Grandi obiettivi a piccoli passi

1.     I piccoli guadagni

Quando David Brailsford è diventato capo della squadra di ciclismo britannica nel 2002, la squadra stava andando piuttosto male. Per migliorare le prestazioni, Brailsford fece scomporre ogni componente del ciclismo in piccole parti – dall’alimentazione dei ciclisti fino alla manutenzione della bicicletta – e diede ai membri della squadra l’obiettivo di migliorare ogni singolo aspetto solo dell’1%.

Invece di puntare alla perfezione fin dall’inizio, Brailsford ha cioè puntato ad ottenere piccoli guadagni che si sarebbero sommati progressivamente l’uno con l’altro. Questa serie di piccoli risultati ha prodotto un “entusiasmo contagioso” all’interno della squadra inizialmente in difficoltà. E così, la nazionale inglese di ciclismo ha iniziato a vincere la maggior parte delle medaglie d’oro nei giochi olimpici del 2008 e del 2012.

Il metodo di Brailsford, il cosiddetto “power of marginal gains”, sembra porsi in controtendenza rispetto ad una cultura come la nostra in cui ci si aspetta risultati immediati senza sforzo. Il metodo del coach inglese viene citato spesso nel tentativo di illustrare la specificità del Kaizen, una teoria giapponese di gestione del flusso di lavoro il cui nome è stato coniato nel 1986 da Masaaki Imai, sebbene esso possa essere fatto risalire già ai tentativi per aiutare il Giappone a riavviare la sua economia dopo la Seconda guerra mondiale.

Kaizen è la composizione di due termini, KAI (cambiamento) e ZEN (migliore) e significa cambiare in meglio.

2.     Scomporre gli obiettivi

Per capire come funzioni il kaizen, chiediamoci: rispetto ad un obiettivo a lungo termine che ci siamo dati, qual è il passo più piccolo e facilmente realizzabile che possiamo compiere? Si tratta, in altri termini, di scomporre l’obiettivo generale in elementi più piccoli e, per così dire, maneggiabili. Per esempio, se vogliamo eliminare la carne dalla dieta, potremmo iniziare ad essere vegetariani progressivamente, per due sere a settimana. All’inizio, il cambiamento deve essere appena percettibile.

Se vi accorgete che non riuscite a raggiungere gli obiettivi a breve termine, tornate semplicemente all’azione più piccola possibile che potete intraprendere. Se vi sentite troppo giù per fare una corsa di 5 chilometri, per esempio, andate per lo meno a fare una breve passeggiata. Fare una piccola azione è meglio che non farne nessuna, e permette di lavorare gradualmente fino al raggiungimento dell’obiettivo.

3.     Le cinque S

Masaaki Imai in Gemba Kaizen ha individuato un percorso in cinque tappe, il cosiddetto percorso delle cinque “S”.

1) Seiri. Consiste nel fare pulizia, nell’eliminare tutti gli oggetti non necessari nel perseguimento del nostro obiettivo. Questi elementi sono chiamati “muda”. Eliminando i muda possiamo liberare risorse che possono essere utilizzate in modo più efficace. Naturalmente, l’individuazione di ciò che non è necessario non è facile, perché in genere tendiamo a circondarci di cose a torto ritenute importanti. Dunque, già questo primo livello ci fa capire quanto sia importante la capacità di fare discernimento.

2) Seiton. Raddrizzare le cose. Una volta che gli oggetti necessari al perseguimento del nostro obiettivo siano stati individuati, è opportuno che essi siano disposti in modo ordinato.

3) Seiso. Spazzare il pavimento. La propria postazione di lavoro deve essere mantenuta pulita ed ordinata.

4) Seiketsu. Sistematizzare i primi tre passi, assicurarsi che essi siano compiuti ogni giorno.

5) Shitsuke. Fare diventare i primi quattro passi una abitudine.

In conclusione, genio e sregolatezza sono visti molte volte come caratteristiche proprie delle persone vincenti. Nell’approccio del Kaizen, invece, assistiamo ad un capovolgimento dei valori. Ciò che garantisce il successo sono la perseveranza e l’umiltà, intraviste alla luce del discernimento.