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Deprezzamento ed inchiesta apprezzativa nelle dinamiche comunicative

Alisha Patel lavora in un centro medico molto frequentato del New England e sta per avere una conversazione importante. Sono stati riportati rapporti negativi sulla soddisfazione dei pazienti da parte di una delle sue unità ospedaliere; sembra che un recente cambio di gestione e un aumento del carico di lavoro abbiano lasciato il personale sovraccarico di lavoro, stressato e disimpegnato. Alisha è qui per parlare al gruppo di infermieri stanchi e tesi. Può bastare una semplice conversazione per ribaltare la situazione e migliorare il morale? La risposta è sì.

Ma prima di vedere come la conversazione di Alisha può cambiare in meglio una situazione che sembra compromessa, vediamo cosa diceva in queste situazioni, prima di imparare a sintonizzarsi sul tipo specifico di conversazione che stava avendo. Un tempo avrebbe detto: “Questi rapporti non sono soddisfacenti. Ogni trimestre è uguale o peggiore. È chiaro che non avete fatto nulla per migliorare!”. Questo avrebbe provocato scuse difensive da parte del personale, che se ne sarebbe andato demoralizzato senza sapere come risolvere il problema.

Questo tipo di conversazioni è quello che chiamiamo “deprezzamento”.

Il deprezzamento in una comunicazione è un modo di parlare o di comportarsi che denigra o svaluta l’altra persona o le loro idee.

Ci sono diversi modi in cui si può deprezzare qualcuno durante una comunicazione, ad esempio:

  1. Parlando in modo sarcastico o ironico
  2. Interrompendo o interrompendo continuamente l’altra persona
  3. Dimostrando disinteresse o apatia
  4. Ridendo o prendendo in giro le parole o le idee dell’altra persona
  5. Sottolineando in modo negativo le loro opinioni o il loro contributo

Alisha si concentrerebbe solo sull’enunciazione del problema, senza indagare sul motivo per cui esiste un problema o su cosa ne pensa il personale. Queste conversazioni sono improduttive e portano alla difesa e al disimpegno.

Che cosa fa ora Alisha? Utilizza la cosiddetta “Inchiesta Apprezzativa”.

L’inchiesta apprezzativa in una comunicazione è un modo di parlare o di ascoltare che mira a comprendere e valorizzare l’altra persona e le loro idee.

L’inchiesta apprezzativa si basa sulla premessa che ognuno di noi ha delle qualità e dei punti di forza, e che è possibile costruire relazioni positive e costruttive valorizzando queste qualità.

Ci sono diversi modi in cui è possibile praticare l’inchiesta apprezzativa durante una comunicazione, ad esempio:

  1. Chiedere all’altra persona di parlare di se stessa o delle sue idee, e ascoltare attentamente e con interesse
  2. Evidenziare le qualità positive dell’altra persona e i loro punti di forza
  3. Mostrare rispetto e considerazione per le loro opinioni e per il loro contributo
  4. Cercare di comprendere le loro esperienze e le loro prospettive

Chiede al personale infermieristico che cosa funziona bene nell’unità e quali sono gli esempi di pazienti soddisfatti.

Dopo lo shock iniziale di una conversazione inaspettatamente positiva, le infermiere condividono le loro storie e scoprono diversi temi e azioni comuni che possono aiutarle a migliorare la soddisfazione dei pazienti. Anche se non tutte le interazioni andranno così bene, questo tipo di conversazione è ciò a cui volete aspirare quando cercate di creare un cambiamento positivo sul lavoro, nelle vostre relazioni o nella comunità. C’è una cosa importante da fare prima di poter avere questa conversazione: bisogna sintonizzarsi sulle influenze invisibili della situazione.

Pensate a un iceberg: in superficie ci sono i nostri comportamenti e le nostre azioni visibili sotto forma di conversazioni. Tuttavia, sotto di noi si nascondono i fattori inconsci che guidano le conversazioni. Cose come le nostre convinzioni, le aspettative, lo stress, i pregiudizi, la visione del mondo, quanto abbiamo dormito la notte scorsa: tutto ciò che può influenzare ciò che diciamo.

Le conversazioni guidate da questi fattori invisibili sono spesso di tipo svalutativo. Se volete trasformare la discussione in una conversazione degna di nota, dovete trovare un modo per portare alla luce queste influenze invisibili. Fortunatamente, esiste una tecnica molto semplice per sintonizzarsi. Si tratta di tre passi: 1) fare una pausa; 2) respirare; 3) incuriosirsi.

La prossima volta che vi troverete sull’orlo di una conversazione svalutante, la prima cosa da fare è una pausa. In questo modo si arresta l’impulso attuale prima che le cose vadano fuori controllo.

Approfittate di questo momento per respirare. La respirazione stimola il sistema nervoso parasimpatico, riducendo lo stress. L’effetto è maggiore se si fa un respiro profondo, lo si trattiene per un breve periodo, poi lo si lascia andare lentamente e si ripete.

Infine, siate curiosi. Ponete domande che vi permettano di prendere in mano consapevolmente ciò che accade nella vostra testa. Qual è il quadro generale? Quali ipotesi sto facendo? Cosa non so che potrebbe essere importante? Quali emozioni sto provando?

Questo semplice esercizio vi impedisce di essere controllati da queste influenze invisibili e vi permette di mettervi al posto di guida e di favorire deliberatamente la conversazione che volete avere, una conversazione basata sull’Inchiesta Apprezzativa.


I princìpi del successo

Jack Canfield è uno scrittore statunitense, speaker motivazionale, entrato nel Guinness dei primati per essere entrato con sette suoi libri nella ambitissima lista dei best-seller del New York Times. The Success Principles, tradotto in italiano da Gribaudi, è uno di questi libri.

Va osservato come, a volte, soprattutto in ambienti intellettuali, questo genere di pubblicistica sia vista con una certa sufficienza. Si ritiene che i suoi contenuti, nel tentativo di essere divulgativi, finiscano con il banalizzare le questioni di cui trattano. È senz’altro vero che una riflessione, se ridotta a un prontuario con risposte preconfenzionate, possa mostrare diversi limiti. D’altro canto, per essere obiettivi, non andrebbe dimenticato come la ricercatezza dello stile dei libri dei critici sia tale da essere apprezzabile da un numero veramente esiguo di persone e non sia perciò destinata al grande pubblico. Che cosa bisognerebbe fare, a questo punto? A noi sembra che bisognerebbe rivolgere ai best seller o, più in generale, ai libri di alta divulgazione, uno sguardo più benevolo. In fondo, essi riescono a fendere le nebbie del generale disinteresse, facendo cogliere l’importanza della questione del senso, cioè che una vita priva di senso non sia degna di essere vissuta. Vi sembra poco? Sta poi a ciascun lettore, dopo che si sia confrontato con i contenuti divulgativi, scegliere se continuare l’approfondimento magari rivolgendosi ai libri specialistici scritti proprio dai critici.

C’è, infine, un altro aspetto che non bisognerebbe trascurare. I libri divulgativi molto spesso riescono ad includere diversi stili di scrittura. Si tratta di una proprietà che non può essere data per scontata, spesso del tutto assente nei libri specialistici.

Può, in tal senso, essere utile richiamare quanto osservato da Perelman e Olbrechts-Tyteca nel Trattato dell’argomentazione: “Non basta parlare o scrivere, occorre pure essere ascoltati e letti. Non è senza importanza poter disporre di qualche ascoltatore, avere un largo uditorio”[1].

Tornando al volume di Canfield, secondo l’autore, il punto da cui partire nel mirare al proprio successo così come al perseguimento dei propri obiettivi.

Dipende da te

La prima cosa di cui occorre assumere una chiara consapevolezza è che ognuno di noi è il direttore della propria vita. Quando falliamo, per esempio, tendiamo ad attribuire agli altri il fallimento alle cose che ci sono successe. Tuttavia, se nell’immediato questo può essere vero, alla lunga il modo in cui questi eventi incidono su di noi dipende da come noi rispondiamo ad essi.

Si immagini la circostanza in cui tu riceva un compenso inaspettato. Puoi farti un regalo subito o puoi investire quella somma. Se opti per la prima soluzione, non avrai più denaro. Se scegli invece la seconda opzione, hai fatto un investimento che in un secondo momento può portare ad un guadagno più alto. Si tratta di un esempio semplice che, però, ci fa rendere conto che se vogliamo vedere miglioramenti nella nostra vita, abbiamo bisogno di modificare il tipo di atteggiamento. È fin troppo facile lamentarsi delle proprie circostanze, ma se si riserva più attenzione a come stiamo vivendo e alle scelte che si compiono, apparirà subito chiaro se siamo sulla strada giusta per il successo.

Un altro esempio? In questo momento, sei in forma o fuori forma. Chiediti: che cosa sto facendo – o non facendo – perché il mio corpo si trovi in questa situazione? Se il tuo obiettivo è perdere peso, dovrai diventare consapevole della quantità di calorie incamerate ogni giorno e del tuo livello di attività. Sii onesto con te testo: mangi bene? Dovresti rinunciare a qualche alimento?

Nessuno dice che il cambiamento sia facile. Richiede disciplina, persistenza e qualche sperimentazione.

Trova il tuo scopo

Non è raro che succeda di non avere proprio idea di come sia il successo. Capita a molti e non c’è da preoccuparsi. Questo, però, non significa che sia utile rimanere in un tale stato di indifferenziata incertezza.

Si può in un qualche modo intervenire su di essa. Per esempio, si può rallentare un po’ il ritmo frenetico delle nostre giornate per provare a contemplare. Quando si usa questo termine, è facile che vengano in mente esercizi ascetici riservati ai mistici. Abbiamo bisogno, per dirlo con il titolo di un libro di José Tolentino Mendonça, di una Mistica della vita quotidiana. La prima cosa da fare in tal senso è di esaminare la propria ragione di essere: perché esisti? Bisogna, in altri termini, interrogarsi sullo scopo della propria vita. Prenditi il tempo che serve per fare questo lavoro su di te, perché ne vale la pena.

Identifica due tra i più forti tratti della tua personalità; descrivi il modo in cui interagisci con gli altri; immagina il tuo mondo ideale.

Il passo successivo è creare una visione, una immagine mentale del vostro futuro perfetto. Quale sarebbe il vostro lavoro perfetto? Quando tempo libero vorreste avere? Che tipo di amici o di relazioni?

A volte, si preferisce avere i piedi per terra perché ci si sente più concreti. Il problema è che in questo modo si potranno conseguire solo risultati ordinari. Il presidente americano John F. Kennedy, che immaginava di portare un uomo sulla luna, è stato un visionario. Lo stesso si può dire che Martin Luther King, che immaginava un’America libera e uguale.

Avere una visione non significa non essere in grado di agire concretamente. Tutt’altro. Una volta che avete in mente la vostra visione, suddividetela in obiettivi più piccoli e specifici. Definire un obiettivo per ogni parte della vostra visione ridurrà il divario tra la vostra realtà attuale e il successo finale.

Affermazione e visualizzazione

Realizzare la propria visione richiede di superare la propria comfort zone. Due pratiche possono aiutare in tal senso. Si tratta della affermazione e della visualizzazione.

L’affermazione inizia quando dichiarate il vostro obiettivo come se fosse già stato realizzato all’interno di una frase completa. Le affermazioni più efficaci sono in prima persona. Esempio: la frase “Mi piace guidare la mia nuova Lamborghini gialla” è molto più efficace di “Voglio una macchina nuova”. A questo primo esercizio, se ne può aggiungere un altro. Le vostre affermazioni, infatti, vanno collegate con una immagine vivida della vostra affermazione. È ciò che gli studiosi chiamano la visualizzazione.

Per farlo, chiudete gli occhi e immaginate l’affermazione nel modo più dettagliato possibile. Se la vostra affermazione è: “Mi piace rilassarmi nella veranda della mia villa a Madrid”, visualizzate i colori della vostra casa, i mobili della veranda e così via. Poi, aggiungete suoni, odori e sapori alla vostra immagine mentale. Che cosa si prova a sedersi sul divano della propria veranda?

Più riempite la vostra visualizzazione di emozioni e dettagli sensoriali, più intensamente la sentirete, più sarà forte la motivazione che vi darà lo slancio per raggiungere il vostro obiettivo.

Affrontare con perseveranza gli ostacoli

Ora che siete sulla buona strada per raggiungere il successo finale, dovete prepararvi ad affrontare i potenziali ostacoli e, se dipendete dagli altri nel conseguire i vostri obiettivi, il possibile rifiuto.

Il rifiuto è solo un ostacolo sulla strada del successo. Se qualcuno vi dice “no”, continuate a provarci finché qualcuno non vi dirà “sì”, tenendo sempre a mente il vostro prossimo passo.

Il fondatore del Kentucky Fried Chicken, Harland Sanders, non era nuovo ai rifiuti. Infatti, si è sentito dire “no” più di 300 volte quando ha proposto la sua idea imprenditoriale prima che qualcuno dicesse “sì”. Se avesse mollato al primo rifiuto, non ci sarebbero più di 11.000 ristoranti KFC nel mondo!

Anche Stephen King ha quasi buttato via il manoscritto del suo libro Carrie dopo aver ricevuto molti rifiuti iniziali. Ma poiché non si è arreso, Carrie ha finito per vendere più di 4 milioni di copie ed è stato trasformato in un film.

Nel cammino verso la vita dei vostri sogni, dovete eccellere in ciò che fate. Un principio importante su cui concentrarsi è quello di diventare un esperto. Non abbiate paura di continuare a provare e di lavorare per raggiungere il vostro obiettivo un passo alla volta.

Prendiamo, ad esempio, la scrittrice Debbie Macomber. Le ci sono voluti cinque anni di duro lavoro prima di vendere il suo primo libro. Ha scritto per due anni e mezzo mentre cresceva i figli. Per aumentare la pressione, il marito voleva che rinunciasse al suo sogno e tornasse a lavorare. Tuttavia, Macomber sapeva di potercela fare e ha trascorso altri due anni e mezzo a perseguire il suo sogno, nonostante la scarsità di denaro, senza mai prendersi una vacanza e perdendo molto sonno. Alla fine ne è valsa la pena: ha pubblicato oltre 100 libri e molti sono diventati best seller.

La perseveranza, dunque, è la chiave del successo.

Il lavoro da portare a termine

Dopo aver esplorato i fondamenti del successo, concentriamoci sul lavoro da portare a termine prima di poter davvero realizzare i vostri sogni.

In primo luogo, dovete affrontare le questioni incompiute. Avete dei progetti che avete abbandonato o lasciato a metà? Dovete pulire l’armadio o finire di pagare le tasse dell’anno scorso? Queste piccole cose possono sottrarre energie preziose al raggiungimento dei vostri obiettivi più importanti.

Vedetela in questo modo: è meglio avere cinque progetti completati che 15 progetti incompleti.

Un metodo utile è quello di programmare un fine settimana di completamento, in cui ci si prende del tempo per ripulire la lavagna da tutte le attività incompiute. Siate chiari e decisi: o lo fate, o lo delegate, o lo rimandate.

Anche se la scelta di rimandare un progetto non sembra produttiva, si differenzia dalla procrastinazione perché si decide consapevolmente di accantonare l’oggetto. Questa “pulizia” non si applica solo alle cose tangibili della vostra vita, ma anche alle vostre relazioni.

Quanta energia state sprecando serbando rancore nei confronti di un collega che ha venduto il vostro lavoro come suo? E quell’amica che non c’è mai quando avete bisogno di lei? Per andare avanti, dovete perdonare. Perdonare non significa fare un favore a qualcun altro, ma significa che avete lasciato andare e scaricato la tensione per il vostro bene.

Se vuoi veramente dimenticare qualcuno, non odiarlo. Tutti quelli che odi sono scolpiti nel tuo cuore; se vuoi lasciar andar qualcosa, non puoi odiare. #crescitapersonale #vitadesta @gscarafile

Immaginate come vi sentireste fantastici se all’improvviso foste in pace con gli altri!

Una tecnica efficace per aiutarvi a perdonare qualcuno è scrivere a voi stessi una “lettera di verità totale” per sfogare la vostra rabbia. Scrivete le cose che vi hanno fatto arrabbiare e noterete che riconoscere il vostro dolore e il vostro rancore è il primo passo verso il perdono.

L’ordine dei pensieri

Una volta che vi sarete occupati delle questioni in sospeso, vi sembrerà di aver già fatto progressi significativi verso i vostri obiettivi. Ora assicuratevi che anche i vostri pensieri siano in ordine.

Ammettetelo: spesso siete il vostro peggior nemico. La maggior parte di noi nutre pensieri negativi su di sé, le cosiddette convinzioni limitanti, in cui ci fissiamo sulle cose che pensiamo di non poter fare. Questa mentalità può essere molto dannosa, come dimostra questo esempio.

Un ferroviere è rimasto intrappolato in un vagone merci refrigerato mentre effettuava delle riparazioni. Preso dal panico, non riusciva a smettere di pensare alla possibilità di morire congelato e decise di scrivere un ultimo messaggio alla sua famiglia. Il mattino seguente fu trovato morto nel vagone. Sebbene mostrasse i segni fisici della morte per congelamento, il sistema di raffreddamento del vagone era in realtà fuori uso e la temperatura all’interno del vagone era di 13°C. L’uomo era morto essenzialmente a causa del suo pensiero negativo.

Per avere successo, è necessario arginare, se non eliminare completamente, i pensieri negativi.

Tuttavia, se si guarda abbastanza in profondità, l’amore per se stessi si trova spesso sotto l’autocritica. Potreste pensare: “Sono grasso e pigro”, ma se esaminate questo pensiero, quello che state dicendo è: “Ho paura”.

Avete paura di ammalarvi a causa del sovrappeso e nell’autocritica vi chiedete di prendervi più cura del vostro corpo. In realtà, dentro di voi state dicendo: “Ci tengo a me stesso. Voglio essere sano e forte e merito di sentirmi bene con il mio corpo!”. Questa è un’espressione di amore per se stessi.

Passando dal giudizio all’ammissione della paura, alla richiesta di azione e al riconoscimento dell’amore, inizierete a cambiare le vostre convinzioni limitanti in pensieri positivi e benefici. Quindi smettete di giudicarvi e iniziate a parlare a voi stessi come se conosceste il vostro vero valore!

Da soli?

La determinazione personale è fondamentale nel percorso verso il successo, ma non è possibile percorrerlo da soli. Le persone di grande successo hanno sempre altri che le ispirano o le guidano lungo il percorso.

Una cosa che potete fare è creare un gruppo di supporto.  Prendete in considerazione l’idea di individuare sei persone con cui siete in confidenza e organizzate conferenze programmate o chiamate via Skype in cui ciascuno ha a disposizione 15 minuti per porre domande. Per ottenere il massimo valore da queste sessioni, ogni membro del gruppo dovrebbe eccellere in un’abilità che desiderate imparare o aver raggiunto un obiettivo che desiderate.

Ad esempio, se siete proprietari di una piccola impresa, potrebbe essere vantaggioso includere nel gruppo uno o due imprenditori di successo del vostro settore. Anche altri professionisti come consulenti, avvocati o banchieri d’investimento possono essere di grande aiuto.

Un altro modo efficace per trovare sostegno è quello di individuare un mentore. Anche se la tentazione di chiedere consigli ad amici o colleghi è forte, è molto più utile rivolgersi a persone che hanno già realizzato ciò che si vuole ottenere. Non dovete essere timidi nell’avvicinarvi a persone di successo, perché la maggior parte di esse sarà desiderosa di condividere con voi la propria ricetta per il successo.

Per esempio, quando l’oratore motivazionale Les Brown iniziò la sua carriera, solo il Dr. Norman Vincent Peale, un acclamato guru motivazionale, aveva fiducia in lui. Quando Brown si rivolse a Peale, quest’ultimo fu onorato di condividere le sue esperienze e si assicurò che Brown fosse ben equipaggiato per diventare un coach e un oratore di successo.

Relazioni

Per trarre il massimo beneficio dalla vostra rete di supporto, dovete prima gettare una solida base di onestà e apprezzamento per costruire relazioni significative.

Dire la verità può spaventare. Ma dobbiamo dire la verità se vogliamo creare e favorire i nostri legami con gli altri.

Considerate la storia di Jack Canfield e Larry Prince e della loro organizzazione no-profit, la Foundation for Self-Esteem.

I due uomini avevano presentato una proposta per progettare un programma di formazione per chi cerca lavoro per l’Ufficio per l’istruzione della contea di Los Angeles. Tuttavia, quando si sono resi conto delle restrizioni del programma, hanno deciso di informare i funzionari della contea che non potevano rispettare i regolamenti, rischiando così di perdere la gara e la sovvenzione di 730.000 dollari.

Ma grazie alla loro onestà, hanno finito per vincere il concorso!

Oltre all’onestà, l’apprezzamento degli altri è spesso sottovalutato nelle relazioni. In uno studio condotto su circa 200 aziende, i dipendenti hanno classificato l’apprezzamento come il primo motivatore di un elenco di dieci temi motivazionali; i dirigenti e i supervisori, invece, hanno classificato l’apprezzamento all’ottavo posto.

È chiaro che vogliamo essere più apprezzati sul lavoro; quindi assicuratevi di fare la vostra parte mostrando apprezzamento per gli altri. Come si fa esattamente? Dipende dal tipo di persona che siete, se uditiva, visiva o tattile. Il modo migliore per apprezzare gli altri è quello di scoprire cosa li rende interessanti e combinare diversi modi per esprimere apprezzamento.

Per esempio, si può invitare qualcuno a cena, dargli una pacca incoraggiante sulle spalle, lodarlo al telefono o scrivergli un biglietto di ringraziamento.

Ma è fondamentale essere il più autentici possibile. Non bisogna nascondere la verità quando è necessario dirla. Ma ricordate anche di onorare e ringraziare le persone che vi sostengono.

Sui diversi significati di “ricchezza”

Siete d’accordo che “il denaro è la radice di tutti i mali”?

Se è così, dovete ridefinire il significato di ricchezza per voi. La maggior parte di noi pensa che la ricchezza riguardi solo il denaro, i nostri beni o possedimenti. Tuttavia, è molto di più: la ricchezza contiene anche aspetti intellettuali, umani e civici.

Per quanto riguarda le attività finanziarie, ci si può chiedere: quali obiettivi ho per i miei beni e quali azioni e obbligazioni vorrei possedere?

Oltre ai beni materiali, cercate di capire come le vostre relazioni, la vostra salute, le regole cui vi ispirate quando agite e le vostre abitudini siano collegate al modo in cui create la ricchezza. Considerate anche la vostra formazione, la vostra reputazione e le vostre competenze.

Tenendo a mente questi fattori, potete iniziare a far sì che la vostra ricchezza funzioni a vostro vantaggio. Molte persone di successo considerano il loro patrimonio umano e intellettuale più prezioso di quello finanziario, poiché la salute, la felicità e le relazioni costituiscono la base per un successo finanziario duraturo.

Un altro fattore che contribuirà notevolmente al vostro benessere personale è quello di offrire il vostro tempo a una causa meritevole. Aiutare gli altri ha un effetto notevole nel mantenerci soddisfatti e contenti della nostra vita.

Gli studi sul volontariato hanno dimostrato che le persone che aiutano gli altri hanno una vita più lunga e più sana. Inoltre, chi inizia a fare volontariato e ad aiutare gli altri fin da giovane ha maggiori probabilità di avere una carriera di successo in seguito.

Considerate quali sono le cause che vi stanno più a cuore. Ad esempio, se amate leggere, potreste fare volontariato per leggere ai non vedenti. Potreste anche avviare un’attività di produzione di libri per non vedenti.

Per ottenere il massimo da ciò che la vita può offrire, è necessario diventare “ricchi”, il che significa molto di più che disporre di beni finanziari.


[1] C. Perelman, C. Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, Torino , p. 19.

La spina del dialogo.

Intervista con Giovanni Scarafile

(a cura della redazione di YOD Institute)

C’è qualcosa di profondamente frustrante nel modo in cui comunichiamo oggi. Nonostante i molteplici strumenti a nostra disposizione, spesso ci ritroviamo con la sensazione di non essere davvero compresi, come se le nostre parole rimbalzassero contro un muro invisibile di indifferenza o incomprensione. È un’esperienza quotidiana che tutti conosciamo: quella sensazione di vuoto che resta dopo una conversazione in cui, nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a trasmettere ciò che davvero volevamo dire. O peggio ancora, quel dolore sordo che nasce quando ci rendiamo conto che l’altro non sta realmente ascoltando, ma sta solo aspettando il suo turno per parlare.

È proprio partendo da questa diffusa esperienza di insoddisfazione comunicativa che ho deciso di intervistare Giovanni Scarafile, autore del libro La spina nella carne. Cinque lezioni sul dialogo (YOD Institute, 2024). Il suo lavoro offre una prospettiva innovativa su questo malessere comunicativo che sembra caratterizzare la nostra epoca, proponendo non solo un’analisi del problema, ma anche possibili vie d’uscita.

D: Professor Scarafile, il libro si apre con una critica al modello tradizionale della comunicazione, definito come “età dell’oro”. Può spiegare cosa intende con questo concetto?

R: L’età dell’oro della comunicazione rappresenta un paradigma secondo cui il dialogo efficace è possibile solo in presenza di condizioni ideali e prerequisiti specifici. Questa visione, esemplificata dalla massima latina “contra principia negantem non est disputandum”, sostiene che senza principi condivisi non sia possibile alcuna comunicazione autentica. Il libro critica questa prospettiva come limitante e irrealistica, proponendo invece un approccio più pragmatico che riconosce la possibilità e la necessità del dialogo anche in condizioni non ideali.

D: È questo il senso della “dialogetica”?

R: Direi di sì. La dialogetica rappresenta un nuovo paradigma che supera la visione tradizionale del dialogo come mera negoziazione e come dipendente da condizioni ideali. Si configura come un’ermeneutica dell’esistenza che riconosce il dialogo come evento trasformativo, capace di generare significati inediti e imprevisti. Questo approccio enfatizza l’importanza dell’apertura all’altro e della disponibilità a lasciarsi modificare dall’incontro dialogico, superando la logica puramente strumentale della comunicazione.

D: Nel testo viene introdotto il concetto di “inaudalgia”. Può spiegare questo neologismo e la sua rilevanza?

R: L’inaudalgia è un termine coniato che combina “inaudito” (non ascoltato) e “algia” (dolore) per descrivere il dolore derivante dal mancato ascolto. Si manifesta in due forme: l’inaudalgia relazionale, che emerge quando non ci sentiamo ascoltati dagli altri, e l’inaudalgia personale, che riguarda la difficoltà di ascoltare le nostre voci interiori. Questo concetto è centrale per comprendere come il mancato riconoscimento della nostra unicità possa generare sofferenza e ostacolare un dialogo autentico.

D: Nel libro si fa una distinzione tra homo patiens e homo muniens. Quali sono le caratteristiche di questi due archetipi?

R: L’homo patiens rappresenta coloro che accettano e integrano la propria vulnerabilità come parte costitutiva dell’esperienza umana, mostrandosi aperti all’ascolto e al dialogo autentico. L’homo muniens, invece, rappresenta chi cerca di negare la propria vulnerabilità, costruendo barriere difensive che ostacolano la comunicazione genuina. Questa distinzione è fondamentale per comprendere i diversi approcci al dialogo e le dinamiche relazionali che ne derivano.

D: Nel suo libro lei parla di “confine esperienziale” e “campo illusorio”. Può spiegare questi concetti?

R: Il confine esperienziale rappresenta i limiti entro cui l’esperienza umana si svolge, definiti dalla consapevolezza della propria finitezza e vulnerabilità. Il campo illusorio, invece, emerge quando questa consapevolezza viene negata o rimossa, creando una percezione distorta della realtà che compromette la possibilità di un dialogo autentico. Questi concetti aiutano a comprendere come la nostra percezione della vulnerabilità influenzi profondamente la qualità delle nostre interazioni comunicative.

D: Ogni capitolo del libro si chiude con un riepilogo, affidato ad Adamo ed Eva che, dismessi i panni dei personaggi biblici, sono diventati una coppia moderna alle prese con i problemi comuni del comunicare. Cosa curiosa: i due coniugi parlano in romanesco. Come mai ha fatto questa scelta?

R: La scelta di far dialogare Adamo ed Eva in romanesco risponde a diverse esigenze. Innanzitutto, volevo creare un contrappunto agli aspetti più teorici del libro, offrendo ai lettori uno spazio di “decompressione” dove i concetti complessi vengono rielaborati attraverso un linguaggio più immediato e vicino all’esperienza quotidiana. Il dialetto romanesco, con la sua espressività e la sua capacità di rendere concrete anche le idee più astratte, si presta perfettamente a questo scopo.

Inoltre, questa scelta stilistica serve a sottolineare uno dei messaggi centrali del libro: il dialogo autentico non è questione di formalità o di linguaggio ricercato, ma di capacità di connettersi realmente con l’altro. Adamo ed Eva, parlando in romanesco, rappresentano quella dimensione di autenticità e immediatezza che spesso viene persa nei discorsi troppo accademici o formali.

La coppia biblica, calata nella quotidianità contemporanea e alle prese con problemi comuni come la gelosia, i conflitti domestici o le incomprensioni comunicative, diventa uno specchio in cui i lettori possono riconoscersi. Il loro dialetto non è solo un veicolo di comunicazione, ma anche un modo per umanizzare e rendere più accessibili i concetti teorici discussi nel libro.

D: Il libro conclude con una riflessione sulla “grazia del dialogo”. Cosa significa questo concetto?

R: La grazia del dialogo si riferisce a quei momenti inaspettati in cui, nonostante le resistenze e le difficoltà, emerge una possibilità di comunicazione autentica che trascende la logica puramente orizzontale dell’interesse immediato. Se ci pensiamo, è qualcosa che accaduta almeno una volta a ciascuno di noi. Rappresenta una dimensione del dialogo che non può essere programmata o imposta, ma che si manifesta come un dono che trasforma i partecipanti, aprendo nuove possibilità di comprensione e connessione umana. Questa prospettiva sottolinea come il dialogo autentico non sia solo una questione di tecnica o strategia, ma implichi un’apertura alla dimensione della gratuità e dell’imprevisto.

D: Può spiegare il senso del titolo “La spina nella carne”?

R: Il titolo fa riferimento a un passo della Seconda Lettera ai Corinzi di San Paolo, dove l’apostolo parla di una “spina nella carne” che gli è stata data. Nel libro, questa metafora viene utilizzata per esplorare il tema della vulnerabilità umana e la sua relazione con il dialogo autentico. La spina rappresenta non solo una fonte di sofferenza, ma anche un elemento trasformativo: Paolo, infatti, scopre che proprio attraverso questa debolezza si manifesta la forza divina. Analogamente, il libro suggerisce che la nostra vulnerabilità, anziché essere un ostacolo alla comunicazione, può diventare il fondamento di un dialogo più profondo e autentico. Come Paolo trasforma la sua debolezza in forza, così il riconoscimento e l’accettazione della nostra fragilità possono diventare la chiave per superare le barriere comunicative e stabilire connessioni più genuine con gli altri. Il titolo, quindi, racchiude uno dei messaggi centrali dell’opera: la vulnerabilità non è solo una ferita da nascondere, ma può diventare uno strumento prezioso per una comprensione più profonda di sé e degli altri.

Oltre l’opacità dell’irrelazione: costruire connessioni vere e significative

1. In molti ambienti lavorativi, è comune avere una relazione con i colleghi che si basa strettamente su questioni professionali. Due individui potrebbero collaborare fianco a fianco per anni, condividendo solo conversazioni legate a progetti, riunioni e scadenze. Nonostante la frequenza con cui interagiscono, raramente si conoscono a livello personale. La paura di apparire non professionali o di attraversare confini personali impedisce spesso di scavare sotto la superficie. La relazione diventa quindi opaca, poiché ogni individuo vede solo una versione molto limitata dell’altro, ignorando i suoi interessi, le sue paure, i suoi sogni e le sue aspirazioni.

2. Tutti abbiamo quegli “amici” con cui condividiamo solo interazioni superficiali, come commenti su social media o brevi chiacchierate durante eventi sociali. Anche se ci può essere una familiarità e una frequente interazione, la profondità della connessione è spesso assente. Questi amici potrebbero sapere cosa abbiamo fatto il weekend scorso grazie a una storia di Instagram, ma non conoscono le nostre lotte interne, i nostri sogni o le nostre paure. La relazione è basata su una presentazione esteriore e filtrata di noi stessi, piuttosto che su una comprensione genuina e profonda dell’altro.

3. L’amore, nella sua natura essenziale, è una profonda connessione tra due individui. Tuttavia, talvolta, due persone possono trovarsi in una relazione amorosa in cui, nonostante l’apparente intimità, esistono barriere invisibili che impediscono una vera comprensione reciproca. Questo può accadere per vari motivi: paura di mostrare vulnerabilità, traumi passati che ostacolano l’apertura emotiva, o semplicemente il desiderio di mantenere una certa immagine di sé per soddisfare le aspettative dell’altro. In tali relazioni, gli innamorati nascondono parte di sé stessi, creando un’opacità. Gli atti d’amore possono diventare routine, e le conversazioni possono evitare i veri problemi o sentimenti, lasciando entrambi i partner con la sensazione che qualcosa manchi, che ci sia uno spazio inesplorato tra di loro.

Che cosa è l’irrelazione

Nelle dinamiche interpersonali, il concetto di irrelazione non è semplicemente l’assenza di relazione, ma piuttosto una modalità specifica di relazionarsi, caratterizzata dalla distanza, dall’opacità e dall’incomprensione.

Per superare l’irrelazione e l’opacità nelle relazioni affettive e lavorative, immergiamoci in ascolto attivo e comunicazione sincera. Ogni interazione è un’opportunità per scoprire e apprezzare la profondità dell’altro. 🤝❤️ #RelazioniAutentiche

Se esaminiamo l’esperienza dell’essere irrelati attraverso una lente fenomenologica, ci imbattiamo immediatamente in una dualità: la presenza simultanea dell’altro e la sua assenza. Cioè, l’altro è fisicamente o concettualmente presente nella nostra sfera di esperienza, ma è percepito come inaccessibile, estraneo o irraggiungibile.

Consideriamo, ad esempio, i colleghi di lavoro che interagiscono quotidianamente ma rimangono estranei l’uno all’altro. Secondo l’ottica del vissuto, queste persone condividono lo stesso “mondo della vita” (Lebenswelt) in termini di luogo di lavoro e routine, ma vivono in mondi separati in termini di esperienze interne, valori e aspirazioni. Esiste un senso di vicinanza fisica, ma anche una vasta distanza ontologica.

Nel caso degli amici, va detto che essi, pur essendo presenti nel nostro orizzonte esperienziale, sono spesso oggettivati. Ciò significa che sono visti e compresi attraverso una lente di superficialità. Non li vediamo per le loro profonde esperienze interne o i loro stati d’animo, ma piuttosto per i ruoli o le immagini che rappresentano nel contesto della nostra vita quotidiana o virtuale. Questa cecità selettiva, ci porta a dire che la loro alterità è nascosta o velata. Nonostante possiamo sapere dei loro recenti viaggi o delle loro attività quotidiane grazie ai social media, non ci avviciniamo alla loro vera alterità – ai loro desideri, paure, sogni o speranze.

Infine, prendiamo la relazione tra due innamorati in cui esiste un’opacità. Sebbene possano condividere un intenso legame emotivo, c’è un aspetto del loro essere che rimane nascosto o inaccessibile all’altro. Questa disconnessione, nonostante la profondità della loro intimità, è una manifestazione dell’irrelazione. È come se ci fosse una membrana invisibile che, pur permettendo un certo grado di permeabilità, mantiene distinte le loro realtà interne.

Il fenomeno dell’irrelazione rappresenta uno degli aspetti più sfuggenti della condizione umana. Ci interroga su come percepiamo l’altro e come, a volte, malgrado la nostra convinzione di comprenderlo, rimane un mistero per noi. Questo mistero non è dovuto alla mancanza di informazioni o alla mancanza di comunicazione, ma piuttosto alla natura enigmatica dell’essere umano.

Da tempo immemorabile, la figura dell’enigma ha avuto un ruolo centrale nella filosofia, nella letteratura e nell’arte. Gli enigmi sono domande senza risposta, problemi senza soluzione, sfide che resistono alla comprensione. Analogamente, ogni essere umano può essere paragonato a un enigma. Non importa quanto profondamente pensiamo di conoscere una persona, ci sarà sempre una parte di lei che rimane oscura, nascosta, inafferrabile. Questo concetto è particolarmente rilevante quando si considera la natura transitoria e mutevole dell’identità umana. Siamo esseri in costante evoluzione, formati da una miriade di esperienze, ricordi, desideri e paure. Ogni decisione che prendiamo, ogni incontro che facciamo, ogni sogno che coltiviamo aggiunge un altro strato alla nostra complessità. In questo contesto, come possiamo mai sperare di comprendere pienamente un altro essere umano, quando a volte lottiamo per comprendere noi stessi?

La relazione con l’altro, quindi, diventa un viaggio verso l’ignoto. Ogni relazione è un tentativo di decifrare un enigma, di penetrare il mistero dell’altro. E mentre ci avviciniamo all’altro, ci rendiamo conto che il vero viaggio è dentro di noi. La sfida dell’irrelazione ci porta a riflettere non solo sull’altro, ma anche su noi stessi, sul nostro modo di vedere il mondo, sulle nostre aspettative e sulle nostre paure.

Relazionarsi con gli altri è un viaggio nell’ignoto, un tentativo continuo di decifrare l’enigma dell’altro. Ma, avvicinandoci, scopriamo che il vero viaggio è interiore, spingendoci a riflettere su noi stessi, le nostre visioni, aspettative e paure

Eppure, in questo panorama di incertezza e mistero, c’è anche una bellezza ineffabile. La realizzazione che l’altro è un enigma ci ricorda l’unicità e l’irripetibilità di ogni individuo. In un mondo in cui siamo spesso ridotti a categorie, etichette e generalizzazioni, la figura dell’enigma ci riporta all’individualità, alla specificità, all’unicità di ogni persona. E mentre potremmo non essere mai in grado di comprendere pienamente l’altro, possiamo apprezzare la profondità e la complessità della sua esistenza.

La connessione tra essere umano ed enigma, quindi, non è tanto una barriera alla comprensione quanto un invito alla riflessione. Ci invita a considerare l’altro non come un oggetto da decifrare, ma come un mistero da rispettare. Ci spinge a guardare oltre le superfici, oltre le apparenze, a cercare la profondità e la complessità nascosta in ogni individuo.

Il fenomeno, dunque, dell’irrelazione ci sfida a riflettere sulle limitazioni della nostra comprensione e sulla natura enigmatica dell’essere umano. Ma ci offre anche una prospettiva più ampia, una visione che celebra la diversità, la complessità e la profondità di ogni individuo. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, dove le differenze vengono spesso sminuite o ignorate, la figura dell’enigma ci offre una lente attraverso la quale possiamo vedere la bellezza e la ricchezza della condizione umana.

In conclusione, l’irrelazione potrebbe essere vista non solo come un fallimento nella comunicazione o nella comprensione, ma anche come una testimonianza del mistero intrinseco dell’essere umano. Afferma l’unicità irriducibile di ogni individuo e ci sfida a un continuo impegno di ascolto, apertura e accettazione nella nostra incessante ricerca di connessione. La consapevolezza dell’irrelazione può, paradossalmente, essere il punto di partenza per una relazione più profonda e autentica.

In che modo possiamo trarre beneficio da queste indicazioni?

Nel lavoro:

Promuovere Interazioni Personali. oltre il puro ambito professionale. Creare momenti informali può essere un metodo efficace per rafforzare i legami tra i collaboratori. In queste occasioni, ogni membro ha la possibilità di esprimersi liberamente, condividendo aspetti personali della propria vita, hobby, interessi o esperienze che poco hanno a che fare con il lavoro ma che sono fondamentali per comprendersi a vicenda. Questo può avvenire attraverso eventi organizzati dall’azienda, come team building, giornate ricreative, cene aziendali o pause caffè strutturate, dove l’ambiente informale facilita la condivisione e l’interazione su temi extra-lavorativi. Promuovere un clima di apertura e inclusività può aiutare i membri del team a sentirsi più a loro agio nel condividere, migliorando così la dinamica di gruppo e creando un ambiente lavorativo più piacevole e supportivo.

Creare Spazi di Ascolto. Ascoltare attivamente i collaboratori è una pratica cruciale per un management efficace. Durante le riunioni, è consigliabile dedicare del tempo non solo alla discussione di questioni strettamente lavorative, ma anche all’ascolto delle esperienze, dei pensieri e delle opinioni personali di ciascun membro del team. Questo può essere attuato attraverso sessioni regolari di feedback, dove ogni individuo può esprimere le proprie considerazioni e sentimenti in un contesto protetto e rispettoso. Creare uno spazio dove la comunicazione è bidirezionale e il feedback è valorizzato promuove un senso di appartenenza e rispetto reciproco. Questi momenti dedicati all’ascolto attivo devono essere strutturati in modo tale da incoraggiare la partecipazione di tutti, fornendo un ambiente sicuro e di supporto in cui i dipendenti si sentano valorizzati e compresi. Questa pratica non solo migliora il morale e l’impegno del team, ma favorisce anche lo scambio di idee e la collaborazione, elementi chiave per un’atmosfera lavorativa positiva e produttiva.

Nell’ambito lavorativo, rafforzare i legami è fondamentale! Promuovi interazioni personali oltre il lavoro: momenti informali, eventi aziendali e pause condivise aiutano a creare un clima aperto e inclusivo. 🗣️ Dedicare tempo all’ascolto attivo in riunioni valorizza ogni voce, migliora il morale e promuove collaborazione e rispetto reciproco! #TeamBuilding #AscoltoAttivo #LavoroPositivo

Nelle Amicizie:

La profondità delle relazioni. È fondamentale riconoscere l’importanza di coltivare relazioni autentiche e significative nella vita. Una delle vie per raggiungere tale profondità è prendersi il tempo necessario per conoscere veramente gli amici. In un’era dominata dai social media, dove le interazioni tendono ad essere superficiali e rapide, è cruciale andare oltre. Ciò significa impegnarsi attivamente per organizzare incontri faccia a faccia, chiamate o videochiamate, creando spazi sicuri e confortevoli dove sia possibile condividere esperienze profonde, sentimenti veri e pensieri intimi. Questi momenti di condivisione sincera e aperta permettono di esplorare le diverse sfaccettature dell’identità di ciascuno, costruendo un legame solido e duraturo, fondato su comprensione e empatia reciproca.

Valorizzare la Qualità. Inoltre, è vitale riconsiderare e rivalutare la natura delle proprie relazioni sociali. La società contemporanea spesso incoraggia a collezionare “amici”, ma è essenziale interrogarsi sulla qualità e sulla profondità di tali legami. Pertanto, è saggio ridurre la quantità di relazioni superficiali o di convenienza che non apportano valore significativo alla propria vita. Invece, si dovrebbe investire tempo, energia ed emozioni in amicizie che sono autenticamente arricchenti e reciprocamente supportative. Questo processo di selezione consapevole aiuta a focalizzarsi su relazioni che offrono una connessione sincera, profonda e significativa, favorendo uno scambio autentico e la crescita personale di entrambi i partecipanti. In questo modo, si contribuisce a creare una rete sociale solida e resiliente, capace di offrire supporto e comprensione nei momenti di bisogno, e con cui condividere gioie e successi.

In un mondo dove i social spesso superficializzano i legami, prenditi il tempo per conoscere davvero gli amici: incontri reali, chiamate, condivisione di esperienze e sentimenti sinceri. 📞💬 Riduci i legami superficiali e investi in amicizie che arricchiscono, supportano e cresciano reciprocamente.

Nelle Relazioni Amorose:

Praticare la Comunicazione Aperta. In una relazione amorosa, la comunicazione aperta e sincera è il pilastro su cui costruire un legame solido e duraturo. È fondamentale creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui entrambi i partner possano sentirsi liberi di esprimere apertamente sentimenti, paure, sogni e aspirazioni. Questo implica un dialogo costante, che va ben oltre la semplice condivisione degli eventi quotidiani, e che si addentra nei recessi più intimi dell’animo di ciascuno. La vulnerabilità, in questo contesto, non viene vista come un segno di debolezza, ma come un indicatore di forza e di fiducia reciproca. Valorizzare e accettare la vulnerabilità dell’altro significa costruire una fondamenta di empatia e comprensione che può sostenere la coppia nei momenti di gioia così come in quelli di difficoltà.

Investire in Tempo di Qualità. Il tempo di qualità è un investimento indispensabile per nutrire e fortificare la relazione di coppia. Non si tratta semplicemente di trascorrere del tempo insieme, ma di dedicare momenti specifici per esplorare e comprendere i mondi interiori di ciascuno. Questo può avvenire attraverso attività condivise che favoriscono il dialogo e la riflessione, come passeggiate nella natura, cene intime, viaggi o semplici serate tranquille trascorse insieme senza distrazioni. Durante questi momenti privilegiati, è importante focalizzarsi pienamente sul partner, ascoltando attentamente, osservando, imparando e, soprattutto, condividendo. Questo tipo di interazione consente non solo di conoscere profondamente l’altro, ma anche di comprendere se stessi attraverso gli occhi del partner, approfondendo la connessione e rafforzando il legame affettivo e spirituale che unisce la coppia.

Nelle relazioni amorose, la comunicazione aperta è fondamentale! Creiamo spazi sicuri di dialogo sincero e profondo, in cui sia possibile esprimere sentimenti, paure e sogni senza giudizi. 🌈 Valorizziamo la vulnerabilità reciproca come segno di forza e fiducia. Investiamo in momenti di qualità per esplorare i mondi interiori di ciascuno, rafforzando il legame affettivo e spirituale.

In definitiva, illuminare e affrontare consapevolmente il fenomeno dell’irrelazione si rivela un passo fondamentale e iniziale verso la creazione di legami più autentici e significativi in tutti i campi della nostra vita, sia esso lavorativo, amicale o sentimentale. L’adozione di queste strategie pratiche e concrete rappresenta un insieme di passi misurati e ragionati che ognuno di noi ha il potere e la capacità di intraprendere. Questo percorso consapevole ci consente non solo di navigare con maggiore sicurezza e maestria attraverso l’intricato labirinto delle dinamiche relazionali umane, ma anche di celebrare, riconoscere e valorizzare in maniera profonda e autentica la ricchezza, la diversità e la complessità insite in ogni individuo con cui entriamo in contatto e interazione.

Tempi veloci, decisioni oculate: perché la pazienza è la nuova valuta del mondo professionale

Elogio della impazienza?

Nel mondo moderno, dove la pazienza è esaltata come virtù, vediamo l’impazienza non come debolezza, ma come forza che ha plasmato la storia e spinto l’umanità avanti. È l’ardore interiore di chi non si ferma, desiderando di più, subito. Ha alimentato rivoluzioni, innovazioni e il nostro impulso a progredire. Laddove la pazienza invita all’attesa, l’impazienza incita all’azione e sfida lo status quo, portando a scoperte e creazioni rivoluzionarie. Sebbene possa portare a decisioni precipitose, l’impazienza ci ricorda il valore del tempo, spingendo imprenditori ed attivisti verso mete più elevate. Elogiamo l’impazienza come simbolo di crescita, evoluzione e il desiderio inesauribile di superare le aspettative.

Quanti di noi sarebbero d’accordo con questo elogio?

Il fatto è che quando pensiamo alle dinamiche relazionali che si svolgono nei luoghi di lavoro, l’impazienza può essere un fattore che crea fratture. Occorre, dunque, che essa sia seriamente considerata. I seguenti tre esempi chiariranno proprio l’impatto della pazienza sul luogo di lavoro:

1. Durante una videoconferenza, un manager interrompe ripetutamente un collega junior che sta cercando di proporre una nuova idea. Il giovane dipendente, sentendosi non ascoltato, rinuncia a condividere un potenziale miglioramento per il progetto.

2. In un team multiculturale, alcuni membri non riescono a comprendere le sottigliezze culturali delle comunicazioni degli altri. Questo porta a malintesi che generano ritardi nei progetti e tensioni all’interno del gruppo.

3. Un cliente invia una serie di e-mail dettagliate con feedback su un prodotto. Il team di sviluppo, sentendosi sotto pressione per le scadenze imminenti, ignora le comunicazioni e rilascia una versione non ottimizzata del prodotto, causando insoddisfazione nel cliente e perdite di vendita.

Introduzione: la pazienza ed il lavoro

L’ambiente lavorativo contemporaneo ha subito una trasformazione senza precedenti nel corso degli ultimi decenni. L’era digitale, insieme alle crescenti aspettative del mercato e alle esigenze dei consumatori, ha contribuito a creare un contesto professionale in cui la rapidità, l’efficienza e la competizione sono diventate componenti essenziali per il successo. Queste dinamiche, se da un lato possono spingere le aziende a eccellere e ad adattarsi in modo agile alle mutevoli circostanze, dall’altro possono mettere a dura prova la capacità degli individui di mantenere un’efficace comunicazione e di agire con una sincera integrità.

La comunicazione, in particolare, è diventata sempre più complessa. Con la proliferazione di piattaforme digitali e la velocità con cui le informazioni possono essere scambiate, la pressione su singoli lavoratori e team di mantenere la chiarezza, la coerenza e l’accuratezza è diventata immensa. A ciò si aggiunge la sfida di navigare attraverso la vasta gamma di personalità, background culturali e stili di comunicazione presenti in una tipica organizzazione moderna, e si può capire come la semplice arte di “parlare” e “ascoltare” possa diventare un compito arduo.

In questo scenario frenetico e spesso stressante, la pazienza si rivela non solo come una preziosa abilità, ma quasi come una necessità vitale. La pazienza, intesa come capacità di ascoltare, riflettere e rispondere senza precipitazione, è essenziale per mantenere relazioni lavorative sane. Inoltre, agire con pazienza può contribuire a ridurre i malintesi, minimizzare i conflitti e garantire che le decisioni siano prese dopo una riflessione ponderata piuttosto che come reazioni impulsive.

Ma la pazienza non beneficia solo la sfera interpersonale. Essa gioca un ruolo cruciale anche nel benessere di un individuo. In un ambiente in cui si è costantemente sotto pressione, prendersi il tempo per riflettere, respirare e valutare le situazioni con calma può essere di fondamentale importanza per il proprio benessere. Infine, un’organizzazione composta da individui pazienti, che comunicano efficacemente e agiscono con integrità, ha maggiori probabilità di prosperare, mantenendo una cultura aziendale solida e coesa e garantendo risultati sostenibili a lungo termine.

Nel suo testo Intelligenza emotiva, Daniel Goleman postula che l’intelligenza emotiva sia la capacità di riconoscere, comprendere e gestire efficacemente le proprie emozioni e quelle altrui. Egli considera la pazienza non solo come una manifestazione di autocontrollo ma come un elemento cardine dell’intelligenza emotiva.

Goleman sottolinea che la pazienza è intrinsecamente legata a una comunicazione efficace, soprattutto in situazioni potenzialmente conflittuali. L’impazienza, a suo avviso, può causare decisioni precipitose e giudizi affrettati, mentre una comunicazione paziente può creare un ambiente più inclusivo e comprensivo.

Rivolgendoci alla filosofia antica, Aristotele, nel suo Etica Nicomachea, pone l’accento sulle virtù come mezzi per raggiungere una vita buona. Una delle virtù da lui enfatizzate è la phronesis, o “saggezza pratica”, che ha molte somiglianze con quello che Goleman chiama “intelligenza emotiva”. Per Aristotele, esercitare la phronesis significa avere la capacità di agire in modo giusto nelle diverse situazioni, bilanciando emozioni e ragione.

Mentre Goleman sottolinea l’importanza della pazienza come autocontrollo in contesti lavorativi, Aristotele vedrebbe la pazienza come parte della phronesis, un bilanciamento tra l’essere troppo precipitosi e troppo remissivi. Entrambi, quindi, concordano sul fatto che agire con consapevolezza e integrità in ambito professionale richiede una profonda comprensione sia delle proprie emozioni sia di quelle degli altri.

L’approccio di Goleman all’intelligenza emotiva offre strumenti moderni per comprendere l’importanza della pazienza nel mondo del lavoro, mentre Aristotele ci fornisce una prospettiva filosofica profonda su come le virtù, come la phronesis, siano essenziali per una vita buona. Con l’evoluzione delle dinamiche lavorative e l’enfasi crescente sul benessere emotivo, sia l’intelligenza emotiva di Goleman che la phronesis di Aristotele offrono preziose lezioni per le organizzazioni e gli individui. Le discussioni future potrebbero sicuramente beneficiare dall’incorporazione di entrambi questi quadri teorici.

Che cosa possiamo fare per portare la pazienza nei nostri contesti quotidiani, laddove ce n’è più bisogno?

Tre proposte per incrementare la pazienza

1. Sviluppo della consapevolezza emotiva: È essenziale coltivare la capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può essere raggiunto dedicando tempo alla riflessione personale e all’autovalutazione. Tecniche come la meditazione o la mindfulness sono strumenti efficaci per raggiungere una consapevolezza profonda delle proprie emozioni e reazioni.

Esempio: Lucia, una manager di progetto, si rende conto che si irrita facilmente durante le riunioni quando le scadenze sono vicine. Decide di praticare la mindfulness ogni mattina per 10 minuti prima di iniziare la giornata lavorativa. Dopo qualche settimana, nota che è più calma e paziente durante le riunioni, anche in situazioni di stress, permettendo così una comunicazione più efficace con il suo team.

2. Formazione continua e simulazione di scenari: Investire nella formazione continua è cruciale per affinare e migliorare le competenze comunicative. Le organizzazioni possono sostenere questo processo offrendo workshop e seminari sull’intelligenza emotiva. Simulare scenari di conflitto o tensione può aiutare le persone a prepararsi a gestire tali situazioni con maggiore competenza.

Esempio: Un’azienda di software organizza un workshop in cui i dipendenti partecipano a role-playing di situazioni difficili, come un cliente insoddisfatto o tensioni interne al team. Marco, uno sviluppatore, attraverso questa simulazione, scopre nuove strategie per affrontare feedback critici e migliorare la sua capacità di rispondere con pazienza e comprensione.

3. Stabilire un ambiente di ascolto attivo: Promuovere un ambiente in cui l’ascolto attivo è al centro delle interazioni può portare a una comunicazione migliore e a relazioni lavorative più solide. L’ascolto attivo incoraggia la presenza mentale, evitando interruzioni premature e garantendo che il feedback sia costruttivo e mirato.

Esempio: Durante una riunione presso la banca, Marco, un analista finanziario, esprime le sue perplessità riguardo ad un investimento proposto. Invece di interromperlo o di pensare alla risposta mentre parla, i suoi colleghi, tra cui il responsabile del dipartimento e alcuni consulenti, lo ascoltano attentamente, ponendo domande per approfondire e capire meglio la sua analisi. Questo ambiente di ascolto attivo non solo facilita una decisione informata sull’investimento, ma rafforza anche la fiducia e la collaborazione all’interno del team bancario.

Conclusione

La dinamica frenetica dell’odierno mondo lavorativo rappresenta indubbiamente una sfida per molti, ma evidenzia anche una preziosa opportunità. Nei tre scenari menzionati, emerge chiaramente come la pazienza non sia un lusso, ma un elemento essenziale per garantire un’efficace comunicazione, prevenire disguidi e mantenere un ambiente lavorativo sano e produttivo. La pazienza non è solo una virtù da coltivare individualmente, ma anche un valore da promuovere a livello organizzativo.

Se le aziende e gli individui possono riconoscere e valorizzare l’importanza della pazienza in contesti lavorativi, possono aspettarsi una serie di benefici tangibili: riduzione dei conflitti, aumento della produttività, miglioramento del benessere dei dipendenti e, infine, un impatto positivo sul risultato finale.

La pazienza non è solo una dimostrazione di forza interiore, ma rappresenta anche la chiave per un ambiente di lavoro equilibrato e armonioso. In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e incertezze, l’arte di essere pazienti, di ascoltare e di riflettere prima di agire, diventa ancora più cruciale. Facendo propria questa virtù, sia a livello individuale che aziendale, si può aspirare a un futuro lavorativo più prospero e soddisfacente.

Comunicare con Cura: Dal Disagio alla Diplomazia Etica in Ambito Lavorativo

Mi ricordo vividamente di un episodio che accadde all’inizio della mia carriera. Ero in una riunione di team, e il nostro supervisore, invece di affrontare direttamente un problema che stava affliggendo il nostro dipartimento, scelse di mettere in imbarazzo un collega di fronte a tutti, facendo allusioni velate alle sue presunte mancanze. Non solo fu un momento di estremo disagio per tutti i presenti, ma quella singola azione ebbe l’effetto di danneggiare il morale di tutto il team, instillando paura e sfiducia. Questo tipo di comunicazione non solo era disfunzionale, ma chiaramente non etica.

La comunicazione rappresenta la linfa vitale di qualsiasi organizzazione. Tuttavia, comunicare non si limita al semplice trasferimento di informazioni; è un’arte che, quando eseguita con etica e integrità, può migliorare significativamente le relazioni interpersonali, la produttività e l’atmosfera lavorativa.

Parlare di “comunicazione etica” significa alludere a un approccio alla comunicazione che rispetta e valorizza gli individui, le loro opinioni e sentimenti, mentre si cerca di esprimere le proprie idee in modo chiaro, aperto e responsabile. Questo è ancor più rilevante nel contesto lavorativo, dove la chiarezza e la veridicità delle informazioni possono avere implicazioni notevoli sul benessere dell’individuo e sul successo complessivo dell’organizzazione.

Il libro “Ethics in Human Communication” di Richard L. Johannesen descrive in dettaglio l’importanza della responsabilità personale nella comunicazione. L’autore sostiene che ogni comunicatore ha il dovere di evitare la manipolazione deliberata, le distorsioni e le falsità, favorendo invece la sincerità e la comprensione reciproca. Johannesen sottolinea anche come la sensibilità ai valori e ai diritti degli altri sia essenziale per una comunicazione veramente etica.

La comunicazione etica non riguarda solo il “cosa” si comunica, ma anche il “come”. Ciò significa che non basta evitare falsità o omissioni; è essenziale anche considerare come le parole e le azioni possono influire sulle persone. La comunicazione è intrisa di emozioni: ogni parola, ogni gesto può evocare sentimenti, sia positivi che negativi. E proprio per questo, una comunicazione etica riconosce e rispetta l’emozione dell’altro, cercando di costruire ponti di comprensione anziché barriere.

Tre regole per migliorare la comunicazione in ambito lavorativo:

  1. Ascolto attivo. Prima di rispondere, assicurati di aver davvero compreso ciò che l’altra persona sta cercando di comunicare. Questo riduce malintesi e mostra rispetto e valore per il comunicatore.
  2. Sii trasparente. Assicurati che le informazioni condivise siano accurate e oneste. Evita di trattenere dettagli importanti o di presentare le informazioni in modo fuorviante.
  3. Valorizza le emozioni. Riconosci e rispetta le emozioni che possono emergere durante la comunicazione. Questo crea un ambiente di empatia e comprensione.

Infine, ti invito a riflettere sulla tua pratica comunicativa e a domandarti se stai facendo tutto il possibile per essere non solo efficace, ma anche etico nel tuo modo di comunicare. Se ognuno di noi adotta un approccio più consapevole e rispettoso alla comunicazione, possiamo collettivamente creare ambienti di lavoro più sani, più produttivi e più gratificanti.

La comunicazione etica va oltre le parole: valorizza emozioni, promuove chiarezza e costruisce ponti di comprensione. L’arte di comunicare influisce profondamente sull’atmosfera lavorativa. 🌉🗣️ #ComunicazioneEtica #LavoroConIntegrità

Mindsight. Vedersi con gli occhi degli altri

Daniel J. Siegel, psichiatra statunitense, professore di psichiatria alla School of Medicine della University of California, nonché direttore esecutivo del Mindful Awareness Research Center e del Mindsight, qualche anno fa ha scritto Mindsight in cui propone una via alla minduflness, basata sulle più recenti conoscenze sulla mente.

Mindsight è la capacità di comprendere la relazione tra la mente, il corpo e le nostre emozioni. A volte ci troviamo in situazioni in cui reagiamo in modo imprevedibile, come arrabbiarsi o sentire un impulso di fuga. Ma per capire queste reazioni, dobbiamo essere consapevoli del nostro mondo interiore e questo è dove entra in gioco la vista mentale che è la traduzione del termine usato da Siegel.

La vista mentale ci aiuta a capire la connessione tra il corpo e la mente e a controllare le nostre emozioni più forti. La mindfulness, come la meditazione, sono esempi di mindsight che ci aiutano a diventare più consapevoli del nostro respiro e battito cardiaco.

Ma la vista mentale non è solo per i momenti di calma, è uno strumento utile anche nei momenti difficili. Ad esempio, quando i nostri figli litigano, spesso diventiamo frustrati, ma in realtà è il nostro battito cardiaco in aumento che causa questa emozione. Se siamo consapevoli del nostro battito cardiaco, possiamo imparare a controllarlo e gestire meglio la situazione.

Inoltre, la mindsight ci incoraggia a vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, il che è importante per la nostra capacità di empatia. Con una buona visione mentale, la vita sarà più pacifica e meno caotica

1.              L’io armonico

L’obiettivo della pratica del Mindsight è di creare un Sé equilibrato e armonioso. Immaginate di camminare su una fune tesa, dove l’equilibrio è la chiave per non cadere. Analogamente, nella vita, trovare il giusto equilibrio tra routine rigide e comportamenti spontanei, tra pensiero razionale e intuitivo, è fondamentale per creare un Sé armonioso e felice.

Per ottenere questo equilibrio, la terapia basata sul Mindsight utilizza la metafora del fiume che scorre dolcemente. Invece di lottare contro i cambiamenti nella vita, basta fare spazio a questi ultimi, come fa un fiume che si adatta alle rocce e agli ostacoli senza perdere il suo corso originale.

Come la luna influenza le maree, le nostre esperienze passate e le relazioni influenzano la nostra personalità. È importante accettare che è normale avere comportamenti diversi e che la nostra personalità cambierà con il tempo. Creare un equilibrio tra pensiero analitico e intuitivo, come un musicista che suona le note giuste, è un altro importante passo per ottenere un Sé armonioso.

2.              Training

Il potere della Mindsight in psicoterapia è come un’arma a doppio taglio: da un lato, ci permette di capire come il nostro cervello modella il nostro modo di vedere il mondo e, dall’altro, ci permette di sfruttare questa comprensione per allenare il nostro cervello.

Mindsight è come un personal trainer per la mente, che ci aiuta a rafforzare la relazione tra i nostri pensieri attraverso la riflessione consapevole. È come creare una rete di fili elettrici che si interconnettono tra di loro, diventando sempre più forti con il tempo.

Inoltre, Mindsight è come un amplificatore per la memoria, che ci permette di rievocare eventi passati o futuri con la stessa vivida potenza della stessa esperienza.

Grazie a Mindsight, possiamo diventare più forti nel gestire le sfide inaspettate della vita, in quanto essa aumenta la consapevolezza delle varie aree del cervello responsabili delle nostre emozioni, giudizi morali, attenzione, senso del tempo e identità. È  come avere una mappa per la propria mente, che ci permette di navigare verso una vita più equilibrata e felice.

3.              Alla ricerca della pace interiore

Mindsight è come un personal trainer per la parte destra del nostro cervello, aiutandolo a sviluppare la muscolatura della consapevolezza emotiva. È come navigare in un oceano di emozioni, imparando a governare la barca della propria mente.

Parlare dei propri sentimenti potrebbe sembrare una semplice questione di trasparenza, ma a volte le emozioni sono come nuvole che fluttuano nell’orizzonte interiore, difficili da identificare e comprendere. Mindsight ci aiuta a fare luce su queste nuvole, addestrandoci a guardare dentro di noi con maggiore consapevolezza.

Per esercitare l’emisfero destro, possiamo provare ad esplorare le nostre emozioni come un esploratore esplora un territorio sconosciuto. Ad esempio, potremmo tenere un diario emozionale, dove registriamo tutte le sensazioni emotive, o partecipare a giochi di comunicazione non verbale che ci aiutino a riconoscere le emozioni degli altri.

In momenti di stress o emozioni intense, possiamo usare tecniche che ci aiutino a concentrarci sulle sensazioni fisiche del corpo. È come un viaggio introspettivo attraverso il nostro corpo, alla ricerca di un luogo sicuro dove trovare pace interiore. Con la pratica, diventeremo maestri nella navigazione delle nostre emozioni, capaci di governare la barca della nostra mente con sicurezza e calma.Inizio moduloFine modulo

4.              Gestire le emozioni

Mindsight ci aiuta a capire che le emozioni non sono tratti permanenti che ci definiscono, ma esperienze temporanee. Mentre può essere facile consigliare a qualcuno di “rimanere calmo”, gestire le emozioni può essere molto difficile. Molti di noi trovano le emozioni opprimenti e stressanti, ma la mindsight ci insegna che sono solo momenti passeggeri nell’esperienza umana, non segnali che siamo difettosi e disfunzionali.

Attraverso pratiche come la meditazione, alleniamo la nostra mente a concentrarsi su una sola cosa e a ricondurre l’attenzione quando viene distratta. Questo ci fa comprendere che i pensieri e le emozioni sono solo esperienze temporanee e non la base della nostra personalità.

Immaginare la propria mente come un oceano, con i pensieri e le emozioni che si muovono sulla superficie come onde, è un altro esempio di pratica di mindsight. Anche le tempeste più intense sono solo sensazioni fugaci, mentre alla base dell’oceano c’è sempre calma. Questa visualizzazione ci ricorda che le emozioni sono solo momentanei stati d’animo e che possiamo trovare pace interiore.

La mindsight si basa su tre pilastri fondamentali: osservazione, obiettività e apertura. Imparando a incorporare questi elementi nella nostra vita, siamo in grado di comprendere meglio le nostre emozioni.

Impareremo ad osservare la nostra mente quando i pensieri distraenti ci allontanano dalla concentrazione, sia che si tratti di meditazione, lavoro o sonno. Poi, alleneremo la nostra obiettività seguendo il percorso dei nostri pensieri e comprendendo come influenzano i nostri sentimenti. Infine, rimanendo aperti e accettando che i pensieri negativi sono temporanei, impareremo ad accettare le emozioni come parte naturale dell’esperienza umana e ad utilizzarle per crescere e migliorare.

5.              Esperienze infantili

Chi sono stati i vostri insegnanti nei primi anni di vita? I vostri genitori, molto probabilmente! Ma i genitori fanno molto di più che insegnarci a leggere o ad andare in bicicletta. Impariamo molto anche da tutto ciò che ci insegnano a livello inconscio.

Nel bene e nel male, la nostra educazione modella il modo in cui oggi interagiamo con le persone. I bambini cresciuti da genitori che hanno mostrato affetto solo in modo incoerente spesso sentono di non potersi fidare di nessuno quando diventano adulti: non nelle amicizie, non nel lavoro, nemmeno nelle relazioni d’amore.

Allo stesso modo, i bambini che hanno dovuto assumersi molte responsabilità in giovane età hanno imparato che mostrare debolezza è un fallimento. Ciò significa che da adulti hanno difficoltà ad aprirsi con i propri sentimenti: fin dall’infanzia, infatti, non si sentivano a proprio agio nell’essere visti come vulnerabili.

Anche se queste idee sbagliate apprese durante l’infanzia ci accompagnano da molto tempo, possiamo superarle con la consapevolezza. Un ottimo modo per iniziare è quello di annotare il maggior numero possibile di primi ricordi, oltre ad alcuni dei più recenti.

Questo vi aiuterà a liberarvi di tutto e a capire quale narrazione avete usato per dare un senso al vostro passato di bambini. Esaminate la storia che raccontate di voi stessi e considerate la possibilità che non ci sia bisogno di una narrazione perfettamente coerente. Piuttosto, siamo tutti costituiti da molteplici narrazioni in ogni fase e aspetto della nostra vita.

La narrazione della vostra vita precedente rivelerà come le vostre attuali difficoltà siano legate al modo in cui percepite la vostra infanzia. Questo vi aiuta a vedere questi schemi per quello che sono: dannosi. Scoprire storie alternative da raccontare sulla vostra infanzia e sulla vostra vita adulta è il primo passo per abbattere i muri che avete costruito intorno a voi da bambini.

6.              Vita di coppia

Nella vita di coppia, possiamo scegliere di essere un faro che guida il dialogo verso la calma oppure una tempesta che scatena l’inferno. La scelta è tra essere ricettivi o reattivi.

La metafora del faro rappresenta la ricettività, dove si accoglie l’altro con ascolto attento e comprensione. È come se illuminassimo la via verso una risoluzione pacifica dei problemi. La metafora della tempesta, invece, rappresenta la reattività, dove ogni lamentela del partner diventa un’occasione per attaccare, difendersi o fuggire. È come se scatenassimo una tempesta che rende impossibile una comunicazione costruttiva.

Per essere ricettivi, è importante rivalutare le nostre narrazioni e condividerle con il partner, in modo da comprendere le sue motivazioni ed emozioni. Un altro esempio è il metodo del timeout, dove si interrompe la conversazione per riflettere e riprenderla in un secondo momento, quando si è in uno stato emotivo più equilibrato. Un terzo esempio potrebbe essere quello di praticare la meditazione o la consapevolezza per migliorare la capacità di essere presenti al momento e di ascoltare l’altro senza pregiudizi.

In sintesi, scegliamo di essere fari che illuminano il dialogo o tempeste che lo oscurano. Utilizziamo la vista mentale per essere ricettivi e creare relazioni sane e durature.

7.              Traumi

Il passato è un’ombra che ci segue lungo tutta la vita, lasciando la sua impronta sui nostri comportamenti, emozioni e pensieri. È come un puzzle composto da tante tessere, alcune delle quali sono state sepolte e dimenticate negli angoli più remoti della nostra mente, ma che continuano a influenzare la nostra vita. Le esperienze infantili sono come semi che vengono piantati nella terra fertile della mente e crescono fino a diventare alberi rigogliosi che plasmano la nostra personalità e il nostro modo di affrontare la vita. Allo stesso modo, anche le esperienze della giovane età adulta possono lasciare la loro traccia, come profonde cicatrici sulle foglie dell’albero della vita.

Con tecniche di mindfulness come la scansione corporea, possiamo scavare nel sottosuolo della nostra mente per recuperare i ricordi sepolti. E’ come scavare un pozzo per trovare l’acqua sorgiva che alimenta la vita. Questo processo può portare alla luce esperienze represse e aiutarci a superare i traumi.

La vista mentale è un’arma potente per affrontare le incertezze della vita. E’ come un faro che guida la nave durante la tempesta, illuminando la via verso la sicurezza. Tuttavia, la tendenza umana a preferire la prevedibilità a situazioni incerte può alimentare comportamenti disfunzionali, come il disturbo ossessivo-compulsivo. E’ come essere intrappolati in una spirale di pensieri ossessivi che ci impediscono di vivere serenamente.

Fortunatamente, anche questo disturbo può essere affrontato con la vista mentale. Immaginate di prendere per mano l’impulso angosciante e di iniziare una discussione con lui, come se fosse una persona reale. È come trovare un compagno di viaggio con cui condividere le preoccupazioni e trovare una soluzione insieme. A poco a poco, sarà sempre più facile gestire questi impulsi e vivere una vita serena e libera.

Nessuno capisce quello che dici? Forse dovresti imparare a comunicare

1. Non improvvisare

Come ci si prepara per un grande evento? Preparare il proprio corpo è fondamentale per correre una buona maratona. Allo stesso modo, preparare la propria mente è fondamentale per padroneggiare la comunicazione. I primi passi per una migliore comunicazione sono volti proprio a questo, tenendo conto che lo stress può influire negativamente sulle interazioni umane, rendendoci inclini all’irritazione e alla rabbia.

Il primo passo per una comunicazione migliore è quindi calmare la mente, che può essere fatto con esercizi di respirazione di soli 60 secondi prima di una conversazione. È quanto ha stabilito uno studio del 2007 pubblicato dall’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti.

La respirazione aiuta anche ad essere presenti e a concentrarsi sulla conversazione. Tuttavia, molte persone hanno difficoltà a rimanere presenti a causa del loro discorso interiore che distrae.

Il terzo passo per una comunicazione migliore è quindi coltivare il silenzio interiore, che può essere fatto esercitandosi a concentrarsi sul suono di una campana che risuona e poi sul silenzio.

2. Aumentare la positività

Hai mai incontrato qualcuno che si lamenta sempre? Non importa la situazione, trovano sempre qualcosa di negativo da dire. E ti raccontano tutto, sia che sia un ascensore lento o il tempo che non gli piace. Non ti biasimerei se eviti questa persona perché è stancante stare con loro. Ma sapevi che la negatività non solo ti fa sentire giù di morale, ma fa anche male al cervello?

Per diventare un comunicatore migliore, dobbiamo aumentare la positività. Ogni volta che diciamo qualcosa di negativo, il nostro cervello e quello di chi ci ascolta producono ormoni dello stress. Questi ormoni causano ansia e irritabilità e impediscono di collaborare e di fidarsi gli uni degli altri. Con il tempo, questi ormoni possono danneggiare la memoria e le capacità cognitive.

Per evitare la negatività e guardare il lato positivo, puoi usare la tua immaginazione. Prima di una conversazione importante, immagina come potrebbe andare positivamente. La Purdue University in Indiana ha scoperto che le persone che immaginano conversazioni positive sono più soddisfatte del risultato. Immagina anche pensieri positivi sul rapporto con l’altra persona. La psicologa Barbara Fredrickson sostiene che devi avere almeno tre pensieri positivi per ogni pensiero negativo.

Se non riesci a trovare pensieri positivi, rimanda la conversazione a un momento in cui ti senti meglio.

3. Identificate i vostri valori interiori

Stai per iniziare la tua vacanza da sogno in un paese straniero e ti sei perso mentre cercavi il cottage affittato insieme alla tua migliore amica. La comunicazione è come viaggiare in un territorio sconosciuto: hai bisogno di una mappa e di rimanere in contatto con la persona che stai cercando di raggiungere. Questo è dove i tuoi valori interiori entrano in gioco. Essi sono la tua guida e ti permettono di entrare in vero contatto con gli altri quando condividi questi valori con loro. Per identificare i tuoi valori interiori, esegui un esercizio di riflessione e scrivi le parole o frasi che ti vengono in mente quando ti chiedi quali sono i tuoi valori più profondi.

Quando si è in sintonia con i propri valori interiori, infatti, si è più resistenti di fronte agli ostacoli, ai conflitti e ai disaccordi della vita. Infatti, in uno studio del 2005, i ricercatori dell’Università della California, hanno scoperto che pensare ai valori interiori rende le persone meno sensibili allo stress.

Condividere i tuoi valori interiori con gli altri può anche migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca.

4. Quando si comunica, le espressioni sono importanti quanto le parole.

Le espressioni facciali sono un modo potente di comunicare i nostri pensieri e sentimenti. Ci sono oltre 10.000 modi diversi in cui un volto può trasmettere qualcosa, anche se solitamente siamo in grado di riconoscere solo alcune espressioni come ansia, tristezza o rabbia.

Queste espressioni possono influire sul modo in cui interagiamo con le persone. Per una comunicazione più efficace, è importante essere consapevoli delle proprie espressioni e delle espressioni degli altri. Un sorriso interessato e gentile, simile a quello della Gioconda di Leonardo da Vinci, può incoraggiare la fiducia nella conversazione. Pensare a un ricordo felice può aiutare a generare un sorriso vero. Esercitandosi davanti a uno specchio, si può imparare a riconoscere le espressioni e il linguaggio del corpo degli altri. Questi sono gli indizi non verbali che possono suggerire pensieri e sentimenti. Essere consapevoli di questi indizi e di come le proprie espressioni e il linguaggio del corpo corrispondono alle parole, può aiutare a catturare l’attenzione del pubblico e a evitare confusione e conflitti.

5. Esprimere apprezzamento e usare un tono caldo per incoraggiare la ricettività.

Il detto “Si possono prendere più mosche con il miele che con l’aceto” suggerisce che le persone sono più propense a rispondere positivamente ad approccio positivo e accomodante rispetto ad uno ostile. Questo concetto è stato confermato dalla ricerca, che ha dimostrato che le persone rispondono meglio ad un tono caldo e comprensivo.

Per migliorare la comunicazione, è importante esprimere apprezzamento e utilizzare un tono caldo. Iniziare e concludere ogni conversazione con un complimento autentico, può aiutare l’altra persona ad affermarsi e incoraggiare una conversazione positiva. Anche l’attenzione al tono è cruciale per evitare fraintendimenti e reazioni negative. Il tono caldo, che suggerisce compassione e sincerità, è stato associato alla cooperazione in studi sulle leadership. Per ottenere un tono caldo, si può pensare ad interazioni positive passate o prendere spunto dagli attori e usare un tono più basso.

È importante notare che non sempre è necessario usare un tono caldo e comprensivo. Un tono che non corrisponde alle parole può confondere le persone. È fondamentale che il tono sia coerente con le parole per evitare confusione e avere una comunicazione efficace.

6. Per ascoltare ed essere ascoltati davvero, bisogna dire meno, parlare lentamente e ascoltare profondamente

Il cervello umano è considerato il computer più potente a causa del suo elevato numero di neuroni (oltre 100 miliardi) e connessioni tra loro (circa 1 quadrilione). Tuttavia, il cervello può elaborare solo fino a 4 bit di informazioni alla volta.

Per favorire la comprensione durante le conversazioni, è importante parlare lentamente e brevemente, facendo pause di 30 secondi per consentire all’ascoltatore di elaborare le informazioni. L’ascolto profondo è un altro fattore importante per migliorare la comunicazione, che incoraggia la concentrazione, l’attenzione ai segnali non verbali e la minimizzazione delle interruzioni. Mettendo in pratica questi passi, è possibile migliorare la qualità delle interazioni e la comunicazione.

Insieme per sempre? Solo se il wifi funziona

Il primo passo per coltivare un clima di vero amore in una relazione che sta superando le fasi iniziali è una comunicazione efficace. Perché gli esseri umani hanno bisogni emotivi che la breve esperienza dell’amore non può soddisfare. Quindi, quando questo sentimento si affievolisce, è essenziale che le coppie lavorino su una comunicazione emotiva che possa sostenere la loro relazione a lungo termine.

Non solo, il vero amore è una scelta che implica l’adozione di un atteggiamento diverso e di un nuovo modo di pensare. Si tratta di definire le vostre aspettative e il modo in cui le condividete e le ricevete dal vostro partner.

La maggior parte delle persone sa che il linguaggio non è fatto solo di parole: c’è il linguaggio del corpo, per esempio, e il tono della voce. Ebbene, il linguaggio dell’amore è altrettanto complesso. Quindi, proprio come essere multilingue può essere un vantaggio, capire i diversi modi in cui si esprime l’amore vi aiuterà a costruire una relazione forte e felice.

Le incomprensioni sorgono anche tra partner che si conoscono da una vita. Di solito è perché uno dei due partner ha tradotto in modo errato il linguaggio dell’amore dell’altro – una cosa facile da fare, considerando che, sebbene i partner tendano a condividere molte abitudini comuni, spesso sentono ed esprimono l’amore in modo diverso. È raro che il linguaggio dell’amore di una persona corrisponda esattamente a quello del suo partner.

Senofonte, uno degli allievi di Socrate, ha detto una cosa che risulta ancora attuale: la lode è il più dolce dei suoni. A quel concetto si fa riferimento oggi quando si parla delle “parole di affermazione”. La prima cosa da fare è allora di chiedersi: nella nostra vita di relazione, nei confronti del nostro partner, quanto facciamo ricorso a questo genere di linguaggio? Quanto siamo abituati ad incoraggiare, spronare, cioè a prenderci cura dell’altro attraverso le parole?

Vediamo alcuni esempi di parole di affermazione:

a) “Mi fai sentire amato/a”.

b) “Mi hai dato una grande forza oggi.”

c) “Mi sento fortunato/a ad avere te nella mia vita.”

d) “Mi sento sicuro/a quando sei qui con me.”

e) “Mi hai fatto ridere quando…”

L’uso regolare di parole di affermazione può aiutare a rafforzare la relazione di coppia, aumentando la connessione emotiva e la fiducia tra i partner. Inoltre, può anche aiutare a migliorare l’autostima e la sicurezza in se stessi del partner, aumentando il benessere generale della relazione.

Tempo di qualità: quando la coppia si ricorda di esistere

Il secondo aspetto da non trascurare in una relazione è il tempo.

Non basta stare insieme nella stessa stanza. Il tempo di qualità consiste nel concentrarsi sul partner e su nient’altro, anche se dietro ogni angolo si nascondono molte distrazioni. Inoltre, trascorrere del tempo di qualità con il partner è un modo primario per entrambi di sentirsi amati, rispettati e apprezzati.

Molte coppie pensano di passare del tempo insieme, mentre in realtà stanno solo passando del tempo vicino all’altro.

Un’attività di qualità è qualcosa che una o entrambe le persone vogliono fare; non si tratta tanto dell’evento in sé quanto della possibilità di esprimere l’amore reciproco. Non solo, ma più attività comuni condividete, più ricordi avrete da guardare insieme in futuro. Si può trattare di qualsiasi cosa, da una passeggiata in un parco, al giardinaggio, alla visione di uno spettacolo o persino alla preparazione di un pasto insieme.

In conclusione, molti dei problemi che le coppie si trovano ad affrontare oggi sono semplicemente il risultato di sentimenti ed espressioni d’amore diversi. Imparare i diversi linguaggi dell’amore migliorerà la comunicazione nella vostra relazione, aumentando così il benessere emotivo vostro e del vostro partner.

La sbornia da litigio

I problemi di comunicazione possono essere una delle principali cause di conflitto e incomprensione in una coppia. Ecco alcuni esempi di problemi di comunicazione comuni che possono portare a queste difficoltà:

  1. Mancanza di ascolto: uno dei partner potrebbe non prestare attenzione o interrompere l’altro, il che può portare a malintesi e frustrazione.
  2. Assunzione di atteggiamenti difensivi: entrambi i partner potrebbero essere troppo concentrati sulla difesa delle proprie posizioni, anziché sull’ascolto e la comprensione dell’altra persona.
  3. Comunicazione non verbale inadeguata: il tono di voce, il linguaggio del corpo e le espressioni facciali possono tutti influire sulla comunicazione e sulla comprensione.
  4. Mancanza di rispetto: parole offensive o comportamenti irrispettosi possono danneggiare la comunicazione e la relazione.
  5. Mancanza di empatia: uno dei partner potrebbe non cercare di mettersi nei panni dell’altro o di comprendere le sue emozioni, il che può portare a una mancanza di connessione e comprensione.
  6. Mancanza di chiarezza: spesso, i problemi di comunicazione derivano da una mancanza di chiarezza nel modo in cui si esprimono le cose, il che può portare a malintesi e confusione.

Vi suona familiare? Ma ecco una domanda: Come ci si sente dopo che si è litigato, quando la polvere si è depositata? Vi scusate? Quando? E il vostro partner vi crede quando lo fate? Quanto tempo passa prima che le cose tornino davvero alla normalità?

Il periodo che intercorre tra il litigio e la sua reale risoluzione emotiva è la cosiddetta “sbornia da litigio”. E proprio come una sbornia da alcol o da cibo, la sensazione è terribile.

Litigare fa bene alla coppia? Dipende da come lo si fa

A volte, nelle relazioni, il fatto stesso che si sia in due porta alcuni a sentirsi in competizione, come se si stesse partecipando ad una gara. È sufficiente che la generale intesa tra due partner si incrini per fare emergere questo spirito di rivalsa.

Andrebbe preliminarmente chiarito come il fatto che ci sia un disaccordo su un aspetto della vita comune, piccolo o grande che sia, non necessariamente debba portare ad una lacerazione del tessuto connettivo della relazione. Che ci siano pareri diversi sulle questioni è un bene, non un male.

Una bilanciata vita di coppia prevede non l’assenza di differenze, ma che si raggiunga una intesa proprio conciliando le diverse esigenze o i diversi punti di vista.

Rispetto a tale scenario, il conflitto subentra nei casi in cui una tale conciliazione sembra impraticabile.

Ci sono anche conflitti taciti che potremmo paragonare alla fiamma che cova sotto la cenere. Per lungo tempo, possono essere silenti. Poi, all’improvviso, essi danno avvio alla fiammata che accende gli animi. In queste situazioni, la nostra capacità dovrebbe consistere nel fatto di riconoscere la genesi del conflitto. In tal senso, può essere utile identificare la categoria su cui il disaccordo si manifesta. Può trattarsi di diverse aree: la gestione dell’economia domestica (forse il vostro partner può essersi convinto che spendiate male i risparmi), la carriera (sottrarre tempo alle relazioni a causa del lavoro), la vita sociale (si può essere eccessivamente aperti alle relazioni esterne alle coppia o, al contrario, talmente concentrati sulla coppia da non riuscire più ad avere una vita sociale propriamente detta), la vita sessuale e così via. Individuare e rendere esplicita l’area del conflitto può aiutare a circoscrivere l’incendio.

Evitare il conflitto nella vita di coppia: evitare la vita di coppia?

Il conflitto si basa sulla foga del momento. Perciò, se volete litigare meglio, dovete assicurarvi di aver fatto un buon lavoro in anticipo. Questa sezione è dedicata a come voi e il vostro partner dovreste prepararvi prima di litigare, in modo da essere pronti ad affrontare un litigio ogni volta che si accende.

Nel libro The Argument Hangover, gli autori Jocelyn ed Aaron Freeman suggeriscono una metafora: che cosa esce quando si spreme una arancia? Il succo, ovvero ciò che c’è dentro l’arancia. La stessa cosa accade alle persone quando sono sottoposte alla pressione del conflitto: le cose che si trovano a dire e a sentire sotto pressione sono esattamente le stesse che hanno sempre avuto dentro.

Per questo, se vi sedete e riflettete, potete capire esattamente quali sono i problemi che tendono a venir fuori quando siete emotivamente sotto pressione.

Forse, per esempio, tendete a “scattare” contro il vostro partner quando lo vedete messaggiare con qualcun altro sul suo telefono. Potreste chiedere con chi sta parlando o di cosa sta parlando. Potrebbe essere un segnale del fatto che siete gelosi. Potreste sentirvi così a causa di ricordi particolari e dolorosi del vostro passato: forse, ad esempio, un amore adolescenziale vi ha tradito. Queste ferite sono sorprendentemente profonde! Si tratta di un’emozione che le persone finiscono per portarsi dietro per tutta la vita, rivelandola solo quando vengono sottoposte al tritacarne emotivo di un litigio con una persona cara.

In queste situazioni, l’obiettivo è di far crescere la consapevolezza di queste dinamiche. Non è facile, ma non è neanche impossibile. Si tratta di portarsi fuori da ciò che gli studiosi hanno definito “immanenza fusionale”: quello stato in cui siamo così immersi nelle cose da non riuscire più a distinguere tra noi stessi e gli altri. Sottrarsi alla immanenza fusionale richiede di prestare una crescente attenzione alle dinamiche in atto nella nostra interiorità. Tale lavoro su di sé può consentirci di identificare i fattori alla base dello scatenamento dei conflitti.

È così: le persone non litigano veramente per i piatti sporchi, ma per ciò che i piatti sporchi, o qualsiasi altra cosa, rappresentano.

E poi pensate a cosa fate quando succede un litigio del genere: quale comportamento si scatena in voi? Scattate o vi chiudete in voi stessi? Fate commenti passivi-aggressivi? Il passo fondamentale per affrontare meglio il conflitto è capire che cosa il conflitto fa emergere in voi.

Perché ascoltare l’altro quando puoi avere sempre ragione tu?

Come comportarsi durante un litigio? Il fatto che abbiate capito cosa vi scatena non significa che riuscirete a evitare del tutto il conflitto: non è realistico. La cosa successiva da fare è capire come comportarsi quando voi e il vostro partner siete sull’orlo del conflitto.

Ognuno di noi è emotivamente complesso e ognuno è pieno del suo particolare sapore di succo d’arancia emotivo. La maggior parte delle volte, tutto ciò che il vostro partner vuole davvero è sentirsi ascoltato e compreso.

In poche parole, se state andando incontro a un possibile conflitto, ascoltate. Ascoltare adeguatamente il motivo per cui il vostro partner è arrabbiato eviterà una escalation. Inoltre, offre a entrambi l’opportunità di conoscere meglio l’altro e di crescere come coppia.

Buon tempo e buon sonno

Perché è importante rilassarsi? Sembra una domanda banale. In realtà, c’è un forte legame tra il lavoro, il benessere e il rilassamento. Quando siamo ben riposati e rilassati, infatti, siamo in grado di affrontare le sfide del lavoro con maggiore energia e concentrazione. Inoltre, il rilassamento ci aiuta a gestire meglio lo stress e le emozioni, il che ci permette di lavorare in modo più efficace e di evitare errori dovuti all’impulsività o all’irrazionalità. Quindi, prendersi del tempo per rilassarsi è importante non solo per il nostro benessere personale, ma anche per la nostra capacità di lavorare in modo efficace e produttivo.

Vi invito ad ascoltare il brano “Weightless” dei Marconi Union, un brano progettato appositamente per aiutare le persone a rilassarsi, ridurre l’ansia e lo stress. Utilizza, infatti, una combinazione di suoni e melodie che aiutano a calmare il sistema nervoso e a promuovere uno stato di rilassamento profondo. Che ne dite, proviamo?

Ogni sera, dal lunedì al venerdì, su Linkedin, arriva “A ‘na certa”, la nostra proposta di una meditazione per il riposo sereno, in modo da affrontare con energia la giornata successiva.