Mindsight. Vedersi con gli occhi degli altri

Daniel J. Siegel, psichiatra statunitense, professore di psichiatria alla School of Medicine della University of California, nonché direttore esecutivo del Mindful Awareness Research Center e del Mindsight, qualche anno fa ha scritto Mindsight in cui propone una via alla minduflness, basata sulle più recenti conoscenze sulla mente.

Mindsight è la capacità di comprendere la relazione tra la mente, il corpo e le nostre emozioni. A volte ci troviamo in situazioni in cui reagiamo in modo imprevedibile, come arrabbiarsi o sentire un impulso di fuga. Ma per capire queste reazioni, dobbiamo essere consapevoli del nostro mondo interiore e questo è dove entra in gioco la vista mentale che è la traduzione del termine usato da Siegel.

La vista mentale ci aiuta a capire la connessione tra il corpo e la mente e a controllare le nostre emozioni più forti. La mindfulness, come la meditazione, sono esempi di mindsight che ci aiutano a diventare più consapevoli del nostro respiro e battito cardiaco.

Ma la vista mentale non è solo per i momenti di calma, è uno strumento utile anche nei momenti difficili. Ad esempio, quando i nostri figli litigano, spesso diventiamo frustrati, ma in realtà è il nostro battito cardiaco in aumento che causa questa emozione. Se siamo consapevoli del nostro battito cardiaco, possiamo imparare a controllarlo e gestire meglio la situazione.

Inoltre, la mindsight ci incoraggia a vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, il che è importante per la nostra capacità di empatia. Con una buona visione mentale, la vita sarà più pacifica e meno caotica

1.              L’io armonico

L’obiettivo della pratica del Mindsight è di creare un Sé equilibrato e armonioso. Immaginate di camminare su una fune tesa, dove l’equilibrio è la chiave per non cadere. Analogamente, nella vita, trovare il giusto equilibrio tra routine rigide e comportamenti spontanei, tra pensiero razionale e intuitivo, è fondamentale per creare un Sé armonioso e felice.

Per ottenere questo equilibrio, la terapia basata sul Mindsight utilizza la metafora del fiume che scorre dolcemente. Invece di lottare contro i cambiamenti nella vita, basta fare spazio a questi ultimi, come fa un fiume che si adatta alle rocce e agli ostacoli senza perdere il suo corso originale.

Come la luna influenza le maree, le nostre esperienze passate e le relazioni influenzano la nostra personalità. È importante accettare che è normale avere comportamenti diversi e che la nostra personalità cambierà con il tempo. Creare un equilibrio tra pensiero analitico e intuitivo, come un musicista che suona le note giuste, è un altro importante passo per ottenere un Sé armonioso.

2.              Training

Il potere della Mindsight in psicoterapia è come un’arma a doppio taglio: da un lato, ci permette di capire come il nostro cervello modella il nostro modo di vedere il mondo e, dall’altro, ci permette di sfruttare questa comprensione per allenare il nostro cervello.

Mindsight è come un personal trainer per la mente, che ci aiuta a rafforzare la relazione tra i nostri pensieri attraverso la riflessione consapevole. È come creare una rete di fili elettrici che si interconnettono tra di loro, diventando sempre più forti con il tempo.

Inoltre, Mindsight è come un amplificatore per la memoria, che ci permette di rievocare eventi passati o futuri con la stessa vivida potenza della stessa esperienza.

Grazie a Mindsight, possiamo diventare più forti nel gestire le sfide inaspettate della vita, in quanto essa aumenta la consapevolezza delle varie aree del cervello responsabili delle nostre emozioni, giudizi morali, attenzione, senso del tempo e identità. È  come avere una mappa per la propria mente, che ci permette di navigare verso una vita più equilibrata e felice.

3.              Alla ricerca della pace interiore

Mindsight è come un personal trainer per la parte destra del nostro cervello, aiutandolo a sviluppare la muscolatura della consapevolezza emotiva. È come navigare in un oceano di emozioni, imparando a governare la barca della propria mente.

Parlare dei propri sentimenti potrebbe sembrare una semplice questione di trasparenza, ma a volte le emozioni sono come nuvole che fluttuano nell’orizzonte interiore, difficili da identificare e comprendere. Mindsight ci aiuta a fare luce su queste nuvole, addestrandoci a guardare dentro di noi con maggiore consapevolezza.

Per esercitare l’emisfero destro, possiamo provare ad esplorare le nostre emozioni come un esploratore esplora un territorio sconosciuto. Ad esempio, potremmo tenere un diario emozionale, dove registriamo tutte le sensazioni emotive, o partecipare a giochi di comunicazione non verbale che ci aiutino a riconoscere le emozioni degli altri.

In momenti di stress o emozioni intense, possiamo usare tecniche che ci aiutino a concentrarci sulle sensazioni fisiche del corpo. È come un viaggio introspettivo attraverso il nostro corpo, alla ricerca di un luogo sicuro dove trovare pace interiore. Con la pratica, diventeremo maestri nella navigazione delle nostre emozioni, capaci di governare la barca della nostra mente con sicurezza e calma.Inizio moduloFine modulo

4.              Gestire le emozioni

Mindsight ci aiuta a capire che le emozioni non sono tratti permanenti che ci definiscono, ma esperienze temporanee. Mentre può essere facile consigliare a qualcuno di “rimanere calmo”, gestire le emozioni può essere molto difficile. Molti di noi trovano le emozioni opprimenti e stressanti, ma la mindsight ci insegna che sono solo momenti passeggeri nell’esperienza umana, non segnali che siamo difettosi e disfunzionali.

Attraverso pratiche come la meditazione, alleniamo la nostra mente a concentrarsi su una sola cosa e a ricondurre l’attenzione quando viene distratta. Questo ci fa comprendere che i pensieri e le emozioni sono solo esperienze temporanee e non la base della nostra personalità.

Immaginare la propria mente come un oceano, con i pensieri e le emozioni che si muovono sulla superficie come onde, è un altro esempio di pratica di mindsight. Anche le tempeste più intense sono solo sensazioni fugaci, mentre alla base dell’oceano c’è sempre calma. Questa visualizzazione ci ricorda che le emozioni sono solo momentanei stati d’animo e che possiamo trovare pace interiore.

La mindsight si basa su tre pilastri fondamentali: osservazione, obiettività e apertura. Imparando a incorporare questi elementi nella nostra vita, siamo in grado di comprendere meglio le nostre emozioni.

Impareremo ad osservare la nostra mente quando i pensieri distraenti ci allontanano dalla concentrazione, sia che si tratti di meditazione, lavoro o sonno. Poi, alleneremo la nostra obiettività seguendo il percorso dei nostri pensieri e comprendendo come influenzano i nostri sentimenti. Infine, rimanendo aperti e accettando che i pensieri negativi sono temporanei, impareremo ad accettare le emozioni come parte naturale dell’esperienza umana e ad utilizzarle per crescere e migliorare.

5.              Esperienze infantili

Chi sono stati i vostri insegnanti nei primi anni di vita? I vostri genitori, molto probabilmente! Ma i genitori fanno molto di più che insegnarci a leggere o ad andare in bicicletta. Impariamo molto anche da tutto ciò che ci insegnano a livello inconscio.

Nel bene e nel male, la nostra educazione modella il modo in cui oggi interagiamo con le persone. I bambini cresciuti da genitori che hanno mostrato affetto solo in modo incoerente spesso sentono di non potersi fidare di nessuno quando diventano adulti: non nelle amicizie, non nel lavoro, nemmeno nelle relazioni d’amore.

Allo stesso modo, i bambini che hanno dovuto assumersi molte responsabilità in giovane età hanno imparato che mostrare debolezza è un fallimento. Ciò significa che da adulti hanno difficoltà ad aprirsi con i propri sentimenti: fin dall’infanzia, infatti, non si sentivano a proprio agio nell’essere visti come vulnerabili.

Anche se queste idee sbagliate apprese durante l’infanzia ci accompagnano da molto tempo, possiamo superarle con la consapevolezza. Un ottimo modo per iniziare è quello di annotare il maggior numero possibile di primi ricordi, oltre ad alcuni dei più recenti.

Questo vi aiuterà a liberarvi di tutto e a capire quale narrazione avete usato per dare un senso al vostro passato di bambini. Esaminate la storia che raccontate di voi stessi e considerate la possibilità che non ci sia bisogno di una narrazione perfettamente coerente. Piuttosto, siamo tutti costituiti da molteplici narrazioni in ogni fase e aspetto della nostra vita.

La narrazione della vostra vita precedente rivelerà come le vostre attuali difficoltà siano legate al modo in cui percepite la vostra infanzia. Questo vi aiuta a vedere questi schemi per quello che sono: dannosi. Scoprire storie alternative da raccontare sulla vostra infanzia e sulla vostra vita adulta è il primo passo per abbattere i muri che avete costruito intorno a voi da bambini.

6.              Vita di coppia

Nella vita di coppia, possiamo scegliere di essere un faro che guida il dialogo verso la calma oppure una tempesta che scatena l’inferno. La scelta è tra essere ricettivi o reattivi.

La metafora del faro rappresenta la ricettività, dove si accoglie l’altro con ascolto attento e comprensione. È come se illuminassimo la via verso una risoluzione pacifica dei problemi. La metafora della tempesta, invece, rappresenta la reattività, dove ogni lamentela del partner diventa un’occasione per attaccare, difendersi o fuggire. È come se scatenassimo una tempesta che rende impossibile una comunicazione costruttiva.

Per essere ricettivi, è importante rivalutare le nostre narrazioni e condividerle con il partner, in modo da comprendere le sue motivazioni ed emozioni. Un altro esempio è il metodo del timeout, dove si interrompe la conversazione per riflettere e riprenderla in un secondo momento, quando si è in uno stato emotivo più equilibrato. Un terzo esempio potrebbe essere quello di praticare la meditazione o la consapevolezza per migliorare la capacità di essere presenti al momento e di ascoltare l’altro senza pregiudizi.

In sintesi, scegliamo di essere fari che illuminano il dialogo o tempeste che lo oscurano. Utilizziamo la vista mentale per essere ricettivi e creare relazioni sane e durature.

7.              Traumi

Il passato è un’ombra che ci segue lungo tutta la vita, lasciando la sua impronta sui nostri comportamenti, emozioni e pensieri. È come un puzzle composto da tante tessere, alcune delle quali sono state sepolte e dimenticate negli angoli più remoti della nostra mente, ma che continuano a influenzare la nostra vita. Le esperienze infantili sono come semi che vengono piantati nella terra fertile della mente e crescono fino a diventare alberi rigogliosi che plasmano la nostra personalità e il nostro modo di affrontare la vita. Allo stesso modo, anche le esperienze della giovane età adulta possono lasciare la loro traccia, come profonde cicatrici sulle foglie dell’albero della vita.

Con tecniche di mindfulness come la scansione corporea, possiamo scavare nel sottosuolo della nostra mente per recuperare i ricordi sepolti. E’ come scavare un pozzo per trovare l’acqua sorgiva che alimenta la vita. Questo processo può portare alla luce esperienze represse e aiutarci a superare i traumi.

La vista mentale è un’arma potente per affrontare le incertezze della vita. E’ come un faro che guida la nave durante la tempesta, illuminando la via verso la sicurezza. Tuttavia, la tendenza umana a preferire la prevedibilità a situazioni incerte può alimentare comportamenti disfunzionali, come il disturbo ossessivo-compulsivo. E’ come essere intrappolati in una spirale di pensieri ossessivi che ci impediscono di vivere serenamente.

Fortunatamente, anche questo disturbo può essere affrontato con la vista mentale. Immaginate di prendere per mano l’impulso angosciante e di iniziare una discussione con lui, come se fosse una persona reale. È come trovare un compagno di viaggio con cui condividere le preoccupazioni e trovare una soluzione insieme. A poco a poco, sarà sempre più facile gestire questi impulsi e vivere una vita serena e libera.

Buon tempo e buon sonno

Perché è importante rilassarsi? Sembra una domanda banale. In realtà, c’è un forte legame tra il lavoro, il benessere e il rilassamento. Quando siamo ben riposati e rilassati, infatti, siamo in grado di affrontare le sfide del lavoro con maggiore energia e concentrazione. Inoltre, il rilassamento ci aiuta a gestire meglio lo stress e le emozioni, il che ci permette di lavorare in modo più efficace e di evitare errori dovuti all’impulsività o all’irrazionalità. Quindi, prendersi del tempo per rilassarsi è importante non solo per il nostro benessere personale, ma anche per la nostra capacità di lavorare in modo efficace e produttivo.

Vi invito ad ascoltare il brano “Weightless” dei Marconi Union, un brano progettato appositamente per aiutare le persone a rilassarsi, ridurre l’ansia e lo stress. Utilizza, infatti, una combinazione di suoni e melodie che aiutano a calmare il sistema nervoso e a promuovere uno stato di rilassamento profondo. Che ne dite, proviamo?

Ogni sera, dal lunedì al venerdì, su Linkedin, arriva “A ‘na certa”, la nostra proposta di una meditazione per il riposo sereno, in modo da affrontare con energia la giornata successiva.

Uno sguardo d’insieme sulla vita

Nel simbolo taoista dello yin-yang, un cerchio che è metà scuro e metà chiaro, ci sono due punti. Nel cuore dell’oscurità, si può trovare la luce. E circondata dalla luce, l’oscurità è riconosciuta.

Meno astrattamente, il simbolo significa che anche se le cose non ci vanno bene nella vita, non dobbiamo essere insensibili alla felicità. E se le cose ci vanno bene e siamo felici, non possiamo ignorare la possibilità di soffrire in futuro. Il risultato di una tale integrazione – la capacità di accettare entrambi gli stati, profondamente, allo stesso tempo – è una felicità duratura.

La definizione di felicità della cultura occidentale di solito non fa spazio alla sofferenza. I media e i presupposti culturali suggeriscono che provare dolore o tristezza è vergognoso o degno di biasimo. E alla base di questi messaggi c’è l’aspettativa che dovremmo essere in grado di sopprimere qualsiasi sentimento di paura o perdita.

Il dolore è, per natura, un’esperienza isolante che può farci sentire disconnessi dall’umanità e dalla vita. Quando definiamo il dolore come inaccettabile, la vita diventa ancora più costrittiva. Ma se diventiamo disposti a relazionarci pienamente con la vita, inclusa la sofferenza, possiamo spostare il nostro cuore dall’isolamento alla vera connessione.

Un modo per arrivarci è la meditazione. Nella meditazione, impariamo a prestare davvero attenzione – a diventare consapevoli degli stati mentali costruttivi e ad incarnarli, e a lasciare andare quelli che non ci servono.

Il concetto buddista di Mettā

Il concetto buddista di “Mettā” non ha un esatto equivalente nella cultura occidentale. Tale concetto, infatti, comprende amore, gentilezza e amicizia. Nella nostra cultura, invece, l’amore è di solito associato alla passione o al sentimentalismo, che sono entrambi legati al volere o al possesso.

Il Buddha ha insegnato che gli stati di sofferenza, come la rabbia o la paura, sopprimono temporaneamente le forze positive come l’amore o la saggezza, ma non possono mai distruggerle. D’altra parte, una forza positiva come Mettā è così forte che può effettivamente sradicare le forze negative.

Se sei come la maggior parte delle persone, puoi guardare agli altri per scoprire se sei amabile o capace di provare amore. Facendo così, stai essenzialmente cercando un riflesso dell’innata radiosità che ci connota. In altri termini, stai cercando il tuo centro fuori di te. La consapevolezza interiore è essenziale per essere in grado di offrire “amore” genuino agli altri. Così, quando pratichiamo Mettā, è importante iniziare a dirigere l’amorevole gentilezza verso noi stessi.

Ecco una semplice meditazione che puoi provare. Per iniziare, siediti comodamente e chiudi gli occhi. Prova a lasciare andare l’analisi e l’aspettativa per i prossimi 10-15 minuti. Inizia a riflettere sul bene che c’è in te – ricorda un momento in cui sei stato generoso o premuroso, e prova piacere in questo pensiero. Se non ti viene in mente nulla, sposta delicatamente la tua attenzione su una qualità che ti piace di te stesso, o sul tuo desiderio di essere felice.

Classicamente, quattro frasi sono ripetute durante la pratica di Mettā:

1) “Possa io essere libero dal pericolo”.

2) “Possa io avere la felicità mentale”.

3) “Possa io avere la felicità fisica”.

4) “Possa io avere facilità di benessere”.

Ripeti queste frasi a te stesso, più e più volte.

Poi comincia a dirigere la tua pratica verso gli altri. Per prima cosa, passa al “benefattore” – qualcuno per cui sentite gratitudine e rispetto. Poi, concentrati su qualcuno nei cui confronti senti di essere neutrale. Dopo questo, sarai pronto a dirigere Mettā verso “il nemico” – qualcuno verso cui provi rabbia o paura. A questo punto, l’amore condizionato si dispiega in una forza incondizionata.

Se il dolore fisico sorge in qualsiasi momento della tua meditazione, cambia delicatamente la postura. Possono anche sorgere sentimenti di indegnità. Continuate a respirare, accettate la loro presenza, ricordate la bellezza del vostro desiderio di essere felici e tornate alle frasi.

Ostacoli del desiderio

Siamo pieni di desideri, non è vero?

Il desiderio ci spinge fuori da noi stessi, ci spinge ad essere migliori.

Non tutti la pensano così. Potremmo perfino dire che una tale mentalità è propria soltanto del mondo occidentale. Ci sono altre visioni possibili del desiderare. Nel mondo buddista, il desiderio assume perfino una connotazione negativa.

Con il desiderio, infatti, proietti tutte le tue speranze e i tuoi sogni di realizzazione su qualche oggetto. Ci si affeziona a questo incanto temporaneo, credendo che questo oggetto da solo ci renderà felici – e quando inevitabilmente non lo fa, soffrite.

Nel buddismo, l’attaccamento è chiamato la radice della sofferenza a causa delle due qualità che lo accompagnano: la ricerca e la protezione. Nella ricerca, si perde la felicità del semplice essere e si è sempre in uno stato di divenire il cui inevitabile correlato è la caduta, l’implosione della tensione verso l’oggetto perseguito. Inseguendo i desideri, si perde di vista ciò che si ha realmente e si finisce con un continuo senso di perdita o risentimento.

Vivere senza attaccamento significa essere tutt’uno con la propria vita, essere fermi e in pace. Con Mettā, non ci si concentra sul futuro – ciò che si vuole, di cui ci si preoccupa o da cui ci si deve difendere. La pratica rimuove il senso del tempo, l’aspettativa e la delusione in modo da poter semplicemente permettere alle cose di essere come sono.

Nella tua pratica Mettā, prenditi del tempo per riflettere sulla felicità. Per prima cosa, considera le cose che ti renderebbero felice. Ricorda di andare oltre la felicità condizionata o fugace. Poi, pensa a cosa significa per te l’amicizia. Il Buddha ha detto che mantenere una “saggia compagnia”, o avere buoni amici, è una delle più grandi risorse per la felicità e la libertà.

Dirigi l’amorevolezza verso te stesso per qualche minuto, e poi rifletti su un amico. Dite il suo nome, immaginatelo, sentite la sua presenza. Contempla le sue amabili qualità, deliziati del suo umano bisogno di essere felice, e dirigi le frasi di Mettā verso di lei. Se ti viene in mente un altro amico, permetti a te stesso di concentrarti su di lui. Se la tua mente vaga, torna delicatamente a ripetere le frasi.

Recuperare se stessi

La felicità viene davvero da dentro. Perseguendo il sentiero buddista dell’amorevolezza nella meditazione e nella vita quotidiana, puoi tornare in contatto con la tua bellezza intrinseca, imparare a liberarti degli stati d’essere improduttivi, sviluppare la compassione verso te stesso e gli altri, e liberare la tua mente. La tua ricerca ti condurrà alla realizzazione che sei profondamente connesso a tutti e tutto ciò che ti circonda – e con essa arriverà una gioiosa libertà che si traduce in una felicità vera e duratura.