Oltre l’opacità dell’irrelazione: costruire connessioni vere e significative

1. In molti ambienti lavorativi, è comune avere una relazione con i colleghi che si basa strettamente su questioni professionali. Due individui potrebbero collaborare fianco a fianco per anni, condividendo solo conversazioni legate a progetti, riunioni e scadenze. Nonostante la frequenza con cui interagiscono, raramente si conoscono a livello personale. La paura di apparire non professionali o di attraversare confini personali impedisce spesso di scavare sotto la superficie. La relazione diventa quindi opaca, poiché ogni individuo vede solo una versione molto limitata dell’altro, ignorando i suoi interessi, le sue paure, i suoi sogni e le sue aspirazioni.

2. Tutti abbiamo quegli “amici” con cui condividiamo solo interazioni superficiali, come commenti su social media o brevi chiacchierate durante eventi sociali. Anche se ci può essere una familiarità e una frequente interazione, la profondità della connessione è spesso assente. Questi amici potrebbero sapere cosa abbiamo fatto il weekend scorso grazie a una storia di Instagram, ma non conoscono le nostre lotte interne, i nostri sogni o le nostre paure. La relazione è basata su una presentazione esteriore e filtrata di noi stessi, piuttosto che su una comprensione genuina e profonda dell’altro.

3. L’amore, nella sua natura essenziale, è una profonda connessione tra due individui. Tuttavia, talvolta, due persone possono trovarsi in una relazione amorosa in cui, nonostante l’apparente intimità, esistono barriere invisibili che impediscono una vera comprensione reciproca. Questo può accadere per vari motivi: paura di mostrare vulnerabilità, traumi passati che ostacolano l’apertura emotiva, o semplicemente il desiderio di mantenere una certa immagine di sé per soddisfare le aspettative dell’altro. In tali relazioni, gli innamorati nascondono parte di sé stessi, creando un’opacità. Gli atti d’amore possono diventare routine, e le conversazioni possono evitare i veri problemi o sentimenti, lasciando entrambi i partner con la sensazione che qualcosa manchi, che ci sia uno spazio inesplorato tra di loro.

Che cosa è l’irrelazione

Nelle dinamiche interpersonali, il concetto di irrelazione non è semplicemente l’assenza di relazione, ma piuttosto una modalità specifica di relazionarsi, caratterizzata dalla distanza, dall’opacità e dall’incomprensione.

Per superare l’irrelazione e l’opacità nelle relazioni affettive e lavorative, immergiamoci in ascolto attivo e comunicazione sincera. Ogni interazione è un’opportunità per scoprire e apprezzare la profondità dell’altro. 🤝❤️ #RelazioniAutentiche

Se esaminiamo l’esperienza dell’essere irrelati attraverso una lente fenomenologica, ci imbattiamo immediatamente in una dualità: la presenza simultanea dell’altro e la sua assenza. Cioè, l’altro è fisicamente o concettualmente presente nella nostra sfera di esperienza, ma è percepito come inaccessibile, estraneo o irraggiungibile.

Consideriamo, ad esempio, i colleghi di lavoro che interagiscono quotidianamente ma rimangono estranei l’uno all’altro. Secondo l’ottica del vissuto, queste persone condividono lo stesso “mondo della vita” (Lebenswelt) in termini di luogo di lavoro e routine, ma vivono in mondi separati in termini di esperienze interne, valori e aspirazioni. Esiste un senso di vicinanza fisica, ma anche una vasta distanza ontologica.

Nel caso degli amici, va detto che essi, pur essendo presenti nel nostro orizzonte esperienziale, sono spesso oggettivati. Ciò significa che sono visti e compresi attraverso una lente di superficialità. Non li vediamo per le loro profonde esperienze interne o i loro stati d’animo, ma piuttosto per i ruoli o le immagini che rappresentano nel contesto della nostra vita quotidiana o virtuale. Questa cecità selettiva, ci porta a dire che la loro alterità è nascosta o velata. Nonostante possiamo sapere dei loro recenti viaggi o delle loro attività quotidiane grazie ai social media, non ci avviciniamo alla loro vera alterità – ai loro desideri, paure, sogni o speranze.

Infine, prendiamo la relazione tra due innamorati in cui esiste un’opacità. Sebbene possano condividere un intenso legame emotivo, c’è un aspetto del loro essere che rimane nascosto o inaccessibile all’altro. Questa disconnessione, nonostante la profondità della loro intimità, è una manifestazione dell’irrelazione. È come se ci fosse una membrana invisibile che, pur permettendo un certo grado di permeabilità, mantiene distinte le loro realtà interne.

Il fenomeno dell’irrelazione rappresenta uno degli aspetti più sfuggenti della condizione umana. Ci interroga su come percepiamo l’altro e come, a volte, malgrado la nostra convinzione di comprenderlo, rimane un mistero per noi. Questo mistero non è dovuto alla mancanza di informazioni o alla mancanza di comunicazione, ma piuttosto alla natura enigmatica dell’essere umano.

Da tempo immemorabile, la figura dell’enigma ha avuto un ruolo centrale nella filosofia, nella letteratura e nell’arte. Gli enigmi sono domande senza risposta, problemi senza soluzione, sfide che resistono alla comprensione. Analogamente, ogni essere umano può essere paragonato a un enigma. Non importa quanto profondamente pensiamo di conoscere una persona, ci sarà sempre una parte di lei che rimane oscura, nascosta, inafferrabile. Questo concetto è particolarmente rilevante quando si considera la natura transitoria e mutevole dell’identità umana. Siamo esseri in costante evoluzione, formati da una miriade di esperienze, ricordi, desideri e paure. Ogni decisione che prendiamo, ogni incontro che facciamo, ogni sogno che coltiviamo aggiunge un altro strato alla nostra complessità. In questo contesto, come possiamo mai sperare di comprendere pienamente un altro essere umano, quando a volte lottiamo per comprendere noi stessi?

La relazione con l’altro, quindi, diventa un viaggio verso l’ignoto. Ogni relazione è un tentativo di decifrare un enigma, di penetrare il mistero dell’altro. E mentre ci avviciniamo all’altro, ci rendiamo conto che il vero viaggio è dentro di noi. La sfida dell’irrelazione ci porta a riflettere non solo sull’altro, ma anche su noi stessi, sul nostro modo di vedere il mondo, sulle nostre aspettative e sulle nostre paure.

Relazionarsi con gli altri è un viaggio nell’ignoto, un tentativo continuo di decifrare l’enigma dell’altro. Ma, avvicinandoci, scopriamo che il vero viaggio è interiore, spingendoci a riflettere su noi stessi, le nostre visioni, aspettative e paure

Eppure, in questo panorama di incertezza e mistero, c’è anche una bellezza ineffabile. La realizzazione che l’altro è un enigma ci ricorda l’unicità e l’irripetibilità di ogni individuo. In un mondo in cui siamo spesso ridotti a categorie, etichette e generalizzazioni, la figura dell’enigma ci riporta all’individualità, alla specificità, all’unicità di ogni persona. E mentre potremmo non essere mai in grado di comprendere pienamente l’altro, possiamo apprezzare la profondità e la complessità della sua esistenza.

La connessione tra essere umano ed enigma, quindi, non è tanto una barriera alla comprensione quanto un invito alla riflessione. Ci invita a considerare l’altro non come un oggetto da decifrare, ma come un mistero da rispettare. Ci spinge a guardare oltre le superfici, oltre le apparenze, a cercare la profondità e la complessità nascosta in ogni individuo.

Il fenomeno, dunque, dell’irrelazione ci sfida a riflettere sulle limitazioni della nostra comprensione e sulla natura enigmatica dell’essere umano. Ma ci offre anche una prospettiva più ampia, una visione che celebra la diversità, la complessità e la profondità di ogni individuo. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, dove le differenze vengono spesso sminuite o ignorate, la figura dell’enigma ci offre una lente attraverso la quale possiamo vedere la bellezza e la ricchezza della condizione umana.

In conclusione, l’irrelazione potrebbe essere vista non solo come un fallimento nella comunicazione o nella comprensione, ma anche come una testimonianza del mistero intrinseco dell’essere umano. Afferma l’unicità irriducibile di ogni individuo e ci sfida a un continuo impegno di ascolto, apertura e accettazione nella nostra incessante ricerca di connessione. La consapevolezza dell’irrelazione può, paradossalmente, essere il punto di partenza per una relazione più profonda e autentica.

In che modo possiamo trarre beneficio da queste indicazioni?

Nel lavoro:

Promuovere Interazioni Personali. oltre il puro ambito professionale. Creare momenti informali può essere un metodo efficace per rafforzare i legami tra i collaboratori. In queste occasioni, ogni membro ha la possibilità di esprimersi liberamente, condividendo aspetti personali della propria vita, hobby, interessi o esperienze che poco hanno a che fare con il lavoro ma che sono fondamentali per comprendersi a vicenda. Questo può avvenire attraverso eventi organizzati dall’azienda, come team building, giornate ricreative, cene aziendali o pause caffè strutturate, dove l’ambiente informale facilita la condivisione e l’interazione su temi extra-lavorativi. Promuovere un clima di apertura e inclusività può aiutare i membri del team a sentirsi più a loro agio nel condividere, migliorando così la dinamica di gruppo e creando un ambiente lavorativo più piacevole e supportivo.

Creare Spazi di Ascolto. Ascoltare attivamente i collaboratori è una pratica cruciale per un management efficace. Durante le riunioni, è consigliabile dedicare del tempo non solo alla discussione di questioni strettamente lavorative, ma anche all’ascolto delle esperienze, dei pensieri e delle opinioni personali di ciascun membro del team. Questo può essere attuato attraverso sessioni regolari di feedback, dove ogni individuo può esprimere le proprie considerazioni e sentimenti in un contesto protetto e rispettoso. Creare uno spazio dove la comunicazione è bidirezionale e il feedback è valorizzato promuove un senso di appartenenza e rispetto reciproco. Questi momenti dedicati all’ascolto attivo devono essere strutturati in modo tale da incoraggiare la partecipazione di tutti, fornendo un ambiente sicuro e di supporto in cui i dipendenti si sentano valorizzati e compresi. Questa pratica non solo migliora il morale e l’impegno del team, ma favorisce anche lo scambio di idee e la collaborazione, elementi chiave per un’atmosfera lavorativa positiva e produttiva.

Nell’ambito lavorativo, rafforzare i legami è fondamentale! Promuovi interazioni personali oltre il lavoro: momenti informali, eventi aziendali e pause condivise aiutano a creare un clima aperto e inclusivo. 🗣️ Dedicare tempo all’ascolto attivo in riunioni valorizza ogni voce, migliora il morale e promuove collaborazione e rispetto reciproco! #TeamBuilding #AscoltoAttivo #LavoroPositivo

Nelle Amicizie:

La profondità delle relazioni. È fondamentale riconoscere l’importanza di coltivare relazioni autentiche e significative nella vita. Una delle vie per raggiungere tale profondità è prendersi il tempo necessario per conoscere veramente gli amici. In un’era dominata dai social media, dove le interazioni tendono ad essere superficiali e rapide, è cruciale andare oltre. Ciò significa impegnarsi attivamente per organizzare incontri faccia a faccia, chiamate o videochiamate, creando spazi sicuri e confortevoli dove sia possibile condividere esperienze profonde, sentimenti veri e pensieri intimi. Questi momenti di condivisione sincera e aperta permettono di esplorare le diverse sfaccettature dell’identità di ciascuno, costruendo un legame solido e duraturo, fondato su comprensione e empatia reciproca.

Valorizzare la Qualità. Inoltre, è vitale riconsiderare e rivalutare la natura delle proprie relazioni sociali. La società contemporanea spesso incoraggia a collezionare “amici”, ma è essenziale interrogarsi sulla qualità e sulla profondità di tali legami. Pertanto, è saggio ridurre la quantità di relazioni superficiali o di convenienza che non apportano valore significativo alla propria vita. Invece, si dovrebbe investire tempo, energia ed emozioni in amicizie che sono autenticamente arricchenti e reciprocamente supportative. Questo processo di selezione consapevole aiuta a focalizzarsi su relazioni che offrono una connessione sincera, profonda e significativa, favorendo uno scambio autentico e la crescita personale di entrambi i partecipanti. In questo modo, si contribuisce a creare una rete sociale solida e resiliente, capace di offrire supporto e comprensione nei momenti di bisogno, e con cui condividere gioie e successi.

In un mondo dove i social spesso superficializzano i legami, prenditi il tempo per conoscere davvero gli amici: incontri reali, chiamate, condivisione di esperienze e sentimenti sinceri. 📞💬 Riduci i legami superficiali e investi in amicizie che arricchiscono, supportano e cresciano reciprocamente.

Nelle Relazioni Amorose:

Praticare la Comunicazione Aperta. In una relazione amorosa, la comunicazione aperta e sincera è il pilastro su cui costruire un legame solido e duraturo. È fondamentale creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui entrambi i partner possano sentirsi liberi di esprimere apertamente sentimenti, paure, sogni e aspirazioni. Questo implica un dialogo costante, che va ben oltre la semplice condivisione degli eventi quotidiani, e che si addentra nei recessi più intimi dell’animo di ciascuno. La vulnerabilità, in questo contesto, non viene vista come un segno di debolezza, ma come un indicatore di forza e di fiducia reciproca. Valorizzare e accettare la vulnerabilità dell’altro significa costruire una fondamenta di empatia e comprensione che può sostenere la coppia nei momenti di gioia così come in quelli di difficoltà.

Investire in Tempo di Qualità. Il tempo di qualità è un investimento indispensabile per nutrire e fortificare la relazione di coppia. Non si tratta semplicemente di trascorrere del tempo insieme, ma di dedicare momenti specifici per esplorare e comprendere i mondi interiori di ciascuno. Questo può avvenire attraverso attività condivise che favoriscono il dialogo e la riflessione, come passeggiate nella natura, cene intime, viaggi o semplici serate tranquille trascorse insieme senza distrazioni. Durante questi momenti privilegiati, è importante focalizzarsi pienamente sul partner, ascoltando attentamente, osservando, imparando e, soprattutto, condividendo. Questo tipo di interazione consente non solo di conoscere profondamente l’altro, ma anche di comprendere se stessi attraverso gli occhi del partner, approfondendo la connessione e rafforzando il legame affettivo e spirituale che unisce la coppia.

Nelle relazioni amorose, la comunicazione aperta è fondamentale! Creiamo spazi sicuri di dialogo sincero e profondo, in cui sia possibile esprimere sentimenti, paure e sogni senza giudizi. 🌈 Valorizziamo la vulnerabilità reciproca come segno di forza e fiducia. Investiamo in momenti di qualità per esplorare i mondi interiori di ciascuno, rafforzando il legame affettivo e spirituale.

In definitiva, illuminare e affrontare consapevolmente il fenomeno dell’irrelazione si rivela un passo fondamentale e iniziale verso la creazione di legami più autentici e significativi in tutti i campi della nostra vita, sia esso lavorativo, amicale o sentimentale. L’adozione di queste strategie pratiche e concrete rappresenta un insieme di passi misurati e ragionati che ognuno di noi ha il potere e la capacità di intraprendere. Questo percorso consapevole ci consente non solo di navigare con maggiore sicurezza e maestria attraverso l’intricato labirinto delle dinamiche relazionali umane, ma anche di celebrare, riconoscere e valorizzare in maniera profonda e autentica la ricchezza, la diversità e la complessità insite in ogni individuo con cui entriamo in contatto e interazione.

Tempi veloci, decisioni oculate: perché la pazienza è la nuova valuta del mondo professionale

Elogio della impazienza?

Nel mondo moderno, dove la pazienza è esaltata come virtù, vediamo l’impazienza non come debolezza, ma come forza che ha plasmato la storia e spinto l’umanità avanti. È l’ardore interiore di chi non si ferma, desiderando di più, subito. Ha alimentato rivoluzioni, innovazioni e il nostro impulso a progredire. Laddove la pazienza invita all’attesa, l’impazienza incita all’azione e sfida lo status quo, portando a scoperte e creazioni rivoluzionarie. Sebbene possa portare a decisioni precipitose, l’impazienza ci ricorda il valore del tempo, spingendo imprenditori ed attivisti verso mete più elevate. Elogiamo l’impazienza come simbolo di crescita, evoluzione e il desiderio inesauribile di superare le aspettative.

Quanti di noi sarebbero d’accordo con questo elogio?

Il fatto è che quando pensiamo alle dinamiche relazionali che si svolgono nei luoghi di lavoro, l’impazienza può essere un fattore che crea fratture. Occorre, dunque, che essa sia seriamente considerata. I seguenti tre esempi chiariranno proprio l’impatto della pazienza sul luogo di lavoro:

1. Durante una videoconferenza, un manager interrompe ripetutamente un collega junior che sta cercando di proporre una nuova idea. Il giovane dipendente, sentendosi non ascoltato, rinuncia a condividere un potenziale miglioramento per il progetto.

2. In un team multiculturale, alcuni membri non riescono a comprendere le sottigliezze culturali delle comunicazioni degli altri. Questo porta a malintesi che generano ritardi nei progetti e tensioni all’interno del gruppo.

3. Un cliente invia una serie di e-mail dettagliate con feedback su un prodotto. Il team di sviluppo, sentendosi sotto pressione per le scadenze imminenti, ignora le comunicazioni e rilascia una versione non ottimizzata del prodotto, causando insoddisfazione nel cliente e perdite di vendita.

Introduzione: la pazienza ed il lavoro

L’ambiente lavorativo contemporaneo ha subito una trasformazione senza precedenti nel corso degli ultimi decenni. L’era digitale, insieme alle crescenti aspettative del mercato e alle esigenze dei consumatori, ha contribuito a creare un contesto professionale in cui la rapidità, l’efficienza e la competizione sono diventate componenti essenziali per il successo. Queste dinamiche, se da un lato possono spingere le aziende a eccellere e ad adattarsi in modo agile alle mutevoli circostanze, dall’altro possono mettere a dura prova la capacità degli individui di mantenere un’efficace comunicazione e di agire con una sincera integrità.

La comunicazione, in particolare, è diventata sempre più complessa. Con la proliferazione di piattaforme digitali e la velocità con cui le informazioni possono essere scambiate, la pressione su singoli lavoratori e team di mantenere la chiarezza, la coerenza e l’accuratezza è diventata immensa. A ciò si aggiunge la sfida di navigare attraverso la vasta gamma di personalità, background culturali e stili di comunicazione presenti in una tipica organizzazione moderna, e si può capire come la semplice arte di “parlare” e “ascoltare” possa diventare un compito arduo.

In questo scenario frenetico e spesso stressante, la pazienza si rivela non solo come una preziosa abilità, ma quasi come una necessità vitale. La pazienza, intesa come capacità di ascoltare, riflettere e rispondere senza precipitazione, è essenziale per mantenere relazioni lavorative sane. Inoltre, agire con pazienza può contribuire a ridurre i malintesi, minimizzare i conflitti e garantire che le decisioni siano prese dopo una riflessione ponderata piuttosto che come reazioni impulsive.

Ma la pazienza non beneficia solo la sfera interpersonale. Essa gioca un ruolo cruciale anche nel benessere di un individuo. In un ambiente in cui si è costantemente sotto pressione, prendersi il tempo per riflettere, respirare e valutare le situazioni con calma può essere di fondamentale importanza per il proprio benessere. Infine, un’organizzazione composta da individui pazienti, che comunicano efficacemente e agiscono con integrità, ha maggiori probabilità di prosperare, mantenendo una cultura aziendale solida e coesa e garantendo risultati sostenibili a lungo termine.

Nel suo testo Intelligenza emotiva, Daniel Goleman postula che l’intelligenza emotiva sia la capacità di riconoscere, comprendere e gestire efficacemente le proprie emozioni e quelle altrui. Egli considera la pazienza non solo come una manifestazione di autocontrollo ma come un elemento cardine dell’intelligenza emotiva.

Goleman sottolinea che la pazienza è intrinsecamente legata a una comunicazione efficace, soprattutto in situazioni potenzialmente conflittuali. L’impazienza, a suo avviso, può causare decisioni precipitose e giudizi affrettati, mentre una comunicazione paziente può creare un ambiente più inclusivo e comprensivo.

Rivolgendoci alla filosofia antica, Aristotele, nel suo Etica Nicomachea, pone l’accento sulle virtù come mezzi per raggiungere una vita buona. Una delle virtù da lui enfatizzate è la phronesis, o “saggezza pratica”, che ha molte somiglianze con quello che Goleman chiama “intelligenza emotiva”. Per Aristotele, esercitare la phronesis significa avere la capacità di agire in modo giusto nelle diverse situazioni, bilanciando emozioni e ragione.

Mentre Goleman sottolinea l’importanza della pazienza come autocontrollo in contesti lavorativi, Aristotele vedrebbe la pazienza come parte della phronesis, un bilanciamento tra l’essere troppo precipitosi e troppo remissivi. Entrambi, quindi, concordano sul fatto che agire con consapevolezza e integrità in ambito professionale richiede una profonda comprensione sia delle proprie emozioni sia di quelle degli altri.

L’approccio di Goleman all’intelligenza emotiva offre strumenti moderni per comprendere l’importanza della pazienza nel mondo del lavoro, mentre Aristotele ci fornisce una prospettiva filosofica profonda su come le virtù, come la phronesis, siano essenziali per una vita buona. Con l’evoluzione delle dinamiche lavorative e l’enfasi crescente sul benessere emotivo, sia l’intelligenza emotiva di Goleman che la phronesis di Aristotele offrono preziose lezioni per le organizzazioni e gli individui. Le discussioni future potrebbero sicuramente beneficiare dall’incorporazione di entrambi questi quadri teorici.

Che cosa possiamo fare per portare la pazienza nei nostri contesti quotidiani, laddove ce n’è più bisogno?

Tre proposte per incrementare la pazienza

1. Sviluppo della consapevolezza emotiva: È essenziale coltivare la capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può essere raggiunto dedicando tempo alla riflessione personale e all’autovalutazione. Tecniche come la meditazione o la mindfulness sono strumenti efficaci per raggiungere una consapevolezza profonda delle proprie emozioni e reazioni.

Esempio: Lucia, una manager di progetto, si rende conto che si irrita facilmente durante le riunioni quando le scadenze sono vicine. Decide di praticare la mindfulness ogni mattina per 10 minuti prima di iniziare la giornata lavorativa. Dopo qualche settimana, nota che è più calma e paziente durante le riunioni, anche in situazioni di stress, permettendo così una comunicazione più efficace con il suo team.

2. Formazione continua e simulazione di scenari: Investire nella formazione continua è cruciale per affinare e migliorare le competenze comunicative. Le organizzazioni possono sostenere questo processo offrendo workshop e seminari sull’intelligenza emotiva. Simulare scenari di conflitto o tensione può aiutare le persone a prepararsi a gestire tali situazioni con maggiore competenza.

Esempio: Un’azienda di software organizza un workshop in cui i dipendenti partecipano a role-playing di situazioni difficili, come un cliente insoddisfatto o tensioni interne al team. Marco, uno sviluppatore, attraverso questa simulazione, scopre nuove strategie per affrontare feedback critici e migliorare la sua capacità di rispondere con pazienza e comprensione.

3. Stabilire un ambiente di ascolto attivo: Promuovere un ambiente in cui l’ascolto attivo è al centro delle interazioni può portare a una comunicazione migliore e a relazioni lavorative più solide. L’ascolto attivo incoraggia la presenza mentale, evitando interruzioni premature e garantendo che il feedback sia costruttivo e mirato.

Esempio: Durante una riunione presso la banca, Marco, un analista finanziario, esprime le sue perplessità riguardo ad un investimento proposto. Invece di interromperlo o di pensare alla risposta mentre parla, i suoi colleghi, tra cui il responsabile del dipartimento e alcuni consulenti, lo ascoltano attentamente, ponendo domande per approfondire e capire meglio la sua analisi. Questo ambiente di ascolto attivo non solo facilita una decisione informata sull’investimento, ma rafforza anche la fiducia e la collaborazione all’interno del team bancario.

Conclusione

La dinamica frenetica dell’odierno mondo lavorativo rappresenta indubbiamente una sfida per molti, ma evidenzia anche una preziosa opportunità. Nei tre scenari menzionati, emerge chiaramente come la pazienza non sia un lusso, ma un elemento essenziale per garantire un’efficace comunicazione, prevenire disguidi e mantenere un ambiente lavorativo sano e produttivo. La pazienza non è solo una virtù da coltivare individualmente, ma anche un valore da promuovere a livello organizzativo.

Se le aziende e gli individui possono riconoscere e valorizzare l’importanza della pazienza in contesti lavorativi, possono aspettarsi una serie di benefici tangibili: riduzione dei conflitti, aumento della produttività, miglioramento del benessere dei dipendenti e, infine, un impatto positivo sul risultato finale.

La pazienza non è solo una dimostrazione di forza interiore, ma rappresenta anche la chiave per un ambiente di lavoro equilibrato e armonioso. In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e incertezze, l’arte di essere pazienti, di ascoltare e di riflettere prima di agire, diventa ancora più cruciale. Facendo propria questa virtù, sia a livello individuale che aziendale, si può aspirare a un futuro lavorativo più prospero e soddisfacente.

Emozioni bollenti. Il conflitto nella vita di coppia

All’interno della vita di coppia, i conflitti sorgono quando le emozioni ribollono e voi ed il vostro partner smettete di comunicare efficacemente.

1.     Quando le “emozioni ribollono”?

Esiste qualcosa come una condizione emotiva di base, simile ad una omeostasi, in cui generalmente viviamo. Al suo interno, noi conduciamo tradizionalmente la nostra esistenza in equilibrio con le cose e con gli altri. In determinate condizioni, tale stato emotivo può alterarsi. Una moderata eccitazione emotiva ci tiene svegli e può migliorare le nostre prestazioni. Tuttavia, quando il livello moderato della eccitazione viene superato, i nostri sforzi si rivolgono a far tacere questo rumore che non ci permette più di vivere normalmente. Ciò che direttamente riguarda i rapporti di coppia è che in una condizione alterata cambia il ritmo delle nostre reazioni: se sei fuori equilibrio, infatti, è probabile che tu attacchi i comportamenti del tuo partner invece di dirgli come ti senti.

Facciamo questo esempio: se sei al ristorante, per ottenere quello che vuoi, devi dirlo al cameriere. Bene, per quanto strano possa sembrare, nelle comunicazioni di coppia succede qualcosa di molto simile: bisogna parlare espressamente. A volte, molti di noi evitano di farlo, dando per scontato che l’altro saprà leggerci nel pensiero e ci rimangono male quando tutto ciò non accade. Questo meccanismo di proiezione di nostri desideri inespressi sul comportamento dell’altro andrebbe interrotto. Quindi, non abbiate paura di dire: “Voglio parlare di come è andata oggi” oppure “Ho bisogno che tu mi sostenga”. Il risultato sarà miracoloso: ne uscirete entrambi più felici!

2.     Tempo e spazio condivisi

Quando in una relazione si sperimentano situazioni conflittuali, il tempo condiviso, trascorso insieme al partner, non è associato ad uno stato di calma, ma ad una eccitazione emotiva negativa. È per questo motivo che le reazioni sono diverse da quelle che avremmo avuto normalmente e, soprattutto, è per questo motivo che la ricomposizione del rapporto di coppia non può prescindere da un lavoro su se stessi che ci insegni a leggerci dentro e a ritrovare la bussola.

L’obiettivo da porsi è di condividere lo stesso spazio emotivo.

Ad un livello basilare, questo significa prestare attenzione all’altro più che ritirarsi nel proprio mondo.

Prestare attenzione significa essere presenti. Una volta che il partner sia al centro della vostra attenzione, potete impegnarvi in qualche attività di coppia. Non è necessario programmare vacanze in luoghi esotici, cosa peraltro oggi di difficile realizzazione. È sufficiente ritrovare il ritmo e la bellezza dello stare insieme che viene spesso posposto in ragione degli impegni o dei figli. Perché, allora, non andare al cinema insieme o uscire a prendere un gelato? Superare un conflitto richiede per entrambi i partner di reimparare il significato della leggerezza.

3.     I problemi e… le bollette

Tutto questo significa che non si incontreranno più problemi?

No, ovviamente.

Nella vita di coppia – ha spiegato Alan E. Fruzzetti, nel volume The High Conflict Couple – i problemi sono come le bollette: a volte, sono prevedibili e a volte saltano fuori all’improvviso.

Come comportarsi, quindi?

Il primo passo per gestire un problema è identificarlo. Sembra facile. Non lo è, perché spesso le discussioni deragliano e non si affrontano le questioni di fondo che le causano. Nelle discussioni, ricordate di essere specifici e di non generalizzare (“tu fai sempre così”). Se il problema è grosso, allora scomponetelo e provate a risolverlo una parte per volta. Nell’ipotizzare le soluzioni, agite come una squadra. Fate una lista e parlatene.

Praticando la mindfulness nelle vostre conversazioni e facendo uno sforzo per essere presenti nella vostra relazione potete iniziare a riconsiderare i vostri problemi. Se riconoscete anche le emozioni dell’altro,  potreste scoprire un percorso da seguire insieme.

Il viaggio dentro di sé

Questa settimana abbiamo letto Inner Engineering del mistico e yogi indiano Jaggi Vasudev, comunemente conosciuto come Sadhguru.

Le nostre domande al testo:

Più il mondo occidentale sembra girare velocemente, più grande diventa il nostro desiderio di un’ancora mentale stabile. Molti praticano lo yoga per sfuggire alla frenesia quotidiana. Sfortunatamente, per la maggior parte di noi, lo yoga è solo un esercizio fisico per preparare il nostro corpo alla prossima maratona lavorativa. Ma lo yoga è più di un corso di mantenimento della forma fisica. Lo yoga è una filosofia e una forma di preghiera. Lo yoga si rivolge ai centri energetici del corpo e affina la mente.

Qual è la sede della felicità?

Che valore ha l’equilibrio tra la mente, il corpo e le emozioni?

Quale rapporto tra l’identità ed il viaggiare?

1.     Felicità

Avete notato quanto sia difficile trovare la felicità? La risposta breve è che allontanarsi dal proprio vero io per avere successo nel lavoro è efficace solo inizialmente. Come dimostra una storia indiana, tale sbilanciamento a favore del lavoro non porta a una soddisfazione duratura.

La storia recita così:

Un giorno, un fagiano si lamentò con un toro, dicendo: “le mie ali sono così deboli che non riuscirò mai a raggiungere la cima di questo albero e a godermi il panorama”. Il toro disse che il fagiano avrebbe dovuto mangiare un piccolo pezzo di sterco ogni giorno. In questo modo sarebbe diventato più forte, e alla fine il fagiano sarebbe stato in grado di raggiungere i rami più alti. Il fagiano seguì il consiglio del toro e funzionò. L’uccello divenne più forte e alla fine fu in grado di volare in alto, appollaiandosi sulla cima dell’albero. Poi passò un contadino. Vedendo il grande e succulento fagiano sul ramo, lo tirò giù dall’albero e lo cucinò per cena.

Lo stesso vale per le persone: le stronzate ti porteranno solo fino a un certo punto!

Per trovare veramente l’appagamento, dovete notare come sperimentate il mondo dentro di voi. Questa è la chiave, poiché le persone tendono a fissarsi sul mondo esterno, convinte che sia lì che si trovano tutte le loro esperienze ed emozioni – negative o meno.

Tuttavia, questa è solo un’illusione. Per esempio, quando leggete un libro, dov’è il libro che state vedendo?

Qualsiasi persona razionale direbbe che è nelle sue mani, fuori di sé. Ma quando leggete, la luce cade sulle pagine, si riflette nei vostri occhi e si proietta sulla vostra retina. Il libro è visto dentro di essa. Proprio come ogni altra cosa nel mondo esterno, è dentro di te.

Afferrare questo concetto è essenziale, poiché la fissazione del mondo esterno impedisce a molte persone di trovare la realizzazione.

2.     Equilibrio

Probabilmente sapete già che il lavoro di squadra è essenziale per il successo. Lo stesso vale per un organismo individuale. Per funzionare correttamente, le diverse parti del vostro essere devono lavorare in sincronia.

Quindi, per raggiungere l’illuminazione, devi creare una stretta cooperazione tra il tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni e la tua energia. Questo principio è splendidamente descritto in un’altra storia tradizionale indiana.

Quattro yogi stavano camminando nella foresta. Uno credeva fermamente nel potere dello yoga fisico, il secondo nello yoga della mente, il terzo nello yoga della preghiera e il quarto nello yoga dei chakra, o centri corporei di energia. Ognuno credeva che il suo metodo fosse supremo. Improvvisamente, cominciò a piovere e tutti gli yogi cercarono riparo in un antico tempio. Questa struttura non aveva muri ed era un semplice tetto su pilastri con una divinità al suo centro. Mentre la tempesta peggiorava e la pioggia cominciava a battere nel tempio, gli yogi si raggrupparono intorno alla divinità, abbracciandola infine insieme. In quel momento, Dio apparve loro. Ma erano perplessi. Perché Dio è apparso ora, quando avevano trascorso la loro vita lavorando e pregando per lui? Dio si mise a ridere e disse che era perché i quattro avevano finalmente unito le loro forze.

Esattamente la stessa unità è richiesta ad un individuo che cerca l’illuminazione; lo yoga è uno strumento per raggiungere questa connessione mettendo insieme il corpo, la mente, le emozioni e l’energia.

Secondo la filosofia yogica, se il corpo è in equilibrio ma la mente desidera il cibo o il sesso, il corpo cadrà rapidamente fuori equilibrio. Lo stesso vale per le emozioni e l’energia. Per raggiungere il vero equilibrio, è necessario meditare, praticare yoga fisico, pregare e fare esercizi che influenzano i centri energetici.

3.     Il viaggio

Molte persone ancora ritengono che gli insegnamenti spirituali siano qualcosa di esoterico. Anche quelli di noi che prendono sul serio la spiritualità spesso si chiedono da dove cominciare.


C’è una “Distinzione tra coloro che restano nella caverna,
chiudono gli occhi e immaginano il viaggio, e coloro
che lo fanno” Simone Weil

Viaggiare è un ottimo punto di partenza. Dopo tutto, ci sono luoghi sulla terra che immagazzinano energia spirituale.

Per anni, gli yogi e i mistici sono stati frustrati dalla mancanza di attenzione della gente alla loro conoscenza. Questa frustrazione ha fatto sì che prima di lasciare la terra, “scaricassero” la loro conoscenza ed energia spirituale in luoghi remoti ma accessibili come le cime delle alte montagne.

Un esempio è il monte Kailash in Tibet, che ospita un’enorme biblioteca spirituale ed è considerato sacro dalla maggior parte delle nazioni orientali. Infatti, gli indù e i buddisti lo considerano la casa dei loro dei.

Un altro di questi luoghi sacri è un piccolo tempio chiamato Kedarnath nell’Himalaya. Questo luogo religioso è dedicato al dio Shiva.

Quindi, l’energia mistica è immagazzinata in certi luoghi, e visitare questi siti è un ottimo modo per trovare l’illuminazione e per guarire. C’è una ricchezza di saggezza e di energia nel mondo, che aspetta di essere scoperta!

Ecco perché l’autore ha fatto un pellegrinaggio al Monte Kailash nel 2007. La sua salute era in declino da anni, e i medici avevano difficoltà a diagnosticare la sua malattia. Arrivando a Kailash, l’autore ha iniziato a collegare la sua energia con l’energia della montagna. Quasi immediatamente cominciò a guarire. L’energia è tornata nel suo corpo e, dopo poche ore dal suo arrivo, sembrava essere un uomo più giovane. Per molti cercatori di questo tipo, questa è la strada per un viaggio spirituale. Dovete semplicemente trovare un luogo sacro e un guru che vi guidi sul vostro cammino spirituale.

E tu, hai già trovato la tua meta?

La responsabilità cruciale

Le nostre domande al testo

1. Perché alcune comunicazioni, soprattutto nella vita di coppia e nella vita lavorativa non funzionano? È vero che c’è un errore – il cosiddetto “errore fondamentale di attribuzione” -che compiamo senza accorgercene?

2. Il rispetto e l’attenzione nei confronti dell’altro sono due elementi decisivi per la buona riuscita di una comunicazione. Eppure, sono anche le due dimensioni più trascurate. Come possiamo averne maggiore consapevolezza?

3. Uno dei modi più incisivi, per indurre qualcuno ad agire è di evidenziare le conseguenze del suo agire di cui potrebbe non essere consapevole.

4. Nonostante tutti gli sforzi, comunicare continua ad essere difficilissimo. È il segno che ci sono “barriere” invisibili. In quei casi, continuare a concentrarsi esclusivamente sui contenuti del nostro comunicare è perfettamente inutile.

5. Senza che ce lo aspettiamo, il clima di uno scambio comunicativo può improvvisamente mutare. Sappiamo come comportarci in quei casi?

6. Sappiamo fare attenzione alle emozioni del nostro interlocutore? Sappiamo “leggere” il suo linguaggio del corpo?

1. L’errore fondamentale

Immaginate che un uomo voglia discutere di una promessa che la sua ragazza non ha mantenuto. Tuttavia, la discussione degenera subito e i due iniziano ad urlare. Lui sostiene che lei non aveva intenzione di mantenere la promessa. Vedendo la reazione del fidanzato, lei pensa di avere una buona ragione per lasciarlo. La comunicazione è impossibile. Siamo di fronte ad un problema che gli autori del libro chiamano di “accountability”, cioè la responsabilità. Il punto è: per comunicare bene, bisogna evitare le supposizioni.

C’è un errore che comunemente commettiamo: è il cosiddetto “errore fondamentale di attribuzione”. Si tratta della tendenza ad assumere che la causa del comportamento sbagliato degli altri è che sono “imperfetti”.

Di fronte ad un comportamento altrui che ci lascia interdetti, noi formuliamo un giudizio negativo prima ancora di aver ascoltato ciò che gli altri hanno da dire. Pensate ad una donna sorpresa a rubare medicine. Qual è la cosa che ci viene immediatamente in mente? Quella donna è disonesta! Ma cosa succederebbe se considerassimo altre possibili motivazioni di quel gesto? E se la donna stesse rubando le medicine perché ha un familiare gravemente malato e lei non può permettersi medicine costose? Se vogliamo che le conversazioni vadano a buon fine, dobbiamo silenziare le storie negative che in automatico ci raccontiamo sugli altri.

2. Rispetto ed attenzione

Ci sono due cose principali che contribuiscono a sentimenti di insicurezza durante una conversazione di responsabilità.

La prima è la mancanza di rispetto, che si manifesta nel tono, nel modo di parlare e persino nel linguaggio del corpo. La seconda è la mancanza di attenzione per gli obiettivi e gli interessi dell’altra persona.

Per prima cosa, affrontiamo il rispetto. Questo inizia con il modo in cui vedete gli altri. Se pensate che siano persone ragionevoli e rispettabili, è probabile che vi avviciniate a loro come tali. Anche chiedere il permesso di discutere un problema dimostra rispetto, specialmente quando si trattano argomenti delicati o si parla con chi ha più autorità. Occorre avere la massima considerazione per gli interessi degli altri. Solo quando tale considerazione sarà effettiva, la conversazione di responsabilità potrà iniziare.  

Per fare questo con successo, cercate di riferire i fatti, senza ricorrere ad accuse o conclusioni. Spiegate il divario tra ciò che vi aspettavate e ciò che è realmente accaduto. Poi aggiungete le vostre conclusioni, usando frasi provvisorie come “pensavo” e “mi chiedevo”. Questo linguaggio segnala che le tue conclusioni potrebbero essere sbagliate e che sei interessato a conoscere la posizione dell’altra persona.

3. Conseguenze

Molte persone sentono la parola “conseguenze” e immaginano cose come la punizione o il licenziamento. Ma usare le conseguenze per motivare non significa necessariamente ricorrere alle minacce di punizione. Tutte le azioni e i comportamenti hanno le loro conseguenze naturali. Per esempio, un uomo che fa costantemente battute sarcastiche a sua moglie finirà per allontanarla. Attirando l’attenzione sulle conseguenze naturali delle azioni di qualcuno, potete spingerlo a fare la cosa giusta.

Durante la vostra discussione sulla responsabilità, evidenziate le conseguenze naturali di cui l’altra persona potrebbe non essere consapevole. Queste includono benefici a lungo termine che valgono lo sforzo a breve termine, risultati che si allineano con i valori della persona, o problemi futuri collegati al suo comportamento attuale. Potete anche descrivere come altre persone sono influenzate negativamente dalle loro azioni. Mentre spiegate tutto questo, permettete all’altra parte di condividere il suo punto di vista. Potrebbero illuminarvi con conseguenze a cui non avevate pensato, il che potrebbe cambiare la vostra opinione.

4. Barriere

A volte, le discussioni sulla responsabilità rivelano che ci sono delle barriere che impediscono alle persone di soddisfare le aspettative. Quando questo accade, rivolgete la vostra attenzione alla rimozione di queste barriere in modo che possano portare a termine il loro lavoro. Ma non dovete affrontarlo da soli. Infatti, coinvolgere gli altri è un passo importante, che vi aiuta a capire gli ostacoli dalla prospettiva delle persone più vicine. E quando le persone contribuiscono a trovare soluzioni, si impegnano di più ad attuarle.

5. Gestire l’inaspettato con la flessibilità

Non sarebbe fantastico se tutto andasse secondo i piani? Sfortunatamente, non è così che funziona il mondo, comprese le conversazioni di responsabilità.

Certo, si può andare pronti a motivare e risolvere i problemi, sapendo esattamente di cosa si vuole discutere. Poi, di punto in bianco, salta fuori qualcosa di imprevisto – un problema ancora più grande, forse, o una reazione esplosiva dell’altra persona.

Sappiamo che il clima è importante per una discussione produttiva, ma come gestire un cambiamento di clima inaspettato?

La risposta sta nella capacità di essere flessibili. Iniziate spiegando che state cambiando l’argomento e che tornerete alla questione originale più tardi. Pensate a questo come a mettere un segnalibro nella conversazione.

Dopo aver annunciato il cambiamento, gestite il nuovo problema nello stesso modo in cui avreste affrontato quello originale. Stabilite la sicurezza, spiegate le conseguenze naturali ed esplorate le potenziali barriere e soluzioni. Potete poi rituffarvi nel problema originale, o tornarci un’altra volta.

6. Le emozioni intense

Se sorgono emozioni intense, scoprite cosa le sta causando in quel momento. Questo vi aiuterà a gestirle efficacemente in modo che la conversazione possa continuare. Chiedete cosa sta provando l’altra persona e perché. Gli altri potrebbero dire che stanno bene, ma il loro linguaggio del corpo e il loro atteggiamento suggeriscono il contrario. Fai notare questa incongruenza e incoraggiali ad aprirsi. Quando condividono le ragioni dietro le loro emozioni, ripetete quello che hanno detto con le vostre parole. Parafrasando, rendete chiaro che state ascoltando e allo stesso tempo avete la possibilità di chiarire qualsiasi cosa abbiate frainteso.