L’individualismo rappresenta la deformazione dell’individualità. Nel denunciare le lacune del primo, non bisogna compiere l’errore di sbarazzarsi della seconda. L’individualità, la cifra di ciò che siamo, infatti è un valore irrinunciabile. Esso non va confusa con l’egoismo, che ne rappresenta invece una caricatura

Una tale confusione è presente nei difensori d’ufficio dell’alterità a tutti i costi. Schierarsi a favore dell’altro, sempre e comunque; ritenere che le prerogative dell’altro siano superiori a quelle dell’io; avere orecchie solo per l’altro, ignorando le voci che si levano dalla propria parte è generalmente considerato nobile. Temo che non lo sia e che anzi, dal punto di vista pratico, cioè dei benefici pratici che dovrebbero venire a quell’altro che si vorrebbe tutelare, sia finanche controproducente.

L’opzione a favore dell’alterità sempre e comunque è valida in alcuni laboratori del pensiero, si pensi alla filosofia di Lévinas, il quale teorizza che l’unica forma autentica di relazione è quella in cui l’io è ostaggio dell’altro. Trapiantare una tale indicazione sic et simpliciter nella realtà è l’esercizio dei puri e dei disincarnati, non molto avvezzi con il principio di realtà e con quell’idea di etica che va oltre le intenzioni.

Nelle pratiche, è proprio la tutela dell’altro a richiedere l’adozione di strategie ben diverse. È in quella pretesa di imporre la tutela dell’altro come unica opzione praticabile che si rivela il pregiudizio sull’individualità o quella confusione tra individualismo e individualità di cui parlavo poc’anzi.

Vale dunque la pena di chiarire a chi abbia ancora voglia di mettersi in ascolto che guardare il mondo dal punto di vista dell’io è simile a farsi preparare un vestito su misura. Non c’è niente di male, a meno che non si pretenda di voler tenere per sé tutta la stoffa disponibile. Dunque, sia che si tratti di relazioni interpersonali che di politica estera, è del tutto immotivato negare le prerogative individuali (che, in genere, è la propria parte).

C’è, anzi, un valore specifico nel dare ascolto e nel riconoscere spazio all’individuo che ciascuno di noi è, al proprio modo di raccontare gli eventi, alle sintesi che possiamo suggerire, alla propria storia, alle proprie tradizioni cui immotivatamente si ritiene troppo facilmente di dover rinunciare per fare spazio all’altro.

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