L’inaspettata gioia della vita ordinaria

Le nostre domande al testo

Perché i tratti negativi delle persone ci colpiscono di più di quelli positivi?

Perché ci identifichiamo con il possesso delle cose? C’è un modo per uscirne?

È vero che un livello medio di autostima è preferibile rispetto ad uno alto?

Perché ho un numero esiguo di amici?

Le persone di bell’aspetto sono davvero più felici?

1. Sentirsi sotto attacco

Il neuroscienziato Dr. John Cacioppo ha condotto uno studio in cui ha mostrato ai suoi soggetti diversi set di immagini e misurato la reazione del loro cervello. Ha così scoperto che le persone si impegnavano di più quando guardavano immagini negative, come pistole e animali morti. Le foto positive – cose come pizza e gelato – non creavano lo stesso livello di eccitazione.

TEDx Talks. John Cacioppo spiega l’importanza dell’interazione sociale tra gli umani, come appartenenti

Il dottor Cacioppo ha concluso che le informazioni negative sembrano innescare una maggiore risposta mentale.

Altri studi hanno scoperto che siamo più veloci a individuare una faccia arrabbiata in una folla che una faccia allegra. Questo fenomeno è chiamato effetto di superiorità della rabbia. Peggio ancora, il nostro pregiudizio negativo colpisce anche le nostre relazioni interpersonali. Tendiamo a vedere le caratteristiche negative delle persone come più significative dei loro tratti positivi.

Ma perché siamo così negativi? La risposta si trova nel nostro passato evolutivo e in una regione del nostro cervello chiamata amigdala.

L’amigdala gioca un ruolo chiave nelle emozioni e nel processo decisionale. È particolarmente sensibile alle informazioni negative. Questa sensibilità si è evoluta con i nostri antenati preistorici. Le loro vite erano incredibilmente difficili. Dovevano affrontare molte aggressioni da parte dei membri della loro stessa tribù e i predatori erano una minaccia sempre presente. In altre parole, se i nostri antenati non fossero stati programmati per stare sempre all’erta, è probabile che non sarebbero vissuti abbastanza a lungo per riprodursi.

Per fortuna, la vita moderna non è così pericolosa. Ma l’evoluzione si muove lentamente, e la vostra amigdala sta ancora esaminando le minacce.

2. Dall’identità del possesso al “decluttering”

Hai mai la sensazione di vivere un’esistenza mediocre?

Gli altri sono andati a vivere in un posto bellissimo, tu sei rimasto nella tua città natale; gli altri si godono una villa spaziosa, tu vivi in un appartamento in affitto di media grandezza; gli altri sfoggiano capi firmati, tu sei bloccata su un abbigliamento medio.

Ecco, ci sono gli altri (splendidi) e poi ci sei tu…

Se questo genere di lamenti ti suona familiare, allora sei vittima del cosiddetto pregiudizio di negatività. È una cosa nota da molto tempo, in realtà. Ricordi il detto secondo cui l’erba del vicino è sempre più verde? Ma non è tutto così semplice. In realtà, nemmeno nel caso in cui fosse possibile prevedere il mantenimento di un livello costante di piacere, le cose andrebbero bene.

Alcune ricerche hanno mostrato che il nostro piacere è più intenso solo se è interrotto, piuttosto che costante. Forse anche per questo amiamo circondarci di cose che immaginiamo ci conferiscano quella stabilità cui aspiriamo. Collezioniamo cose (a volte, purtroppo, anche relazioni).

Oggi sembra diffondersi anche una consapevolezza opposta. Negli ultimi tempi, infatti, hanno ottenuto una certa notorietà i cosiddetti ‘esperti di decluttering’ come la minimalista giapponese Marie Kondo. Nei documentari che la riguardano o nei suoi libri la vediamo in azione mentre aiuta le persone a separarsi delle cose che hanno accumulato. Questa presa di distanza dalle cose è sicuramente un modo per fare ordine nella propria vita.

3 Autostima

Che aspetto ha una persona perfetta o una persona realizzata? Se dovessimo dar credito ai modelli che ci vengono proposti, una persona realizzata vola sulle ali dell’autostima e non è mai disturbata dall’ansia o dalla rabbia. Esiste davvero questa persona ideale?

In realtà, alti livelli di autostima sono spesso collegati alla protervia, l’atteggiamento per cui si tende a reificare gli altri più a considerarli per ciò che sono.

Alti livelli di autostima possono sfociare nella protervia, l’atteggiamento per cui si tende a reificare gli altri

Da questo punto di vista, un livello di autostima medio è senz’altro preferibile. Questo non vuol dire, ovviamente, che si debba perseguire l’ansia o non cercarne di ridurre i livelli, quando presenti. L’ansia è un’emozione perfettamente naturale. E lo stesso vale per la rabbia. E, per di più, è anche utile. La rabbia ti permette di sapere quando i tuoi confini sono stati superati, o quando hai bisogno di fare un cambiamento nel tuo ambiente o nelle tue relazioni.

Un modo per ridurre l’ansia è di non perdere mai di vista il quadro generale all’interno del quale la nostra vicenda personale si inserisce.

Per esempio, uno studio ha chiesto ai partecipanti di parlare in pubblico. Naturalmente, i partecipanti si sentivano stressati di fronte ad una tale eventualità. Ma i ricercatori hanno trovato un modo per abbassare i livelli di stress dei loro soggetti. Come? Hanno semplicemente chiesto ai partecipanti di pensare ai loro obiettivi generali di vita prima di parlare.

4 Le relazioni

Desideri ardentemente relazioni migliori? Forse vorresti più amici o più romanticismo nella tua vita sentimentale. Se queste insicurezze ti suonano familiari, non temere: è tutto perfettamente naturale.

Oggi ci aspettiamo che le nostre relazioni siano straordinarie. Quando si tratta di amicizie, per esempio, vogliamo il patinato gruppo allargato di compagni che vediamo nelle sitcom. Ma non solo una tale aspettativa non è realistica, non è nemmeno conforme a come gli esseri umani sono “progettati”.

Infatti, cercare di mantenere troppe amicizie non ci rende affatto felici, ma crea una pressione nota come tensione di ruolo. Gli psicologi evolutivi credono che gli esseri umani siano davvero capaci di avere solo uno o due migliori amici, e non più di cinque amici intimi.

Questo non vuol dire che le tue amicizie non siano importanti. Avere un buon amico può rendere il viaggio della tua vita più semplice – a volte letteralmente. Uno studio ha chiesto alle persone di camminare su una collina e poi stimare quanto fosse ripida la salita. Il risultato è stato che quando si è con un amico, la salita appare molto più facile. Quindi la chiave dell’amicizia è la qualità, non la quantità.

Potresti anche sentire che la tua relazione romantica non è così straordinaria come quelle che vedi tappezzate sui social media. Forse ti senti invidioso delle coppie che postano infinite foto di loro stessi sui social network. Ma questi post potrebbero non raccontare la storia intera. Uno studio ha scoperto che più le persone promuovono la loro vita amorosa sui social media, meno si sentono sicure delle loro relazioni. Quindi la prossima volta che paragonate la vostra relazione piuttosto ordinaria alle storie d’amore su Instagram di altre persone, chiedetevi perché quella coppia sul vostro feed ha bisogno di ostentare il suo amore.

5. Il corpo

Ti sei mai trovato a scorrere il tuo feed di Instagram e a desiderare di avere anche tu un aspetto tonico e muscoloso, come quell’influencer con un milione di iscritti? Se l’hai fatto, allora non sei solo. Ma le persone di bell’aspetto sono davvero più felici?

Forse la prima cosa da dire è che la bellezza è negli occhi di chi guarda.

Gli esperti ritengono che la maggior parte delle persone sottovaluta la propria attrattiva di circa il 20%. Inoltre, la ricerca ha scoperto che il tuo partner ti trova più attraente di quanto farebbe un estraneo medio. Quindi, anche se la società pensa che tu abbia un aspetto ordinario, il tuo partner probabilmente pensa che tu sia straordinario.

L’autrice del libro, Catherine Gray, discute in tv i motivi per cui associamo il bere a tutto ciò che facciamo, divertimento incluso.

L’idolatria delle pratiche, pratiche della idolatria

In genere, si tende a credere che le nostre azioni quotidiane rientrino tra le pratiche, cioè che esse non facciano riferimento alle teorie.

Si professa così una separazione netta tra il piano della realtà e quello della teoria: la prima sarebbe appannaggio degli uomini tutti d’un pezzo, che affrontano con coraggio le sfide quotidiane; la seconda sarebbe il luogo d’elezione degli intellettuali.

idolatrìa s. f. [dal lat. tardo idololatrīa e per aplologia idolatrīa, gr. eccles. εἰδωλολατρεία, comp. di εἴδωλον «idolo» e -λατρεία «-latria»]. – 1. Adorazione di un idolo o di idoli […]. 2. estens. Amore sviscerato, devozione senza limiti:

da Treccani

Un tale modo di pensare è comodo, ammettiamolo. Esso, infatti, presenta una versione semplificata e facilmente accessibile di ciò che in realtà risulta intrecciato. Si tratta, insomma, di una scorciatoia. È, tutto sommato, un modo per tenersi alla larga da domande che non riguardino direttamente la gestione dell’ordinario.

Il fatto è che, nemmeno volendolo, sarebbe possibile scindere le azioni concrete dagli approcci più generali in cui esse naturalmente si collocano. Finanche l’affermazione che “ci sono solo le pratiche” è espressione di una teoria. Per questo, anche solo per valutare l’efficacia delle nostre azioni nelle pratiche, occorrerebbe dare un’occhiata alle teorie a cui esse rinviano.

Qui è possibile rendersi conto di un altro inavvertito cortocircuito. Si ritiene infatti che l’interessarsi alle teorie sia un compito esclusivo degli esperti. L’attribuzione di una tale esclusività è il risultato dal teoreticismo che pervade la nostra cultura. All’interno di tale distorsione, sembra ammessa solo la dicotomia tra una cultura così alta da sfiorare la rarefazione e una cultura così bassa da coincidere con la banalità.

Le teorie meritano senz’altro il rispetto dovuto alla fatica con cui sono state concepite. Inoltre, esse indubitabilmente richiedono un impegno non episodico per confrontarsi con esse. Come tali, esse sono senz’altro ambito di elezione degli esperti. Tuttavia, bisogna guardarsi dal rischio che rispetto ed impegno nei confronti delle teorie si convertano in congedo e distanziazione dalla realtà. Se ciò accadesse, staremmo dimenticando che le teorie riguardano la vita di tutti, non solo di alcuni. Proprio per questo motivo, occuparsi di teorie non può essere appannaggio di un gruppo di professionisti. Dunque, l’expertise è un valore irrinunciabile, ma esso non può affermarsi a discapito della democrazia della partecipazione.

Possiamo allora tornare a porre a noi stessi la domanda su quali siano le teorie cui rinviano le nostre pratiche. Bisogna procedere risalendo la corrente nel tentativo di sottrarsi allo stordimento attivistico in cui siamo spesso immersi. Bisogna iniziare in modo graduale, per iniziare davvero. Spesso, infatti, i grandi propositi, per quanto belli siano, sono irrealizzabili. A volte, può essere sufficiente regalarsi pause mirate in cui liberiamo la mente dalla presa delle cose da fare. Si tratta di restituire a noi stessi un respiro più profondo che sappia andare oltre l’orizzonte limitato delle pur legittime preoccupazioni. In questo ampliamento di orizzonte, dissipate le nebbie, torniamo a considerare non più le impellenze che ci costringono a guardare per terra, ma il panorama che richiede uno sguardo innamorato del cielo. Fuor di metafora, bisogna farsi trovare disponibili a farsi catturare dalla bellezza che ci circonda di cui spesso non ci rendiamo neanche conto.

La bellezza, come ricordava Simone Weil, è “l’eternità in questo mondo” (Attesa di Dio). Essa ci restituisce ad una dimensione di ulteriorità in grado di saziare la nostra sete di senso.

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