesso ai tuoi bisogni di passare in secondo piano rispetto a quelli di qualcun altro. I limiti, quindi, consistono nel farsi valere per se stessi. Avere dei limiti sani significa poter contare sulle persone della tua vita per trattarti in un modo che ti faccia sentire a tuo agio.

Quando pensiamo ai confini, quelli che ci vengono in mente per primi sono i confini fisici del nostro corpo e dello spazio personale. Ma i confini fisici rappresentano, in realtà, solo un tipo di confine. Per esempio, abbiamo anche limiti sessuali, che riguardano la limitazione di argomenti di conversazione inappropriati, battute a sfondo sessuale e altri comportamenti che non siamo disposti a tollerare.

Poi ci sono i limiti intellettuali ed emotivi, che riguardano il rispetto delle nostre opinioni e dei nostri sentimenti da parte degli altri, anche se non sono d’accordo con noi. Abbiamo anche dei limiti materiali, che riguardano il modo in cui gli altri usano i nostri beni. E, infine, abbiamo limiti di tempo, che riguardano la garanzia che gli altri capiscano il valore del nostro tempo.

Certamente, molti di questi limiti sono codificati nella cultura, come lo spazio personale, quindi non dovrebbe essere necessario dichiararli. Tuttavia, altri confini sono più individuali, e sono quelli che dobbiamo comunicare. Per esempio, quando incontri qualcuno per la prima volta, potresti dover fargli sapere che sei più uno che stringe le mani che uno che abbraccia.

Naturalmente, stabilire dei limiti non è sempre facile. Ci preoccupiamo di essere visti come soffocanti, bisognosi o troppo sensibili. Potremmo anche preoccuparci di danneggiare la relazione rendendo le cose imbarazzanti.

Ma, a lungo andare, non porre limiti è controproducente.

Se permettiamo agli altri di calpestare continuamente i nostri confini, la qualità delle nostre relazioni inevitabilmente diminuirà.

Quindi, sì, porre dei limiti può essere scomodo. Ma, alla fine, il disagio a breve termine è un piccolo prezzo da pagare per avere relazioni funzionali e a lungo termine.